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palladio turismo culturale dal 1994

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gli eventi d'arte di Palladio
  Retrospettiva: Carlo Venafra
da sabato 10 a giovedì 15 novembre 2007  
   
Torretta Valadier, Roma
 
con il Patrocinio del XX Municipio del Comune di Roma  
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inaugurazione sabato 10 novembre 2007 ore 16.00. Drink. Ingresso libero
Torretta Valadier, piazzale di Ponte Milvio. Roma
scarica l'invito elettronico in formato PDF
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Carlo Venafra

Carlo Venafra è nato ad Alessandria d'Egitto nel 1937. Ha modo di conoscere il prof. Salvatore Vendittelli nel 1963 che lo indirizza verso una profonda maturazione artistica. Recensito da critici e giornalisti di chiara fama, ha allestito dal 1965 fino al 1998, anno della sue prematura scomparsa, mostre ed esposizioni personali in gallerie e spazi espositivi a Roma, Porto Recanati, Milano, ma anche in prestigiosi palazzi storici istituzionali in Italia quali il Palazzo Borghese, il Palazzo Nari e l'Accademia di Spagna a Roma, al festival dei Due Mondi di Spoleto, al Castello dei Templari di Pavia; all'estero, ha esposto a Londra, a Bombay, a Johannesburg, a Mogadiscio, a Cipro, a Baghdad. Presente nei più importanti cataloghi d'arte, al suo lavoro è stato dedicato spazio su TV, quotidiani e riviste specializzate. Suoi dipinti figurano in collezioni pubbliche e private di tutto il mondo. Nel corso della sua lunga carriera notevoli sono stati i riconoscimenti e i premi assegnatoli.
Hanno scritto di lui: Michele Simonetti, Consuelo Lollobrigida, Nissim Ezechiel, Patrizia Rosato, Salvatore Vendittelli, Mario De Candia, Stefano Sambiase, Alberto Falco, Mirella Violi, Leonardo Zonno, Nicolina Bianchi, Mara Ferloni, Santino Spartà, Duccio Travaglia.

brevi note critiche .................................................................
 

I tagli diagonali che invitano l'occhio ad entrare in profondità il dinamismo gestuale e l'azione violenta, distruttrice, della grassa pennellata del Venafra, sono referenti temporali che si pietrificano sulla superficie. L'autore nega, con pennellate incrociate o con velature che smorzano e spengono l'ardore irruento del colore, ogni illusione spaziale.
La bidimensionalità, qualità primaria della sua pittura, si fa fascino ambiguo. La contraddizione apparente che Venafra sintetizza nei due modi del suo fare pittorico "statico-dinamico" è la stessa ambiguità fondamentale della "coerenza moderna".


Salvatore Vendittelli

 

 
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E' il 1962 quando Carlo Venafra, a Londra per un corso di specializzazione commerciale, inizia la sua attività espositiva. In questa prima personale espone, tra le altre, St. Paul Cathedral, La guardia della regina in parata e La nostra casa a Regent Street, opere che in nuce contengono tutti gli elementi formali caratteristici della successiva produzione artistica: attenzione al dato reale reso in maniera antinaturalistica, vigorosa forza espressiva del colore, ambientazione spesso onirica o fantastica.
Sono questi gli anni che vedono indiscussi protagonisti del mondo dell'arte uomini come Warhol o Rotella; sono gli anni della Pop Art, delle Neoavanguardie, dell'arte che consumisticamente si crea e si distrugge.
Carlo Venafra non si lascia sedurre dalla moda e dalle lusinghe del successo. Prosegue il cammino esattamente da dove era iniziato e, forte degli apprezzamenti che il suo amico fraterno, critico d'arte e professore d'Accademia, Salvatore Vendittelli, gli dispensa, dipinge ed espone in giro per il mondo: India, Africa, Medio Oriente non sono solo mete di soggiorni che l'azienda per la quale lavora gli propone, ma anche luoghi, spazi ed emozioni che ha la possibilità di esprimere attraverso opere, in cui il colore diventa definitivamente il mezzo eloquente a lui più idoneo. Nel 1968, infatti, al Museo Nazionale Somalo Garesa di Mogadiscio, riaperto tre anni prima proprio grazie all'intraprendenza di Venafra, espone, tra gli altri, Il Mullah e il suo Darwish che si può considerare il primo significativo punto di arrivo della sua ricerca. Gli elementi formali trovano in quest'opera una compiuta applicazione e il dipinto nella sua interezza si presenta come una sintesi di esperienze che traggono, appunto, dalla «coordinazione dei colori», come dirà lui stesso molto più tardi, massima completezza e personale interpretazione del dato reale. In quest'opera protagonista, oltre al colore, è l'Oriente inteso come consapevole metafora spirituale, quell'Oriente che susciterà in Venafra, italiano nato e cresciuto in Egitto, terra dei grandi opposti e delle forti contraddizioni, le emozioni più contrastanti testimoniate dalla sua produzione successiva.

Nasceranno con questo spirito 11 Beduino (1987), Caccia al Branco (1990), dipinti in cui «le sue impressioni e sensazioni» diventano estetica, consapevole ragione d'essere, un freudiano riversarsi e riconoscersi. I colori continuano ad accompagnare le sue opere: terre intense come in Prova di coraggio (1987), in Tempo di bere (1993) o in Agitazione nel branco (1993); blu, più freddi, dove però le accorte lumeggiature bianche conferiscono un'aura di struggente poesia come nella bellissima Risveglio dei pupazzi (1995). Quest'ultimo in particolare si avvicina all'interessante serie degli Esoterici che l'artista dipinge tra il 1982 e il 1996 e dove la sua cifra stilistica si accompagna ad un insieme, a volte immaginario, di temi che richiamano la cultura ebraico-cabalistico o mitologico¬paganeggiante.
Nelle ultime opere il segno si fa più deciso, più duro ed evidenzia un sensibile processo di astrazione dell'immagine che assurge così al ruolo di icona, come nel commovente Fra sogno e realtà (1992) che si può senz'altro considerare un capolavoro assoluto di tutta la produzione del maestro.

Questa retrospettiva vuole rendere omaggio ad un artista, prematuramente scomparso, che non ha seguito, per scelta e convinzione, le tendenze del momento. I circa quarant'anni di attività artistica di Carlo Venafra possono essere stimati un coerente percorso alla ricerca del mezzo più adatto alla concretizzazione «del piacere, dell'emozione, dello stile».
Un mondo, il suo, ora fantastico e visionario, ora evocativo e mediatico, fatto di paesaggi e di animali, di donne e di uomini, di realtà e di sogni che, unito alla forza della sua espressione formale, ha saputo regalarci a volte con cruda violenza, altre volte ricorrendo alla più raffinata metrica poetica.

Consuelo Lollobrigida

 
 
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Decisamente la pittura di Carlo Venafra è di immediata fruizione e di facile lettura. Il suo è un linguaggio piano e squisitamente equilibrato che non ha bisogno di decodificazioni, né di mediazioni critiche. Le sue pennellate decise ed agili, la sua tavolozza densa e pastosa, trasmettono alla tela un senso di dinamicità e allo stesso tempo, di immobilità contemplativa, che proietta la composizione in un clima di instabile appagamento, ma ancor più di attesa. Sembra che Venafra fermi l'immagine in un attimo prima che esploda. I suoi paesaggi, pieni di luce solare, orientale, carichi di mistero, vivono sempre come una serena calma interiore.


Giuseppe Giannantonio

   
 
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La creatività originale e fantastica di Carlo Venafra si esprime attraverso un cromatismo caldo e palpitante di forte personalità estetica. I suoi colori hanno la dolce voce della poesia. Cantano nel silenzio degli occhi, sempre aperti sulla maestosità del Creato un deserto incantato, nell'immenso dell'immensità.


Mara Ferloni

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Informazioni
  • da sabato 10 a giovedì 15 novembre 2007
  • inaugurazione sabato 10 novembre 2007 ore 16.00
  • drink
  • ingresso libero
  • orari: tutti i giorni dalle ore 16.00 alle ore 20.00
  • Informazioni: tel. +39.06.70476193 - +39.329.3916548
  • Torretta Valadier, piazzale di Ponte Milvio, Roma
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