gli
itinerari di Palladio |
le dimore dei santi a Roma |
uno spunto per un viaggio itinerante nel tempo, sui luoghi ove hanno vissuto nella nostra città alcuni tra i più venerati santi della storia della cristianità se vuoi puoi organizzare una visita guidata per gruppi in una di queste affascinanti dimore o costruire il tuo itinerario personalizzato buona visita......... |
| le vicende storiche | ||
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Dalla
venuta a Roma di San Pietro fino ad epoche a noi più recenti,
la città capitolina ha costantemente avuto il privilegio di ospitare,
in tutti i secoli, uomini e donne che hanno fatto la storia della Cristianità
nel mondo.
Dopo i travagliati inizi del Cristianesimo e le lunghe stagioni di persecuzioni, da quelle di Tiberio nel I sec. d.C. a quella tremenda di Diocleziano alla fine del III sec. d.C., grazie all'Imperatore Costantino, con l'editto di Milano del 313 d.C. si sanciva la libertà di culto religioso all'interno dell'Impero. Quasi un secolo più tardi, con Onorio, la religione cristiana diventava la religione ufficiale dell'Impero. E' in questa fase storica e cronologica che in città vengono realizzate le prime grandi basiliche, come l'antica San Pietro, Santa Maria Maggiore e San Giovanni in Laterano, la cattedrale di Roma, mentre le catacombe, gli antichi cimiteri che sorgevano al di fuori del perimetro murario della città, si arricchiranno con nuove strutture cultuali. Con la caduta di Roma, le invasioni barbariche e le conseguenti devastazioni, l'abbandono e la rovina di parte della città, il potere della Chiesa da spirituale si trasformerà lentamente in "temporale" a garantire, con la sua struttura e il suo apparato amministrativo, non solo la fede cristiana, ma anche il fabbisogno e la sicurezza della città. Grazie alla "donazione" di Carlo Magno a partire dalla fine dell'VIII sec., si inizierà a formare il "Patrimonio di San Pietro", il futuro Stato della Chiesa. E' l'epoca in cui inizieranno i primi pellegrinaggi religiosi verso l'Urbe, culminati poi, con papa Bonifacio VIII Caetani, nella promulgazione del primo Giubileo del 1300. Roma era ormai diventata il centro del Cristianesimo e il viaggio verso a Roma costituiva un atto di fede di indiscusso valore religioso, spirituale e culturale ma che presentava anche notevoli difficoltà. La visita della città, delle sue basiliche, delle innumerevoli reliquie, dei luoghi dell'uccisione dei martiri, era diventata un consuetudine consolidata in tutta Europa. Nel corso di tutto il Medioevo e fino alla fine del Cinquecento, in numerose occasioni il destino di Roma sarà legato a quello della Chiesa e dei suoi Pontefici. Eventi importanti, storici, che hanno effettivamente messo a dura prova la città e i suoi abitanti: invasioni, processi, trasferimenti. Nel Trecento, prima e unica volta, la Sede Apostolica viene spostata, avverrà quella che storicamente viene definita la cosiddetta "Cattività Avignonese", ovvero il trasferimento della Sede Apostolica da Roma ad Avignone, in Provenza, nel Sud della Francia; la venuta a Roma di Martin Lutero e la conseguente nascita del "Luteranesimo"; il Sacco di Roma del 1527 da parte dei Lanzichenecchi capeggiati dal barone Zorzo di Frundsberg e calati in Italia per volere dell'Imperatore Carlo V; lo Scisma Anglicano con Enrico VIII. E Roma sarà teatro di altre drammatiche ed importanti vicende, dal processo a Galileo Galilei a quello inquisitorio contro Giordano Bruno.
Passeggiando oggi, nel Terzo Millennio, nelle strade di Roma, è ancora possibile leggere sulle facciate dei palazzi o delle chiese, targhe commemorative e celebrative dei luoghi di residenza o, a volte, di semplice soggiorno, dei Santi che a Roma hanno risieduto. Quasi sempre, nei casi cronologicamente più datati, dal VI al XIII sec. -, si tratta di piccoli, spogli ed angusti ambienti. Se invece si tratta di "residenze" a noi più vicine, dal Cinquecento in poi, ci troviamo frequentemente davanti ad autentici gioielli d'arte, riccamente decorati. Entrambi comunque ricchi di fascino e spiritualità. Numerosi sono infatti le documentazioni di ogni tipo sulla venuta e residenza a Roma dei Santi, fino al punto che è possibile ricostruire un percorso cronologico sulla vita di questo o di quel santo a Roma e sui luoghi da lui visitati. Nelle righe seguenti, si citeranno, solo a titolo esemplificativo, quelle residenze che per vari motivi sono le più documentate e visibili,non tralasciando quelle dove, per molte ragioni, non si hanno documenti e resti tali idonei alla ricostruzione del periodo o alla identificazione fisica delle dimore. Santa
Cecilia
Santa Cecilia
La visita all'area archeologica sotterranea Nella parte più meridionale del rione Trastevere, nei pressi del porto di Ripa Grande, si trova la basilica dedicata a Santa Cecilia, costruita sopra una serie di notevoli testimonianze archeologiche corrispondenti a diverse fasi edilizie. Una serie di campagne di scavo, iniziate nel 1600, misero casualmente in luce alcune strutture credute il balneum, il luogo dove, secondo tradizione, la martire romana subì il martirio. Altri lavori, ben più consistenti, furono intrapresi nel 1899 e nel 1901, scavando quasi tutta la superficie posta sotto le navate della chiesa, ad una profondità di circa 3,50 metri. Grazie a questi lavoro di scavo è oggi possibile comprendere con esattezza l'esatta destinazione e datazione di ogni struttura venuta alla luce. Le più antiche testimonianze rinvenute appartengono ad una domus databile alla fine del II sec. a.C., dove si conservano resti di alcune murature perimetrali. La domus fu ristrutturata probabilmente in età augustea e a tale periodo si riferisce un ambiente dotato di otto vasche circolari interrate a quota della pavimentazione, pozzi di conserva delle derrate alimentari. Agli inizi del II sec. d.C., in un momento di grande espansione della zona di Trastevere, l'area della domus fu occupata da una costruzione di maggiore ampiezza, un'insula, che fu costruita utilizzando parzialmente le strutture della domus più antica. Nel secolo successivo, III sec. d.C., l'insula fu sottoposta ad un intervento di trasformazione, e a questa fase cronologica e edilizia si deve situare la costruzione del cosiddetto" bagno di Santa Cecilia" , luogo dove la Santa subì il martirio. Nel corso del V sec., entro il 499, la comunità cristiana locale si impossessò dell'ambiente o di buona parte dell'intero fabbricato, utilizzando e trasformando alcuni di questi ambienti per la costruzione del primo titulus Sanctae Ceciliae con annesso battistero. Di questo primo luogo cultuale non rimane quasi alcuna traccia a causa della successiva costruzione della basilica costruita nel IX sec. da papa Pasquale I. Quando nel 1600 fu rinvenuto il corpo della Santa, sepolto nelle catacombe di San Callisto, la salma fu portata nella basilica di Santa Cecilia, luogo del martirio e qui lo scultore ticinese, Stefano Maderno, eseguì la celebre statua in marmo del corpo della Santa, oggi ancora custodito in una nicchia ribassata ai piedi dell'altare e fiancheggiata da due splendidi melograni in bronzo dorato, simboli di resurrezione. Altre testimonianze si possono osservare nella cappella di Santa Cecilia, nella navata destra della chiesa, decorata con deliziosi affreschi. La facciata della chiesa medievale presenta un bellissimo portico su colonne di spoglio, nel cui fregio vi sono piccoli medaglioni raffiguranti uno il volto della Santa e l'altre parte dei familiari. Bellissimo inoltre il monumento sepolcrale del card. Sfrondati, posto nella parete di destra del portico, che ricorda il miracoloso ritrovamento del corpo della Santa all'interno delle catacombe. Se vuoi puoi organizzare una visita guidata San Benedetto
l'area La presunta casa paterna di San Benedetto si trovava nel rione di Trastevere, a poche decine di metri dall'Isola Tiberina. La cosiddetta domus Aniciorum, il palazzo degli Anici, si doveva trovare, secondo la pia leggenda, nei pressi dell'attuale piazza in Piscinula. Alcuni ruderi erano effettivamente visibili nel XVII e XVIII secolo nei pressi della chiesa di San Benedetto in Piscinula, ma di tali resti oggi non resta più traccia e qualsiasi individuazione topografica, e identificazione con il Palazzo degli Anici, risulta estremamente ipotetica e si deve solo alla tradizione. Le uniche testimonianze archeologiche rinvenute nell'area di certa attribuzione si riferiscono alla presenza di bagni, pubblici, da cui il toponimo "in Piscinula", menzionato per la prima volta nel XII secolo. il soggiorno romano di san Benedetto Come già detto, le uniche e più attendibili notizie riguardo San Benedetto e la sua venuta a Roma si devono ai Dialoghi di San Gregorio Magno, quasi contemporaneo del Santo e che quindi poté avere notizie abbastanza certe e attendibili. Nato a Norcia intorno al 470 da famiglia agiata, Benedetto giunse a Roma tra il 485 e il 490, accompagnato dalla nutrice, per proseguire gli studi superiori, ma subito dopo abbandonò la città per dedicarsi completamente alla vita monastica. Il luogo esatto della sua residenza non è noto e ciò che si suppone essere stata la sua stanza durante il soggiorno romano - la cella ancora conservata all'interno della chiesa di San Benedetto in Piscinula -, si deve solo alla leggenda. Fino al XII secolo non vi è alcuna menzione di una sua casa paterna a Roma nei pressi della quale il santo avrebbe soggiornato e dove poi in seguito sarebbe sorta la chiesa. Forse l'appartenenza di Benedetto alla famiglia romana degli Anici si deve ad un errore di interpretazione documentaria. Pietro Diacono, nel XII secolo, nel suo Liber de Viris illustribus scrive i nomi dei genitori di Benedetto e quello del Padre, Euproprio, che però, tale nome, nel Chronicon Sublacense , viene modificato in Proprio, e dalla successiva probabile identificazione di Proprio con Anicio Sesto Petronio Probo, si deve la supposizione dell'appartenenza di Benedetto alla famiglia dagli Anici. In effetti la presunta appartenenza del santo a tale famiglia compare nelle fonti storiche solo dal XV secolo, molti secoli dopo il soggiorno romano del santo. Tale convinzione fu fortemente sostenuta ai primi del Seicento dal card. Costantino Caetani al punto di identificare un angusto ambiente della chiesa di san Benedetto nella cella abitata dal Santo più di 10 secoli prima. la stanza del santo La cella dove la tradizione vuole Benedetto abbia soggiornato, si trova nella piccolissima chiesa di san Benedetto in Piscinula, chiesa che detiene il primato del campanile più piccolo di Roma. La chiesa, secondo i primi documenti - il Liber Censuum di Cencio Camerario -, risale alla fine del XII secolo. L'interno è a tre navate asimmetriche con arcate su colonne e capitelli di spoglio, con pareti sghembe e pavimento cosmatesco. Nell'800 la facciata fu pesantemente rimaneggiata dall'architetto Pietro Camporese il Giovane, fortunatamente senza modificare il campanile romanico. La cella del Santo si trova alla sinistra del portico, con accesso sia dal portico stesso che da una porta aperta nella navata sinistra della chiesa. La cella è preceduta dalla Cappella della Vergine, un ambiente di pianta quadrata, coperta a volta a crociera su quattro colonne e decorata con un altare che custodisce un frammento di un affresco con la Madonna e il Bambino . Su un lato della cappella, si apre una minuscola apertura che da a sua volta accesso alla cella vera e propria, un angusto e buio spazio rettangolare lungo pochi metri e largo poco più di 1 mt ma che originariamente, secondo le ipotesi, doveva essere di maggiori dimensioni poi diminuite a causa forse della costruzione di una casa alla sinistra della chiesa. Questo era il presunto luogo del soggiorno romano di San Benedetto. Una tra le più antiche documentazioni iconografiche del Santo, si trovano in Trastevere, esattamente nei sotterranei della basilica dedicata a San Crysogono, edificata per la prima volta nel V sec. e poi successivamente rimaneggiata nel Seicento. Qui, ad alcuni metri di profondità, su un muro perimetrale sotterraneo, si trovano eccezionali lacerti di affreschi, purtroppo oggi molto deteriorati, databili al IX-X secolo e che decoravano la prima basilica, poi interrata nel Medioevo, che raccontano con semplice ingenuità alcune vicende della vita del Santo. Se vuoi puoi organizzare una visita guidata San Francesco d'Assisi
San Francesco d'Assisi e Roma Le visite che Francesco d'Assisi fece a Roma ai primi del Duecento sono numerose e ognuna diversa dall'altra per scopo e durata del soggiorno. La data del primo soggiorno romano del Santo d'Assisi dovrebbe essere quella del 1205 quando Francesco giunse a Roma da semplice pellegrino in visita alla Basilica di San Pietro e in quell'occasione, le cronache ci raccontano della sua indignazione rivolta agli altri pellegrini per l'esiguità delle elemosine che venivano gettate ai piedi della Tomba dell'Apostolo Pietro. Francesco ritornò successivamente a Roma ben altre quattro volte. La seconda volta nel 1209, in compagnia di undici fratelli per ottenere il consenso per praticare i consigli evangelici; la terza volta nel 1215 per difendere dalle critiche l'ortodossia del nuovo modello di vita da lui adottato; la quarta volta nel 1220 per chiedere al Papa un cardinale protettore per i suoi confratelli, figura individuata poi nella persona di Ugolino dei conti di Segni, futuro papa Gregorio IX; l'ultima visita forse fu la più importante, ed avvenne nel 1223, quando Francesco tornò a Roma per ottenere l'approvazione della regola definitiva.
i soggiorni romani di san Francesco Come detto, Francesco giunse a Roma 5 volte. In occasione della prima visita da semplice pellegrino è probabile che abbia trovato alloggio in qualche locanda o giaciglio di fortuna. La seconda volta, in veste già più autorevole ed in compagnia di altri confratelli trovò probabilmente rifugio in qualche convento o ospizio. Ma dalla terza visita in poi la figura e l'importanza stessa che Francesco iniziava a detenere, sicuramente gli consentirono, a lui e agli altri compagni di viaggio, di trovare ospitalità in maniera meno provvisoria e fortuita. I numerosi e ripetuti colloqui avuti con i cardinali Giovanni Colonna, Leone Brancaleone, Ugolino di Segni, il leggendario incontro con San Domenico, il pranzo in casa di Matteo Orsini, l'amicizia con Jacopa dei Settesoli ci portano a credere che, a partire dal 1215, Francesco avrebbe potuto trovare più comodamente ospitalità forse presso una delle dimore di proprietà dei personaggi prima citati o comunque aiutato da questi a trovare alloggio. Senza certezza si possono però avanzare alcune ipotesi di individuazione di alcuni di questi luoghi, cercando quindi di ricostruire, almeno parzialmente, alcuni di quei momenti. Ad esempio si può supporre che Francesco, nella terza visita a Roma nel 1215, venne ospitato dal card. Brancaleone in una torre delle mura aureliane di sua proprietà e posta nei pressi della basilica di Santa Croce in Gerusalemme, non distante dalla zona del Laterano che a quel tempo, prima della cattività avignonese, ospitava ancora, nei suoi immensi palazzi, i cosiddetto Patriarchio, il papa e la Corte Pontificia. Un'altra supposizione potrebbe rintracciare nella cosiddetta Torre della Moletta - una torre medievale attualmente interrata nel vasto spazio del Circo Massimo, unico resto superstite del palazzo dei Frangipane -, uno dei luoghi di residenza romani di Francesco che la pia vedova di Graziano Frangipane mise a disposizione del Santo umbro. Una traccia invece più attendibile è quella fornita da San Bonaventura che nella Legenda Maior scrive che uomini mandati da papa Innocenzo III trovarono Francesco nell'Ospedale di Sant'Antonio Abate, nei pressi della chiesa di Ss. Pietro e Marcellino, situata all'incrocio tra via Merulana e via Labicana, sempre a poche centinaia di metri dai palazzi lateranensi.
la stanza del santo Anche se controversa, l'identificazione di un ambiente posto nella chiesa di San Francesco a Ripa in Trastevere, appare la più fondata e probabile. Nel 1229 i Frati Minori si insediarono all'interno della chiesa di San Biagio (oggi dedicata a San Francesco a Ripa), posta a poca distanza dal Tevere e dal suo porto, luogo quindi di arrivo di mercanti e marinai bisognosi di cure. In un ospizio posto a ridosso della primitiva chiesa, Francesco dovette soggiornare a lungo, pagandosi l'alloggio offrendo in cambio umili servigi ia malati. La vicenda è raccontata per la prima volta nell'Itinerarium urbis Romae di fra Mariano da Firenze, composto agli inizi del XVI sec. Si accede alla cella dal fondo della chiesa. Dalla sagrestia, salendo due rampe di scale, si arriva alla cella di San Francesco. Il piccolo vano è decorato da un piccolo altare ligneo addossato ad un enorme reliquario seicentesco dal complesso meccanismo automatico. Al centro si nota il ritratto del santo attribuito, senza fondamento, a Margaritone d'Arezzo e commissionato da Jacopa de' Settesoli, una amica e seguace romana del Santo. Sulla destra, custodito e protetto dietro un'inferriata, si conserva il cuscino di pietra usato da San Francesco per posare il capo durante il sonno. dell'antico ospizio o ospedale, poi trasformato in convento resta ben poco visto che fu requisito nell'800 dai bersaglieri di Lamarmora e profondamente modificato. Leggende e curiosità Una leggenda del XVIII secolo narra che nel Seicento, accanto la stanza di Francesco ve ne fosse un'altra che, a causa dei lavori di ampliamento del coro diretti dall'architetto Onorio Longhi, entrambi gli ambienti dovevano essere abbattuti . A scongiurare il pericolo sembra che Francesco, la notte precedente all'inizio dei lavori, apparve in sogno al card. protettore dell'Ordine, Alessandro Peretti, nipote di papa Sisto V, pregandolo di risparmiare i due ambienti. E così fu. Un'altra tradizione, questa volta forse più attendibile, vuole che Francesco di sua propria mano, piantò una palma, che come ci dice il Gregorovius nel suo Romische Tagebucher, più di sei secoli dopo, nel 1865, fu trasferita con solennità sul Pincio. La chiesa La chiesa conserva straordinarie testimonianze artistiche. Di origine molto antica, fu ricostruita nelle attuali forme tardo barocche da Mattia de' Rossi nel 1689, a tre navate. Due veri capolavori d'arte si celano all'interno, alla fine delle navate laterali, una di fronte all'altra. In fondo alla navata laterale destra si apre la sontuosa cappella Pallavicini-Rospigliosi, dalle elaborate linee barocche e decorata da magnifici marmi. Opposta, nel transetto sinistro, si trova una delle ultime opere realizzate da Gian Lorenzo Bernini, la famosa statua della Beata Ludovica Albertoni, scolpita quando il Maestro aveva 77 anni. Se vuoi puoi organizzare una visita guidata Santa Francesca Romana
la santa e Roma
Il palazzo dei Ponziani a Ponterotto in Trastevere La prima residenza romana di Francesca a noi nota è il grande palazzo del marito, Lorenzo de Ponziani, posto nel rione di Trastevere, ed esattamente in via dei Vascellari. Il palazzo risulta oggi notevolmente trasformato a causa di ripetuti interventi e ben poco resta della originale struttura medievale. Un affresco raffigurante un miracolo di santa Francesca romana e conservato nel Monastero di Tor de Specchi ci rende solo una vaga idea, peraltro poco attendibile, dell'aspetto dell'edificio ai primi del Quattrocento (vedi foto). L'attuale facciata su via dei Vascellari presenta solo pochi elementi originali quali le finestre del piano nobile, risalenti alla metà del XV secolo. L'interno è composto da un cortile porticato molto rimaneggiato, da cui si ha accesso ai sotterranei con resti di una rampa per la discesa nelle cantine delle derrate alimentari, una sala con travature originali e resti di affreschi e la scala che conduce al piano nobile. Tutte le sale di questo piano sono state pesantemente trasformate anche se si conserva, nella sala delle Adunanze, un soffitto a travatura lignea dalle mensole con l'arme Forteguerri simile a quella in marmo su uno spigolo esterno del palazzo. L'arma Forteguerri è ripetuta più volte perché la nipote Vannozza, figlia del figlio Battista, sposò il nobile cavaliere Giovanni Forteguerri. Nei pressi della cappella si trova l'ambiente dove la santa si spense nel marzo 1440, costituito da una grande e spoglia sala.
La camera della santa nel Monastero di Tor de Specchi Il grande complesso del Monastero di Tor de Specchi costituisce una delle più importanti testimonianze storiche, artistiche ed architettoniche di Roma ed è celebre anche per il ciclo di affreschi realizzati da Antoniazzo Romano, massimo esponente della pittura di Scuola Romana del Quattrocento. La fondazione del monastero risale al 1433 quando sappiamo che una grande casa viene presa in affitto dal nobile Giacomo Clarelli, composta da una grande sala e numerose stanze. Nel 1443 fu acquistata la cosiddetta Torre degli Specchi, così chiamata forse a causa dei vetri concavi e rotondi che, riflettendo la luce solare, emanavano raggi luminosi. Il monastero continuò nel tempo ad ingrandirsi con l'acquisto di numerose altre proprietà, fino ad assumere la forma attuale molto estesa all'interno del rione Campitelli e composta dal nucleo originario posto verso il Tevere e, verso il Foro, dal chiostro e dalla chiesa. Il complesso è aperto al pubblico solo il giorno del 9 marzo, ricorrenza della morte della Santa. Si accede all'interno da un portale sormontato da un affresco, oltre il quale si apre un piccolo atrio d'accesso; da qui sulla sinistra una stretta scala conduce ai piani superiori. A metà rampa, sulla sinistra si apre la superba cappella che venne decorata interamente ad affresco da Antoniazzo Romano, chiamato dalle Oblate del Monastero ad illustrare con affreschi, alcune scene, le più significative, della vita della santa. Gli affreschi, realizzati tra il 1463 e il 1468 dall'artista, riempiono tutto lo spazio della piccola cappella. Proseguendo lungo la scala si giunge al grande refettorio, danneggiato nell'800 per l'esplosione della polveriera di Monteverde e dove si vede, sulla sinistra, un notevolissimo ciclo di affreschi di autore ignoto databili al 1485. Queste scene, realizzate a monocromo verde, raffigurano le tentazioni che il demonio fece a Francesca e sono raccontate con vivo realismo. Sempre nella sala del refettorio si trova la grande cassa sepolcrale che contenne il corpo della santa. Da una piccola porta posta all'angolo della sala, scendendo alcuni gradini, si entra nella cella della santa vera e propria, dove sono conservati alcuni oggetti personali. Se vuoi puoi organizzare una visita guidata Santa Caterina da Siena Una delle donne più importanti di tutto il medioevo, tra le sante più amate e patrona di Roma d'Italia, Santa Caterina da Siena ebbe durante la sua vita un rapporto privilegiato con Roma, rimanendovi per due anni, fino al 1380, anno della sua morte. Nata a Siena il 25 Marzo 1347 in una delle contrade più solitarie, dominata dalla mole della chiesa di San Domenico, la Santa rimase nella sua città natìa fino al 1378 quando si trasferì a Roma. Molti conoscono la famosa Casa Natale della Santa che però, a causa di notevoli trasformazioni atte ad abbellirla, risulta profondamente diversa dalla struttura originale. Trasformazioni del 1464 e continuati fino al 1896 ci hanno privato dell'autenticità del luogo, donandoci invece, al posto della umile casa natale, un sontuoso palazzo più adatto ad un ricco mercante del Rinascimento che alla umile e modesta casa del tintore. la Santa e Roma
le stanze della Santa Sappiamo che, poco dopo, la Caterina cambiò casa, prendendo dimora in una casa che sorgeva nella vecchia Via del Papa - oggi via di Santa Chiara -, prendendola in affitto da Paola del Ferro, moglie del nobile romano Ludovico Papazzurri. Dopo la morte della Santa negli ambienti precedentemente abitati da questa, vi si insediarono le monache del primo Collegio Romano delle Monache Terziarie Domenicane e, dopo di queste, nel 1637 la Confraternita della Ss. Annunziata e, fino al 1937, la Congregazione di Carità. Gli ambienti furono completamente trasformati nei secoli, con abbellimenti o demolizioni, che ne hanno reso di difficile lettura la forma e la struttura originale. Si accede da piazza di santa Chiara in un vestibolo affrescato, forse l'oratorio della Confraternita, e da questo si passa nella stanza che fu trasformata in Cappella, e decorata con 3 altari, quello centrale dedicato alla santa titolare. Una serie di dipinti ricordano le vicende principali della vita della santa mentre le travature del soffitto sono forse le uniche strutture originali. In questi ambienti, ma ben più modesti, la santa spirò dopo otto settimane di agonia, come racconta Barduccio Canigiani, suo ultimo segretario, al punto da renderla quasi uno scheletro. Il 1° Maggio 1380, due giorni dopo la morte, il corpo fu portato in una cassa di legno di cedro, all'interno della vicina chiesa domenicana di Santa Maria sopra Minerva e poco dopo sepolto nel cimitero della comunità. Nel 1385 il corpo della santa fu donato ai Senesi, un piede venne inviato a Venezia, mentre la mano sinistra fu donata alle monache domenicane di Ss. Domenico e Sisto a Magnanapoli e una scapola alle monache di Santa Caterina a Magnanapoli. Nel 1430 il priore Antonino Pierozzi fece traslare la salma deponendola in un antico sarcofago chiudendolo con la statua giacente realizzata da Isaia da Pisa, ponendo il corpo nella prima cappella della navata destra, a fianco dell'abside, della chiesa della Minerva, generando una feroce disputa tra la potente Confraternita dei Senesi residenti a Roma, i marchesi Capranica e i sodali della Confraternita del Rosario. Infine, nel 1855, il corpo fu nuovamente spostato, deponendolo, dopo solenne cerimonia, ai piedi dell'altar maggiore della chiesa domenicana. Nel 1630, in seguito ad un'altra disputa circa il possesso degli oggetti della santa sorta tra i domenicani a Roma (i monaci della Minerva, le monache dei due complessi di Ss. Sito e Domenico e S. Caterina a Magnanapoli), salomonicamente, il cardinale Antonio Barberini, fratello del papa Urbano VIII, decise di dividere equamente tali beni mobili, disponendo che 5 affreschi e il pavimento della stanza andassero alle monache mentre altri 7 affreschi insieme alle mura perimetrali pervenissero invece ai monaci della Minerva. Gli affreschi portati alla Minerva e che dovevano originariamente decorare la stanza della casa di Santa Caterina in via del Papa-via di Santa Chiara, sono attribuiti ad Antoniazzo Romano e a suoi allievi. Alcuni di questi affreschi sono visibili nella stanza che impropriamente viene chiamata "della Santa", quali una splendida Crocifissione e un'Annunciazione, mentre altri decorano le pareti della Cappella dell'Annunciazione, posta a metà della navata destra della chiesa. Se vuoi puoi organizzare una visita guidata Sant' Ignazio da Loyola
Sant'Ignazio e Roma
Le prime dimore romane La prima dimora stabile fu nei pressi del Pincio, in Trinità dei Monti, dove trovò casa insieme ai due inseparabili compagni in una vigna posta lungo la salita di via di San Sebastianello, messagli a disposizione da Quirino Garzani. Nel 1538 giunsero a Roma altri compagni desiderosi di condividere con Ignazio il nuovo cammino religioso, anch'essi ospitati nella casa di San Sebastianello. Lo spazio era però troppo esiguo e troppo distante dalle chiese dove Ignazio e i compagni, dopo l'approvazione del card. Carafa, svolgevano le prediche. Nell'aprile del 1538 si trasferirono tutti in una casa vicino Ponte Sisto concessagli da Pietro Cortis, agente di Carlo V a Roma. Pochi mesi dopo ci fu un nuovo trasloco, presso una casa di Antonio Frangipani nei pressi della Torre del Melangolo, oggi in via dei Delfini. Il 18 Agosto del 1540 fu una data importante per la futura Compagnia di Gesù: padre Pietro Codacio, Maestro di Camera di papa Paolo III e unico italiano ad entrare nella Compagnia di S. Ignazio, fu nominato con Bolla Pontificia Parroco della piccola chiesa di Santa Maria della Strada, posta nel rione Pigna, nei pressi dell'attuale palazzo Altieri. Il 27 settembre 1540 arrivò la Bolla di approvazione della Compagnia di Gesù emanata da papa Paolo III Farnese dai suoi appartamenti di palazzo Venezia che iniziava con le parole Regimini Militantis Ecclesiae. L'anno dopo, nel 1541, Sant'Ignazio decise di trasferirsi nei pressi della chiesa di Santa Maria della Strada, in una casa che Camillo Astalli gli mise a disposizione. Alcuni mesi dopo, il 24 giugno 1541, la Bolla Pontificia Sacrosanctae Romanae Ecclesia, papa Paolo III concedeva in perpetuo alla Compagnia di Gesù la chiesa di Santa Maria della Strada. In questi stessi momenti, Ignazio, convinto delle proprie azioni e forzato dall'esigenza di aumentare lo spazio a disposizione dei Compagni, decise di far costruire una casa più grande e confortevole. Lo spazio scelto, sempre nel rione Pigna, era stato dato in enfiteusi dalla famiglia Caffarelli e si trovava nell'attuale piazza del Gesù. Era l'inizio della Chiesa del Gesù, della Casa Professa e delle Camere storiche di Sant'Ignazio.
Le Camere storiche di Sant'Ignazio
Se vuoi puoi organizzare una visita guidata San Filippo Neri
San Filippo e Roma
la prima dimora romana di San Filippo Il caseggiato di San Girolamo della Carità si apre, oggi come allora, nella piccola ma graziosa piazza ei Santa Caterina della Rota, a poche decine di metri da piazza Farnese. E' un piccolo, modesto ma sereno ambiente che il santo fiorentino inizia a ristrutturare. Poco a poco, trasforma una stretta e angusta cella, poi rimaneggia una vecchia stalla adattandola a cappella. In questi ambienti Filippo riceve e riunisce per le funzioni formative nobili, popolani, artisti, cortigiani, preti, accogliendoli fino alle sue camere, venendo a creare un vero e proprio "cenacolo delle anime", che in poco tempo vedrà il nascere dell'Oratorio, la sua opera più importante e geniale. Visto l'aumento dei partecipanti agli incontri Filippo decide di trasferire la sede delle riunioni in una sala più grande messagli a disposizione dal clero della chiesa di Sant'Orsola accanto a san Giovanni dei Fiorentini dove rimasero dal 1564 al 1577 e, successivamente, in una casa attigua alla chiesa di Santa Maria in Vallicella, nel rione Ponte. Durante tutti questi anni Filippo affezionatosi alle vecchie stanze, decise ostinatamente di rimanere a san Girolamo, difendendo caparbiamente questa sua decisione dalle crescenti pressioni del papa che spingeva invece in un trasferimento in ambienti più consoni al prestigio e all'importanza che Filippo e i suoi Oratoriani, nel tempo, avevano assunto. Nel 1563 Filippo fu colpito da una brutta malattia che lo costrinse a letto per molto tempo. Nonostante le insistenze dei suoi compagni Filippo continuò a rimanere nel rione Regola. Le stanze storiche dove Filippo visse per quasi trenta anni, sono poste al primo piano del caseggiato limitrofo alla chiesa di San Girolamo. Oggi, a seguito della costruzione seicentesca della nuova chiesa di San Girolamo, vi si accede per mezzo di una scala che si imposta alle spalle dell'abside della chiesa. Gli ambienti risultano effettivamente ristretti. Si ha accesso da un piccolo ingresso che conduce in un ambiente sovrastato da un soppalco ligneo dove era la camera del Santo. Le stanze di san Filippo alla Vallicella e l'Oratorio dei Filippini Il 15 luglio 1575 per volontà di papa Gregorio XIII Boncompagni il piccolo gruppo di laici e religiosi cresciuto all'ombra della chiesa di San Girolamo fu trasformato in Congregazione, a cui seguì nel 1583 il primo progetto della Costituzione, codificata e approvata solo nel 1612 da papa Paolo V Borghese. Intanto Clemente VIII Aldobrandini, compresa l'importanza del compito sociale e religioso che l'Oratorio svolgeva decise di far trasferire gli Oratoriani dalle vecchie stanze ormai insufficienti ad una chiesa posta in una zona più centrale e strategica, la chiesa di Santa Cecilia detta "de Turre Campi" a Monte Giordano, a ridosso dei rioni Ponte e Parione e nei pressi del grande palazzo degli Orsini. Questa piccola chiesa era però del tutto inadatta allo scopo, sia per la ristrettezza degli spazi a disposizione sia per lo stato precario e fatiscente in cui versava. Grazie alle oblazioni del papa, di Carlo Borromeo, del cardinal protettore Pier Donato Cesi e del fratello Angelo, vescovo di Todi, il 17 settembre 1775, l'architetto prediletto da Filippo, Matteo da Città di Castello, pose la prima pietra della nuova chiesa di Santa Maria in Vallicella. Due anni dopo, il 3 febbraio 1577, i Filippini l'apriranno al culto con una messa solenne celebrata dal cardinal Alessandro de Medici. Filippo, nonostante la nuova costruzione della chiesa fosse ormai finita, continuava a rimanere nelle vecchie care stanze. Per convincerli a trasferirsi, i suoi compagni decisero di indire le riunioni dell'Oratorio nel locale più ampio delle varie abitazioni che andavano acquistando per ingrandire la casa di Monte Giordano, ovvero in casa Moranti (dove oggi c'é l'attuale sacrestia della chiesa della Vallicella). Finalmente Filippo nel 1583 si convinse a trasferirsi nei nuovi ambienti costituiti da tre piccole camerette con un piccolo terrazzino, oggi situate nell'area del complesso dei Filippini. Nel 1592 le riunioni degli Oratoriani si svolsero nel monastero di Santa Elisabetta, nei pressi del vicolo del Governo Vecchio e infine nel 1593 nella casa Gamorrino all'angolo con la via del Corallo. Erano questi gli anni della vecchiaia di Filippo che, nonostante la grave malattia, continuava nel possibile la sua missione apostolica. Alla fine del Maggio del 1595 il Santo, assistito dai suoi amati compagni, tra cui Cesare Baronio che gli portò il viatico, spirò nel suo letto. Dell'originaria camera del Santo alla Vallicella ben poco rimane. Poco fu quanto scampò all'incendio del maggio 1620 quando i petardi lanciati da Castel Sant'Angelo per festeggiare l'anniversario dell'elezione di papa Paolo V Borghese colpirono la casa. Poi, nel 1635, a seguito del progetto di costruzione del nuovo Oratorio per opera dell'architetto Francesco Borromini, la casa venne abbattuta quasi per intero, risparmiando poco più di un muro. Si accede alle camere del Santo alla Vallicella dal grande corridoio del nuovo Oratorio. Salita una rampa di scale a chiocciola si giunge ad un vestibolo che introduce alla prima camera, detta "rossa", dal parato che riveste le mura. Qui si trovano alcune reliquie, un busto-reliquario, alcuni cimeli, il seggiolone lasciato in eredità ai Filippini dal portoghese Achille Estaço, un dipinto di Cesare Baronio opera di Francesco Vanni e, alle pareti, alcune scene della vita di Filippo dipinte da Nicolò Tornioli. Sempre qui sono conservate due casse di legno. La prima in legno di cipresso accolse le spoglie di Filippo nel 1599; la seconda in noce e rivestita di broccato è del 1602. Dalla sala rossa si passa alla cappella dove, dietro un tendaggio, è venerato il tratto superstite delle murature originarie delle vecchie stanze di Filippo. Sopra l'altare è conservato il celebre dipinto eseguito da Guido Reni, dipinto nel 1615 per la cappella della chiesa, mentre un altro dipinto rappresentante il Presepio è attribuito al Bassano. Sono inoltre esposti quattro armadi all'interno dei quali vi sono il confessionale e il letto del santo. Al piano superiore si perviene infine ad un'altra piccola cappellina, quella cosiddetta "privata" di Filippo e ad un'altra sala usata come Oratorio. Tutto fu demolito per la costruzione del nuovo grande e moderno complesso voluto dagli Oratoriani e affidato da padre Virgilio Spada alla sapiente mano di Borromini che realizza uno dei suoi più celebrati capolavori.
L'Oratorio dei Filippini Il grande palazzo, oggi sede di prestigiose istituzioni culturali romane, quali la Biblioteca Vallicelliana l'Archivio Capitolino, l'Emeroteca Romana e la Casa delle Letterature, occupa il lato ovest della chiesa della Vallicella a cui si addossa, estendendosi fino alla piazza dell'Orologio e alla via del Governo Vecchio. La facciata dell'Oratorio è in mattoni, materiale"povero" certamente apprezzato dal Neri. E' articolata su cinque interassi concavi e culminanti in un timpano curvilineo e mistilineo. L'interno si compone al piano terreno della nuova grande sala dell'Oratorio, a doppia altezza con affaccio interno dalle sale cardinalizie, dal primo cortile su arcate e dal secondo cortile cosiddetto degli Aranci per queste alberature ancora adesso ivi conservate, dal Refettorio dalla bella pianta ovale e dalla Sagrestia. Al piano superiore si imposta invece l'appartamento della foresteria cardinalizia e numerosi altri ambienti di rappresentanza e di servizio, tra cui la celebre sala ovale. L'ultimo piano ospita invece la bellissima Biblioteca Vallicelliana. La testata del complesso dell'Oratorio dei Filippini su piazza dell'Orologio si compone della stupefacente Torre dell'Orologio, decorato da un bel fastigio aereo in ferro battuto con tre campane e dal quadrante a mosaico del Cortona. Se vuoi puoi organizzare una visita guidata San Giuseppe Calasanzio
San Giuseppe Calasanzio San Giuseppe Calasanzio nacque nel settembre 1557 a Peralta, in Spagna, nella regione dell'Aragona, da Pedro Calasanz, "Bayle de la Villa" di Peralta, e da Maria Gastòn, nobile infanzones d'Aragona. Ultimo di otto fratelli a Peralta frequentò la scuola primaria e ricevette un'educazione cristiana molto profonda. A 10 anni lascia il suo paese per recarsi a Estadilla per studiare latino e grammatica e, successivamente finiti gli studi, ritorna nei pressi del suo paese natìo per accudire il padre morente. Già molto giovane è al centro di due fatti prodigiosi, quali una sfida al demonio coltello alla mano avvenuta in un oliveto di Peralta e una profezia su alcuni muli carichi di provviste. Nel 1583 terminati gli studi presso le università di Lérida, Valenza e Huesca, viene ordinato sacerdote dal vescovo di Urgel, mons. Moncada. Nel 1591 consegue la laurea in Teologia probabilmente presso l'Università di Barcellona. Nel 1587 viene nominato Segretario del Capitolo e Maestro delle Cerimonie a Urgel, nel 1589 è domestico del Vescovo Capilla e dal giugno dello stesso anno lascia Urgel per Tremp, a causa del nuovo incarico di Officiale Ecclesiastico e vi Visitatore della locale Arcipretura. L'anno successivo si imbarca dal porto di Barcellona per Roma dove giunse nel marzo del 1592, col proposito di ottenere un canonicato nella diocesi di Urgel o di Barbarastro. Fallito il tentativo di avanzare di grado, invece di tornare in Spagna rimane in Italia, viaggiando da pellegrino e visitando importanti città e santuari d'Italia. Dal marzo 1592 alla sua morte nel 1648, il Calasanzio risiederà stabilmente a Roma.
San Giuseppe Calasanzio e Roma San Giuseppe Calasanzio giunge a Roma via mare dalla Spagna nel 1592. Dal marzo 1592 alla primavera dell'anno successivo non abbiamo documenti in grado di risalire alla prima dimora, benché provvisoria visti i frequenti spostamenti in tutta l'Italia. Il 1593 segna l'anno dell'amicizia con il cardinal Marcantonio Colonna che lo assume come teologo di famiglia e precettore del principe Filippo Colonna. Presso il palazzo Colonna rimase fino al 1602, abitando in due stanze dalle quali, attraverso due gelosie, poteva affacciarsi nella cappella del Sacramento della basilica dei Ss. Apostoli. In questi anni il Calasanzio è molto attivo a Roma, divenendo membro di diverse Confraternite. Nel 1594 conosce presso la Confraternita delle Stimmate di San Francesco un gentiluomo di Spello, Marco Antonio Arcangeli che lo presenta a don Antonio Brendani, parroco della chiesa di Santa Dorotea che in una stanza attigua alla chiesa, nei vicoli malfamati di Trastevere, aveva aperto una piccola scuola per l'insegnamento. Alla morte del Brendani, nel 1600, decise di occuparsi egli stesso della piccola scuola di Trastevere, decidendo di impartire gratuitamente le lezioni ai bambini poveri. Poco dopo, a causa della richiesta di pigione degli spazi adibiti a scuola da parte del nuovo parroco di Santa Dorotea, è costretto a trasferire, seguito da un solo compagno, la chiesa in una casa affittatagli da mons. Alessandro Serena, posta nei pressi della chiesa di Sant'Andrea della Valle in piazza del Paradiso. Nel 1602 è in grado di ingrandire la scuola, trasferendo le aule in un palazzo di proprietà di Mons. Vestri, Segretario dei Brevi Apostolici, destinando quella vecchia a dimora dei maestri, arrivati ad un numero di oltre venti. Vista l'aumentata presenza di scolari il Calasanzio deve nuovamente trasferire la scuola, e nel 1605 prende in affitto un palazzo più ampio e confortevole posto nei pressi di San Pantaleo e di proprietà di Ottavio Mannini dove gli alunni rimasero per sette anni, fino al 1612.
Il palazzo delle Scuole Pie a S. Pantaleo e le stanze di San Giuseppe Calasanzio Nel 1612, grazie all'aiuto finanziario offerto dal giovane ma ricchissimo chierico Glicerio Landriani e del cardinal Benedetto Giustiniani, San Giuseppe acquistò dalla nobile famiglia Torres a prezzo di favore - forse a causa dell'amicizia che lo legava al cardinal Ludovico Torres, primo cardinal Protettore dell'Ordine -, un palazzo a due piani posto nell'attuale piazza dei Massimi, tra la chiesa di San Pantaleo e piazza Navona. Nel 1614 le Scuole Pie del Calasanzio si uniscono alla Congregazione Lucchese , diventando d'ora in poi Congregazione della Madre di Dio, mantenendo egli stesso il titolo e l'ufficio di prefetto delle Scuole. Il 1616 è l'anno dell'istituzione della prima Scuola fuori Roma, a Frascati. Nel 1617 viene sciolta la precedente unione e papa Paolo V Borghese approva la Congregazione Paolina dei Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie e nello stesso anno, il Calasanzio e i suoi primi 14 scolopi vestono l'abito. Nel 1619, trasferitosi temporaneamente a Narni, redasse le Costituzioni dell'Ordine che verranno approvate due anni dopo, nel 1621, con l'elevazione ad Ordine da parte di Papa Gregorio XV. Grande è il successo delle Scuole Pie che, nel 1627, risultano aperte in Italia oltre 11 Scuole, arrivate nel 1646 a 37 Case in Italia e in Europa con un numero di religiosi che superava le 500 unità. Questi anni scorrono serenamente, con un aumento costante degli scolari che giungeranno per studiare nel nuovo grande palazzo non solo dal rione Parione, ma da tutta la città. Nel 1641, a causa degli spazi ormai diventati insufficienti, il palazzo viene sopraelevato di un piano. Il 16 marzo del 1646, papa Innocenzo X Pamphilj riduce l'Ordine Scolopico a semplice Congregazione senza voti, provocando in San Giuseppe un forte senso di delusione che, nonostante tutto, non lo fermerà minimamente dal continuare la sua pia opera di carità e educazione. Il 25 agosto del 1648 San Giuseppe Calasanzio muore nelle sue stanze ancora oggi conservate nel palazzo della Casa Madre degli Scolopi. Il 27 agosto il corpo del santo viene sepolto in una duplice cassa di metallo e di legno donata dalla duchessa Farnese, all'interno sotto la mensa dell'altar maggiore della chiesa di San Pantaleo. Le stanze del Santo sono situate al primo piano del palazzo in piazza dei Massimi. Entrati da un bel portale si accede all'interno di un cortile ad arcate, dove su un lato si apre la scala che conduce al primo piano. Qui si accede all'interno di una grande sala, l'Oratorio della Comunità chiamato dell'Apparizione, con altare decorato da una tela di autore ignoto del XVII secolo , soffitto decorato a cassettoni e sui lati tre grandi dipinti raffiguranti il Santo e Benedetto XV, opere del pittore Antonino Calcagnodoro che le esegue nel 1925. Ai lati dell'Oratorio si aprono due piccole stanze. In quella di destra, la Cappella delle Reliquie, sono custoditi due enormi reliquari. Uno settecentesco, realizzato in argento dorato e sbalzato, custodisce la scatola cranica e i precordi del Santo; l'altro contiene alcune reliquie dello scolopio Pompilio Maria Pirrotti. Oltre ad un genuflessorio offerto da papa Pio IX, si conservano in una vetrina le chiavi della scuola di Urgel, aghi, spilli, una penna d'oca, il manipolo, l'acquasantiera, il berretto e la maschera mortuaria del santo. Sul lato destro della grande cappella si apre invece la piccola e umile camera del santo, arredata con tutti gli oggetti e gli arredi originali appartenuti al santo. Qui si vedono, protetti da una teca in cristallo, il tavolo con la lucerna ad olio, la penna d'aquila infilata nel calamaio in ottone, il polverino, il fermacarte, gli occhiali usati in vecchiaia. Davanti al tavolo una poltrona con appoggiata la sua stampella e poco dietro il letto dove il santo si spense. Gli affreschi nel fregio della parete che si notano in lato sono del XVI secolo e sono precedenti alla venuta degli Scolopi nel palazzo. Se vuoi puoi organizzare una visita guidata San Luigi Gonzaga San Luigi Gonzaga e Roma San Luigi Gonzaga nasce a Mantova da Ferrante Gonzaga, principe dell'Impero e marchese di Castiglione e da Virginia de Leyva, dama di corte della regina Isabella di Spagna. I primi anni della vita di Luigi trascorrono tesi all'educazione cortigiana che l'ambiente familiare, vista la nobiltà del casato, gli imponevano. Nel 1577 il padre affida Luigi e il fratello, Ridolfo, all'educazione del precettore Pier Francesco Del Turco, portandoli a Firenze. Nella città toscana con il fratello attese diligentemente agli studi non disdegnando comunque attività ludiche comuni al rango familiare di provenienza, quali, ad esempio, la caccia. Sempre a Firenze nella chiesa dell'Annunziata emise il voto di perpetua verginità. Il 22 luglio 1580 nella chiesetta dei Ss. Nazario e Celso prende la Prima Comunione direttamente dalle mani di san Carlo Borromeo, al tempo visitatore apostolico della diocesi di Brescia. Tre anni dopo, esattamente il 15 agosto del 1583, mentre stava pregando nella cappella del collegio imperiale di Madrid alla corte di Filippo II, dove si era recato con la famiglia, si sentì professare la regola: fu questo l'inizio della nuova vita religiosa del giovane Luigi Gonzaga. Nel 1585, vinte le perplessità del padre Ferrante ed ottenuta dall'Imperatore la dispensa ai diritti di successione al marchesato paterno, accompagnato dal precettore Del Turco e dal sacerdote Luigi Cattaneo, con alcuni servitori partì da Mantova alla volta di Roma, con un traino da dieci cavalli messi a disposizione dal padre. Il giorno 25 novembre 1585 segnò l'inizio dell'entrata nella Compagnia di Gesù e del suo soggiorno romano.
I primi anni romani di San Luigi Gonzaga Giunto a Roma Luigi si stabilisce alla casa professa dei Gesuiti e, dopo aver visitato le più importanti basiliche e santuari della città, viene accompagnato alla chiesa di S. Andrea, dove trascorse, con problemi di salute, circa tre mesi. Successivamente, insieme ad altri due compagni, fu inviato alla chiesa del Gesù per servire messa. Il 27 ottobre 1586 ricevette l'ordine di partire da Roma alla volta di Napoli dove i padri speravano che l'aria salubre della città partenopea potesse recargli qualche giovamento alla salute gravemente compromessa. Dopo sei mesi tornò invece a Roma e, l'8 maggio 1587, dopo aver terminato gli studi in filosofia si iscrisse ad un corso di teologia. Da questo momento il giovane Luigi iniziò a risiedere stabilmente nel grande complesso del Collegio Romano, a ridosso della grande e maestosa chiesa di Sant'Ignazio. Il 25 novembre 1587 emise i voti nella cappella domestica dell'ultimo piano del collegio. Nel settembre 1589 lascia nuovamente Roma alla volta della città natale, Mantova, dove sbrigò con capacita alcune importanti controversie familiari. Alla fine del novembre dello stesso anno si reca a Milano dove compì il terzo anno di teologia. Lo stato di salute alquanto cagionevole gli impedì, assolta la missione diplomatica, di ripartire subito per Roma in una stagione fredda e pericolosa. Dovette quindi aspettare la primavera del 1590 per far ritorno nella città capitolina. Il viaggio di ritorno fu lungo e non privo di insidie e, giunto a Roma, fu obbligato a risiedere stabilmente nelle vecchie stanze del sottotetto dl Collegio Romano. In quegli anni il giovane Luigi si curò particolarmente degli ammalati e degli appestati, prestando servizio prima in un piccolo ospedale di fortuna improvvisato nel palazzo del conte Petroni, proprio di fronte alla Casa Professa del Gesù e successivamente nel meglio organizzato Ospedale di Santa Maria della Consolazione, ai piedi del colle del Campidoglio. Il 3 marzo del 1591, per aiutare un appestato, contrasse la terribile malattia che in breve tempo lo condusse alla morte che giunse nell'infermeria del Collegio Romano il 21 giugno 1591. Le stanze di San Luigi Gonzaga al Collegio Romano San Luigi Gonzaga iniziò a risiedere nelle stanze del Collegio Romano a partire dal 1587. Le stanze sono poste al secondo piano del palazzo del Collegio e sono ricavate dal sottotetto del palazzo. Al tempo di Luigi queste stanze facevano parte del grande appartamento della foresteria degli studenti, composte da nove camere e da una cappella, servite da un corridoio. Nel 1626, a quasi trent'anni di distanza dalla morte del Santo, il Collegio Romano, costruito dal grande architetto Bartolomeo Ammannati, fu modificato per la realizzazione della grande chiesa dedicata al fondatore dell'Ordine, Sant'Ignazio, progettata dal padre gesuita Orazio Grassi. Per tale motivo fu demolita l'infermeria dove Luigi morì. Si accede alle stanze del santo dagli ambienti limitrofi la sagrestia della chiesa di Sant'Ignazio, dove una scala a chiocciola conduce, attraverso affascinanti passaggi tra cupole e tetti, alla porta d'accesso all'appartamento del "ritiramento" degli studenti. Una porta da accesso ad un lungo corridoio con le pareti ricche di dipinti e che custodisce tre armadi contenenti documenti e registri sugli studenti del collegio. Il corridoio è fiancheggiato dalle stanze superstiti degli altri studenti. Oltre il corridoio ci si immette nella grande sala centrale decorata con affreschi alle pareti e sulla volta, originariamente adibita a salone di ricreazione, anch'essa completamente decorata da pitture alle pareti e dalla statua di San Luigi alla base della quale si bruciavano i cosiddetti memoriali.. La camera del santo venne trasformata nel 1790 come recita una lapida posta sulla porta d'ingresso e dell'antica ed originaria atmosfera di semplicità, nulla sopravvisse ai rifacimenti barocchi e rococò. La stanza infatti fu trasformata in oratorio e, per quest'uso, fu realizzato un bell'altare in legno e stucco dorato. Alle pareti si trovano quattro dipinti donati dal card. Bellarmino e che raffigurano alcuni episodi della vita del santo. Notevoli anche i due dipinti che si conservano nella camera attigua, sempre rappresentanti episodi delle vite di San Luigi. Sempre in quest'ambiente si conservano due vetrine ricche di reliquie ed oggetti, tra cui il crocefisso che San Luigi portò nel viaggio da Castiglione a Roma, quattro lettere autografe ed altri libri. In un ambiente vicino si apre la bella cappella dove gli scolari della Compagnia del Gesù emettevano i voti, ricca di reliquiari e pitture parietali. Nelle altre stanze dell'appartamento del cosiddetto ritiramento, oltre al Gonzaga, abitarono tra il 1617 e il 1618 San Giovanni Berchemans e in un'altra, tra il 1693 e il 1697 il beato Antonio Baldinucci. Se vuoi puoi organizzare una visita guidata
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