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pagina aggiornata all'11 aprile 2007
la Redazione ringrazia Roberto Filippi per gli articoli concessi

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Albrecht Dürer alle Scuderie del Quirinale

Scuderie del Quirinale

Visita guidata per i Soci di Palladio organizzata per domenica 22 aprile 2007 ore 16.15

 

Pochi artisti al mondo meritano un posto così eminente nella storia dell'arte come Albrecht Dürer (Norimberga 1471-1528). Creatore infaticabile e incarnazione quintessenziale dell'anima tedesca, ossessionato dalle regole, dalla precisione, dalla matematica come dal mistero degli astri e degli oroscopi. Artista inquieto, vitale, rigoroso ma anche fortemente visionario, affascinato dalla natura e dall'animo umano, dalla religione e dall'impegno civile, è un vero uomo "universale" dalla vita complessa ed esemplare.Non c'è forma d'arte della sua epoca su cui non si sia cimentato. Superbo rappresentante del Rinascimento, la cui grandezza non fu mai messa in dubbio, ci ha lasciato un numero notevole di opere: dipinti, incisioni, xilografie, più di mille disegni e tre libri stampati sulla geometria, le fortificazioni e la teoria delle proporzioni umane.La mostra delle Scuderie del Quirinale, Dürer e l'Italia, a cura di Kristina Herrmann Fiore, indaga per la prima volta in modo organico e approfondito i complessi rapporti tra questo artista straordinario e il nostro paese, all'insegna di una influenza reciproca e duratura. Raccontando, da un lato, quanto Dürer abbia riflettuto sulla grande arte italiana e quanto ne abbia recepito (in un confronto fra dipinti del grande maestro di Norimberga e opere di Mantegna, Giovanni Bellini, Pollaiolo, Leonardo, Agostino da Lodi, Lorenzo di Credi ...), dall'altro rintracciando il suo influsso su artisti come Pontormo, Raffaello, i Carracci, Caravaggio e i caravaggeschi fino a Domenico Fetti e Carlo Maratta. La mostra nasce in collaborazione con il Polo Museale Romano e con il Polo Museale Fiorentino e, in particolare, con la Galleria degli Uffizi e il Gabinetto delle Stampe e dei Disegni degli Uffizi. Proverranno da quest'ultimo, infatti, tutta una serie di incisioni e disegni di Dürer appartenenti alle collezioni medicee, mentre la Galleria degli Uffizi presta alle Scuderie del Quirinale - in via del tutto eccezionale - tutte le opere di Dürer in suo possesso fra cui la significativa e commovente Adorazione dei Magi, appositamente restaurata per l'occasione, il ritratto di Albrecht Dürer il Vecchio oltre che quelli degli apostoli Giacomo e Filippo. Altre opere di Dürer giungeranno dai principali musei tedeschi, da Vienna, da Washington, da Madrid e da Londra, oltre che da tutte le collezioni italiane.

Il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi ospiterà nello stesso periodo la mostra Albrecht Dürer. Originali, copie, derivazioni a cura di Giovanni Maria Fara in sintonia e a complemento della mostra delle Scuderie del Quirinale.

 
 
< informazioni  
< Ingresso in mostra senza fila
< App.to in piazza del Quirinale all'obelisco
< Prenotazione obbligatoria

< Quota Euro 19.00

 

< Posti disponibili  
     
     
 

Annibale Carracci al Chiostro del Bramante

Chiostro del Bramante

Visita guidata per i Soci di Palladio organizzata per domenica 4 febbraio 2007 ore 16.00

 

Nella odierna piena rivalutazione dell’arte del Seicento spetta finalmente anche ad Annibale Carracci (1560 – 1609), che per secoli ne è stato considerato il maggior rappresentante, l’attenzione specifica di una mostra monografica. Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, promossa dal Comune di Bologna – Cultura e rapporti con l’Università, dal Consorzio Università – Città di Bologna, dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e dal Comune di Roma, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Regione Emilia Romagna e la Provincia di Bologna, la mostra, a cura di Daniele Benati e di Eugenio Riccòmini, vanta un prestigioso comitato scientifico che si avvale dei più autorevoli studiosi internazionali dell’opera di Annibale. E’ questa la prima esposizione dedicata esclusivamente al più giovane e più dotato dei tre Carracci, celebrato dai suoi contemporanei come il nuovo Raffaello, autore di dipinti e disegni fin da subito straordinariamente ammirati per novità di invenzione e felicità di esecuzione, eretti a modello da generazioni di artisti e oggetto di culto già dal Seicento nelle maggiori collezioni europee.
Sebbene un momento essenziale della riscoperta della pittura seicentesca fu proprio nella grande mostra bolognese del 1956 dedicata ai tre Carracci, nella vicenda critica che ha accompagnato la riabilitazione di quella stagione Annibale è stato letto come l’antagonista di Caravaggio: risultato tanto più paradossale in quanto proprio Annibale Carracci fu uno dei pittori contemporanei più stimati da Caravaggio, nonché uno dei suoi principali interlocutori (e non soltanto nell’impresa comune della Cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo a Roma), in un dialogo serratissimo che sarà carico di conseguenze per la cultura artistica dell’intero secolo e oltre. Giunge così finalmente anche per Annibale il risarcimento di una mostra che, ricostruendone il percorso compiuto dagli anni della giovinezza a Bologna fino alla maturità a Roma, permetterà di apprezzare per intero la straordinaria varietà e ricchezza della sua opera: i ricercatissimi disegni (dagli schizzi ‘dal naturale’ di sconcertante immediatezza agli studi preparatori per i grandi cicli ad affresco tra i quali spiccano i celeberrimi disegni per la Galleria Farnese con cui prenderà avvio la grande decorazione barocca), le incisioni, la gamma eccezionalmente ampia di dipinti, dai soggetti di genere ‘basso’ alle pale d’altare, dai ritratti ai paesaggi. Fu infatti merito esclusivo di Annibale, come videro i suoi primi estimatori, il trattare i generi diversi della pittura, che proprio in quegli anni a cavallo tra Cinque e Seicento si venivano definendo con nuova nettezza – i soggetti ‘alti’ di storia sacra e mitologica, il paesaggio il ritratto, la caricatura, i soggetti ‘bassi’ di ambito feriale – con accenti stilistici diversi, come allora si chiedeva, introducendo novità fondamentali. Infine alcuni filmati permetteranno di effettuare un percorso virtuale degli affreschi che l’artista ha realizzato in Palazzo Fava, in palazzo Magnani e in Palazzo Sampieri a Bologna, nonchè in Palazzo Farnese a Roma. Quest’ampia selezione di opere proviene dai più importanti musei d’Italia e del mondo, quali il Louvre di Parigi, la Gemaldegalerie di Dresda, la National Gallery di Londra, il Museo del Prado di Madrid, il Metropolitan Museum di New York, la National Gallery di Washington, l’Ermitage di San Pietroburgo…Come scrisse il grandissimo conoscitore dei suoi tempi, Giulio Mancini, che gli fu amico, Annibale fu pittore universale, sacro, profano, ridicolo e e grave, ed è appunto in questa molteplicità di linguaggi, di generi e di stili trattati, che risiede la modernità di Annibale Carracci.
Trattare soggetti diversi con stili diversi, unificando in un linguaggio comune i vari accenti caratteristici delle diverse scuole pittoriche tipiche delle diverse aree geografiche, la veneta, la lombarda, la toscana, la romana, come distinse il suo interlocutore privilegiato e primo critico, Giovanni Battista Agucchi: fu questo obiettivo, perseguito con impressionante tenacia per tutta la vita, a fare di Annibale Carracci il pittore che più di ogni altro dopo Raffaello possiamo dire ‘italiano’.

E’ una definizione che avrebbe trovato concordi i suoi primi sostenitori, che negli anni del pontificato di Clemente VIII Aldobrandini lavorarono nei diversi ambiti della lingua, della geografia, della storiografia, della politica, alla costruzione di una cultura ‘italiana’ tesa a riunire le distinte specificità regionali in un progetto nazionale concepito tra Bologna e Roma proprio negli ambienti frequentati dai Carracci.
In questo contesto è oggi possibile riscoprire il ruolo principe di Annibale Carracci nella storia della pittura italiana, tornando a riunire insieme, per la prima volta, nelle due sedi della mostra a Bologna e a Roma, l’Annibale ‘bolognese’ e l’Annibale ‘romano’, ovvero il pittore del colore lombardo dei soggetti umili e il pittore del disegno romano e dei temi aulici - quelle che sono state percepite in seguito come anime disgiunte e che furono invece le molteplici facce della sua unitaria, straordinaria ricerca. Al Mangiafagioli della Galleria Colonna di Roma che può essere assunto a manifesto del moderno realismo, si affiancano così capolavori di diverso genere come la Deposizione della Pinacoteca di Parma, lo struggente Autoritratto con i famigliari della Pinacoteca di Brera a Milano, le atletiche Figure mitologiche del Museo di Capodimonte a Napoli o l’emozionante Pianto delle Marie della National Gallery di Londra.


Chagall al Museo del Vittoriano

Museo del Vittoriano

Visita guidata per i Soci di Palladio organizzata per domenica 11 marzo 2007 ore 16.30

 

Le favole surreali e visionarie di Marc Chagall, nate dall’incrocio delle tradizioni popolari russe con i riti ebraici, incanteranno i visitatori della grande mostra che sarà dedicata a Chagall dal 9 marzo al 1 luglio 2007 al Complesso del Vittoriano. La mostra raccoglierà circa 150 opere dell’artista russo, tra dipinti, gouaches, disegni, sculture e incisioni, che evidenzieranno come Chagall, sia stato un pittore tra i più carichi di cultura e di tradizione del ‘900.Chagall con la sua pittura rappresenta un mondo magico ispirato dalla cultura popolare russa e dalla religione ebraica. Tra i soggetti più ricorrenti figurano il mistero della nascita, le nozze nel villaggio, la vita dei contadini, i rabbini e le feste ebraiche. Le sue prime opere sono dedicate alla sua città natale; usa dei colori intensi e cupi da creare delle atmosfere inquietanti. Quando Chagall si trasferisce a Parigi nel 1910 in quel momento la corrente pittorica era il Cubismo di Pablo Picasso e Georges Braque, incomincia a frequentare questo ambiente ma ne resta sostanzialmente estraneo in quanto la sua concezione dell’arte è troppo lontana dal rigore compositivo e dalla stilizzazione cubista.

Le opere realizzate nel primo soggiorno parigino non si distaccano sensibilmente dalle precedenti. Restano legate a un mondo fantastico, dove vige la logica delle favole. Cambia solo il modo di utilizzare il colore, decisamente influenzato dal Fauvisme. Le tinte sono più vivaci e contrastanti, anche se trattate con una certa morbidezza ... nate dall’incrocio delle tradizioni popolari russe con i riti ebraici, incanteranno i visitatori della grande mostra che sarà dedicata a Chagall dal 9 marzo al 1 luglio 2007 al Complesso del Vittoriano.La mostra raccoglierà circa 150 opere dell'artista russo, tra dipinti, gouaches, disegni, sculture e incisioni, che evidenzieranno come Chagall, sia stato un pittore tra i più carichi di cultura e di tradizione del '900.

fonte RomArt


Andy Warhol. Pentiti e non peccare più

Chiostro del Bramante

  • Dal 29 Settembre 2006

Visita guidata per i Soci di Palladio organizzata per domenica 5 novembre ore 16.15

 

"Pentiti e non peccare più!" (Repent and Sin No More!): questo il titolo della mostra dedicata a Andy Warhol (1930-1987) in occasione dei dieci anni di attività del DART Chiostro del Bramante, che iniziò le sue esposizioni d'arte contemporanea proprio con una rassegna sull'artista Pop.
Curata da Gianni Mercurio, e realizzata in collaborazione con The Warhol Museum di Pittsburgh, la mostra presenta circa 80 opere su tela, fotografie e video che analizzano il legame dell'artista con la spiritualità e la religione, la vita e la morte. Il titolo dell'esposizione, Repent and Sin No More!, deriva da un'opera dell'artista della serie Late Advertising realizzata nel 1986.
In quel periodo Warhol aveva iniziato a lavorare a The Last Supper, rivisitando in chiave pop l'Ultima Cena di Leonardo. Ma non si trattava solo di questo: era il punto di arrivo di un intimo percorso spirituale che l'artista aveva avviato nella giovinezza. Negli archivi del Warhol Museum è conservato poi un libro di preghiere, regalato all'artista dalla madre, che nella prima pagina conserva una piccola riproduzione dell'Ultima Cena leonardesca. La religione della famiglia di Warhol (Warhola) era quella cattolica "uniate", riunitasi con la chiesa d'occidente conservando però numerosi riti ortodossi. Warhol era un praticante che si recava spesso a messa e conosceva bene le immagini bizantine e gli arredi delle chiese, mentre la madre, trasferitasi a New York, aveva addirittura allestito un piccolo altare in casa del figlio.
La mostra si sofferma dunque su questo aspetto poco noto dell'arte e della vita di Warhol, rilette alla luce del suo forte legame con valori tradizionali e con il culto religioso, che costituirono però delle pesanti interferenze con la sua aspirazione alla modernità. Significativo, a questo proposito, è un dipinto realizzato da Warhol quando frequentava il Carnegie Institute of Technology Pittsburgh, raffigurante la sala da pranzo della sua famiglia dominata dal crocefisso e dalla radio, simboli di due realtà fondamentali della sua esistenza.
E in questa luce possono essere rilette opere celebri come i ritratti di Marilyn, Marlon Brando, Jackie Kennedy nel giorno dei funerali di Kennedy, Liz Taylor nel periodo in cui si credeva condannata da un tumore senza speranza. Così si spiega il fondo oro di alcuni ritratti di Marilyn e Jackie (Golden Marilyn e Golden Jackie), simbolo di eternità nelle icone bizantine, la serie dei Disaster del 1963, con le immagini di incidenti automobilistici tratte dalle pagine dei giornali, Tunafish disaster, che allude al caso delle donne avvelenate da scatolette, Big Electic Chair, in cui la sedia elettrica viene presentata come un moderno strumento di supplizio analogo alla croce. Quest'ultima è poi protagonista della serie di opere dichiaratamente "religiose", Crosses, presentate per la prima volta insieme a Guns e Knives nel 1982, contemporaneamente alla serie Eggs, con le uova simbolo dell'immortalità e della resurrezione.
In mostra vengono poi presentati 25 ritratti di VIP, come Truman Capote, Miguel Bose, Jane Fonda, Aretha Franklin, Judy Garland, Liza Minnelli, Keith Haring, Dennis Hopper, Grace Jones, Roy Lichtenstein, Neil Sedaka, Carly Simon, Lana Turner, in cui le immagini vengono truccate e imbellettate come fiori che non devono appassire per impedire la corruzione del tempo.
Analogamente, l'immortalità, questa volta dei capolavori dei grandi artisti del passato, è affrontata da Warhol con la reinterpretazione di alcune opere classiche, come la Madonna Sistina di Raffaello, la Primavera di Botticelli, San Giorgio e il drago di Paolo Uccello.
Catalogo Skira


Matisse e Bonnard. Viva la Pittura

Complesso del Vittoriano

  • Dal 22 Settembre 2006

Visita guidata per i Soci di Palladio organizzata per domenica 15 ottobre ore 17.10 Mostra e domenica 10 dicembre ore 17.10

 
  • articolo di Roberto Filippi
 

In occasione della recente Notte Bianca, il Vittoriano ha accolto e regalato ai romani, con orgoglio patriottico, il trofeo conquistato dagli Azzurri lo scorso luglio a Berlino dopo una tanto commentata vittoria sulla Nazionale francese.
A distanza di un mese, l’altare della Patria, emblema dello spirito nazionalistico, e non solo calcistico, naturalmente, ospiterà con prestigio la Mostra delle opere di due dei più grandi pittori d’oltralpe, illustri rappresentanti del fauvismo. Il movimento dei Fauves è il contributo francese alla nascita dell’espressionismo. Ma, rispetto agli analoghi movimenti tedeschi, connotati da atmosfere fosche e contenuti drammatici, il fauvismo rappresenta una variante «mediterranea» e solare dell’espressionismo.

E’ proprio “Bonnard, Matisse e il Mediterraneo” il titolo della mostra visitabile dal 7 ottobre 2006 al 4 febbraio 2007. Attraverso oltre 200 opere tra oli, sculture, acquarelli, gouaches, disegni, lettere, cartoline, documenti, un carteggio lungo una vita, si testimonierà il forte legame tra i due maestri accomunati dall’ “amore per la pittura” ma diversi nell'espressione formale delle loro tele documentando il profondo rapporto di stima, amicizia, rispetto, che unisce i due grandi, solitari, pittori del Novecento.
Il taglio della Mostra segue infatti una “pista intimistica”: due artisti che percorrono strade parallele, in costante confronto, in costante dialogo attraverso una fitta corrispondenza che solo la morte potrà interrompere.
Un'interessante occasione di analisi, che è stata possibile grazie alla recente pubblicazione, da parte della casa editrice francese Gallimard, del carteggio tra i due artisti. Non un confronto tra opere distanti nella resa formale, bensì un percorso comune nell'amore appassionato per l'Arte e nel rispetto reciproco; non un linguaggio pittorico simile, ma comuni ad entrambi i grandi temi trattati e rappresentati in mostra: nudi, nature morte, scene d'interno, paesaggi, finestre, marine, ritratti.

La mostra romana sarà un'occasione per analizzare questo percorso comune presentando i capolavori dei due artisti tra Otto e Novecento.
Solo due anni separano Bonnard (1867-1947) da Matisse (1869-1954). Le lettere che i due pittori si scambiano tra il 1925 ed il 1946 costituiscono un documento di valore inestimabile che inizia con una significativa cartolina inviata da Matisse a Bonnard - esposta in mostra - con scritto emblematicamente "Viva la pittura!". Il lungo carteggio, testimonianza di un'amicizia preziosa, diventa assai più intenso negli anni della guerra - quando entrambi gli artisti vivono in grandi difficoltà nel Midi della Francia.
I due, dunque, si tengono sempre in relazione fra loro, scambiandosi idee e opinioni su una visione dell'arte che li accomuna: l'artista non deve sottomettersi alla natura e alle sue regole ma solo ed esclusivamente a quelle del suo dipinto.
Comune convinzione è: il dipinto deve comporsi unicamente di colore. Senza ricercare la verosimiglianza con la natura, il colore deve nascere dal proprio sentire interiore. Il colore viene quindi svincolato dalla realtà che rappresenta ma esprime le sensazioni che l’artista prova di fronte all’oggetto che riproduce.
Il fauvismo rappresenta la prima vera rottura con l’impressionismo ed è la prima esperienza moderna che svincola il rapporto tra colore reale delle cose e colore impiegato per la loro rappresentazione pittorica. I presupposti per queste scelte derivarono dalla conoscenza della pittura di Cezanne, Van Gogh e Gauguin. Da Cezanne presero l’idea della scomposizione e ricomposizione non prospettica delle forme, e da Van Gogh e Gauguin l’uso del colore come autonoma espressione interiore.
Partecipano alla rassegna con i loro capolavori importanti musei pubblici e prestigiose collezioni private di tutto il mondo. La Francia è presente con quasi 30 musei. Tra i paesi intervenuti: Belgio, Finlandia, Germania, Inghilterra, Irlanda, Italia, Svizzera, Ungheria, Russia, Brasile, Canada, Stati Uniti, Australia.

In un periodo di polemiche sui prestiti circa le opere d’arte e di litigi a distanza tra campioni e non campioni del Mondo, questa Mostra sembra invitare a quel rispetto reciproco e a quella deliziosa capacità di essere mossi dalla stessa passione seppure in direzioni opposte o, comunque, non necessariamente concilianti.
fino al 4 febbraio 2007

Complesso del Vittoriano
Roma, Via San Pietro in Carcere (Fori Imperiali)

Orario di apertura: Dal lunedì al giovedì, ore 9.30 -19.30; venerdì e sabato 9.30 - 23.30; domenica 9.30 - 20.30.

Biglietti: Intero 10 euro; ridotto 7.50 euro

Roberto Filippi


La Cina. Nascita di un Impero

Scuderie del Quirinale

  • Dal 22 Settembre 2006

Visita guidata per i Soci di Palladio organizzata per Domenica 22 Ottobre ore 16.30 e Domenica 19 Novembre ore 16.30

 
  • articolo di Roberto Filippi
 

Un film di tanti anni fa aveva il titolo “La Cina è vicina”, allora era la speranza di frange esaltate della politica dell’epoca e fortunatamente in quel frangente la Cina è rimasta ben lontana ma ora possiamo nuovamente dire e con tranquillità che la Cina è vicina , più precisamente alle Scuderie del Quirinale con una grandiosa mostra, “Cina, nascita di un impero” che espone oltre trecento oggetti artistici che riguardano la storia di quel grande paese per un millennio tra la Dinastia Zhou che fu al potere tra il 1045 e il 221 a.C. e il Primo Impero formatosi tra il 221 e il 23 a.C..

La Cina ha una storia lunga e complessa che affonda le sue radici nella preistoria e che raggiunse un primo stadio di civiltà grazie all’agricoltura sviluppatasi lungo i grandi fiumi; si formarono così i primi nuclei stabili, fiorì il commercio, si organizzarono pratiche religiose e sorsero le prime antiche e mitiche dinastie imperiali tra cui assunsero preminenza gli Shang tra il 1650 e il 1045 a.C.. Ad essi successero gli Zhou con figure mitiche di grandi re conquistatori che gettarono le basi di uno stato unitario, successivamente la dinastia decadde e si affermarono numerose dinastie locali che solo formalmente riconoscevano come sovrano il “Figlio del Cielo”, il periodo fu così tormentato che è noto nella storiografia cinese come “I Regni Combattenti”.

All’inizio del III secolo a.C. emerse la Dinastia Qin che riuscì a costituire un vastissimo impero sotto la guida di un grande imperatore che assunse il nome di Qin Shi Huangdi che unificò lo stato, costruì la Muraglia Cinese contro i nomadi e si fece edificare un imponente sepolcro, circondato dalle statue in terracotta di migliaia di suoi guerrieri, da pochi decenni riscoperto. Alla sua morte Li Pong fondò la Dinastia Han, la più celebre nella storia cinese, e poi seguirono i Tang dal 618 al 907 d.C., i Song dal 960 al 1279, gli Yuan di origine mongola un cui esponente Kubilay incontrò Marco Polo e poi i Ming dal 1368 al 1644 sotto i quali iniziarono rapporti regolari con i commercianti europei ed infine i Manciù dal 1640 al 1911. In tale data l’Impero fortemente decaduto fu abolito e fu proclamata la Repubblica che tentò di adeguarsi a schemi e costumi occidentali. Nel 1949 fu costituita la Repubblica Popolare basata sul sistema comunista, seguì la Rivoluzione Culturale che destò tante illusioni in occidente ed ora la Cina è percorsa da un vivacissimo sviluppo economico poco in armonia con un regime politico fortemente autoritario.

La mostra prende in esame un millennio di storia cinese, considerato il più splendido, ed espone un gran numero di reperti, generalmente di origine sepolcrale, molti dei quali in occidente per la prima volta. L’allestimento di Luca Ronconi e Margherita Palli presenta decine di statue in terracotta a grandezza naturale provenienti dall’esercito del primo Imperatore ed altre, di 70 cm., trovate nelle tombe del primo e del quarto imperatore della Dinastia Han; particolarmente interessante è una veste funebre costituita da duemila piastre di giada bianca cucite con filo d’oro e poi una grande abbondanza di vasi di bronzo provenienti da corredi tombali, piccoli oggetti sempre in bronzo, terrecotte finissime, giade e lacche dall’accurata lavorazione. Una eccezionale raccolta di oggetti forse tecnicamente distanti dalla nostra esperienza ma che ci mostrano che l’uomo nei confronti dei grandi temi della morte, della vita ultraterrena, della famiglia, del potere, del fasto, ha caratteristiche comuni quale sia la sua razza, la sua civiltà, il suo paese.

E così possiamo concludere che la Cina è vicina, più di quanto si possa pensare a prima vista.

Roma Scuderie del Quirinale
Via XXIV Maggio 16
Dal 22 settembre 2006 al 28 gennaio 2007
Orario: da Domenica a Giovedì 10-20
Venerdì e Sabato 10-23
www.mondomostre.it
www.scuderiequirinale.it
ingresso Euro 10 – ridotto 7
Catalogo Skira

Roberto Filippi


Paul Klee

Palazzo Ruspoli

  • Dal 13 Ottobre 2006

Visita guidata per i Soci di Palladio organizzata per domenica 29 ottobre ore 16.00

 

Il pittore tedesco Paul Klee (1879-1940) è uno dei più amati artisti del XX secolo. Nato in Svizzera, ha studiato a Monaco di Baviera e viaggiato in Italia prima di ritornare a Berna (nel 1902) dove trascorse un lungo periodo di isolamento, studiando il lavoro di Kandinsky ed i suoi amici di Der Blaue Reiter cosi come i cubisti e Delaunay. È a seguito di un viaggio in Tunisia nel 1914 che cominciò a sviluppare uno suo stile proprio di forme astratte e rappresentazione simbolica. Nelle parole di Sabine Rewald (curatore del Metropolitan Museum, New York), “voltando le spalle alla natura, ricavava i suoi soggetti dalla propria immaginazione, dalle sue reazioni al mondo che lo circondava, esperienze del passato intorno a lui, poesia, musica e cose botaniche e scientifiche – in sintesi, un mondo di fantasia, pieno d’ironia, bizzarria, e humor birichino tuttavia intrecciato, soprattutto verso la fine della sua vita, con la melanconia.”

Nel 1920 fu invitato ad unirsi ai docenti del Bauhaus, la scuola d’arte rivoluzionaria in Weimar. Così cominciò la decade più prolifica della sua carriera, producendo principalmente acquarelli e disegni piccoli ma squisiti. Non sorprende che una parte dei dipinti eseguiti durante gli anni al Bauhaus si riferiscono agli argomenti dei suoi corsi. La sua preoccupazione con l’interazione dei colori portò ai così detti dipinti a gradazione di colore, impregnati con un movimento andante dal chiaro allo scuro o dal primo piano allo sfondo. Altri lavori sono, contrariamente, più spiritosi, bizzarri o musicali. Nel 1931 lasciò il Bauhaus e ritornò in Svizzera con l’arrivo del regime nazista. Negli ultimi anni della sua vita, gracile ed ammalato, creò un vasto numero di gouaches e disegni illutsranti figure liriche, evanescenti, immaginarie, spesso rappresentanti angeli.

Nato a Berlino nel 1914, Heinz Berggruen emigrò negli StatiUnti nel 1936. Dopo la guerra si trasferì a Parigi dove lavorò per l’UNESCO e, nel 1948, prese la decisione determinante di aprire una galleria d’arte sulla rive gauche. La sua lunga carriera è associata al lavoro di artisti quali Picasso, Mirò, Matisse, Juan Gris e molti altri. Ma Paul Klee (che non incontrò mai) occupava un posto speciale tra i suoi affetti e ripetutamente mostrava i suoi lavori, pubblicando cataloghi eleganti per l’occasione. Heinz Berggruen sta collezionando l’opera di Klee dalla metà degli anni 40. Nel 1973, ha donato 13 lavori di Klee al Musée National d’Art Moderne de Paris (oggi Centre George Pompidou), e in seguito 90 opere al Metropolitan Msueum of Art di New York. Un gruppo significativo di opere è anche presente nella collezione del Museo Berggruen di Berlino, museo fondato nel 1996 sotto nell’ambito dello Stiftung Preußischer Kulturbesitz (Soprintendenza del Polo Museale di Berlino). Come omaggio ad una carriera così strettamente associata al lavoro di Klee, l’attuale mostra riunirà lavori dai 3 musei sopra citati così come dalla collezione privata di Heinz Berggruen. Tutti i periodi e supporti sarranno rappresentati in mostra, con particolare enfasi agli anni Bauhaus.

La mostra sarà curata da Olivier Berggruen, figlio minore di Heinz Berggruen. Dopo aver studiato storia dell’arte alla Brown University e al Courtauld Institute di Londra, Olivier Berggruen ha lavorato alla Sotheby’s di Londra, prima di curare numerose mostre museali tra cui: Matisse, Yves Klein e Ed Ruscha. Egli è curatore associato dello Schirn Kunsthalle di Francoforte.


 

Raffaello alla Galleria Borghese

Galleria Borghese

  • Dal 25 Maggio 2006
 

La prima grande mostra di taglio monografico realizzata a Roma. L’evento vuole indagare la produzione pittorica di Raffaello Sanzio negli anni tra il 1505 e il 1508, in cui l’artista, prossimo a stabilirsi a Roma, dipinge la Deposizione, tuttora conservata nel Museo Borghese e getta le basi per quel rivoluzionario passaggio dalla struttura compositiva tradizionale alla concezione dinamica dello spazio che si compirà con la realizzazione degli affreschi delle Stanze Vaticane. Sono esposti in mostra capolavori provenienti dai più importanti musei del mondo quali Ritratto di Giovane (Budapest), Ritratto di Uomo (Vienna), Ritratto Femminile (Firenze), Sogno di Cavaliere e Madonna con Bambino (Londra, National Gallery), Santa Caterina (Urbino), La Belle Jardinière (Parigi, Louvre), Sacra Famiglia con l’agnello (Madrid, Prado), Madonna Niccolini-Cowper (Washington, National Gallery of Art), Madonna Colonna (Berlino, Gemäldegalerie), Madonna dei candelabri (Baltimora, The Walters Art Museum).


 

Giulio Aristide Sartorio

Galleria Borghese

 

Centosette tra oli e tempere, trentotto tra carboncini e disegni, nove progetti per opere monumentali di grande formato, quaranta foto inedite del pittore e un film, “Il Mistero di Galatea”, girato da lui stesso, sono il nucleo di questa mostra antologica su Giulio Aristide Sartorio che è il punto di arrivo di una ricerca, sulla contestualizzazione globale della sua opera sin dall’ultima esposizione avvenuta nel 1933.
Vi è in Sartorio, infatti una perenne ricerca intima e stilistica che lo fa approdare a delle soluzioni di metodo e pittoriche antesignane e validissime. Accanto a questo, per il suo internazionalismo e per una innata curiosità, lui, più di altri subisce il fascino di quella civiltà industriale nascente, di quel nuovo mondo che porta con sé nuove tecniche quali la fotografia e la cinematografia.
La mostra, che nasce sotto l’egida della Camera dei Deputati e dell’Archivio Sartorio, curata da Renato Miracco, affiancato da un comitato scientifico internazionale, ripercorre la sua carriera e la sua evoluzione pittorica sin dal progressivo passaggio dal momento fortuniano, che ha caratterizzato i primi anni, verso il 1877, verso l’interesse sempre più prevalente per la pittura preraffaelita che domina gli anni Novanta con l’incontro con la pittura di Dante Gabriele Rossetti e Burne-Jones.
Di qui il passaggio agli influssi liberty nonché alla grande decorazione e ai suoi noti paesaggi della campagna romana.
La mostra sarà suddivisa in quattordici sezioni, ognuno curata da un esperto nazionale o internazionale e nessuno dei molteplici aspetti del pittore, decoratore, paesaggista, critico, fotografo, cineasta, saggista verrà trascurato per fornire, per la prima volta un quadro completo ed esaustivo di quello che Gabriele d’Annunzio definiva : “Cantore della pittura italiana”.

 


 

Modigliani

Museo del Vittoriano

 

Una grande mostra, un evento importante per ammirare, dopo quasi mezzo secolo di assenza da Roma, più di cento opere, molte mai esposte in Italia realizzate dal grande Maestro livornese tra il 1906 ed il 1919.

Le mostra, curata dal direttore del Museo d'Arte Contemporanea di Lugano Rudy Chiappino, propone l'intero percorso creativo di Modigliani, con opere provenienti da musei italiani ed esteri, dalla Pinacoteca di Brera di Milano alla Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino, da Udine, Verona, Venezia, Vicenza e Livorno.

Saranno visibili alcuni tra i maggiori capolavori di Modiglioni, tra i quali gli splendidi ritratti di Monsieur Cheron (1915), del poeta polacco Leopold Zborowski (1916) e 'Paul Guillaume seduto', di Monsieur Baranowski (1918), Monsieur Brabanter (1919) e il ritratto a matita di Jean Cocteau. Ma anche le celebri figure femminili di 'Lolotte', (1916), la 'Bionda Renee', la 'Donna con vestito scozzese', 'Hanka Zborowska' del 1917, 'Teresa' del 1915, 'La bella spagnola' del 1918, la 'Lunia Czeschowska' del 1919.

 

 
 

Ippolito Caffi

Palazzo Braschi

  • Dal 15 Febbraio al 2 Maggio 2006
 

Palazzo Braschi ospita una grande mostra monografica che illustra l’artista e il suo tempo. E’ un momento magico per il pittore veneto, in precedenza la stessa mostra è stata allestita a Belluno e dalla metà del prossimo marzo ne verrà presentata un’altra a Genova, a Palazzo Reale, avente per tema il paesaggio ligure da lui spesso ritratto. Caffi nacque a Belluno nel 1809 e studiò a Venezia raccogliendo il testimone dei grandi vedutisti del settecento, fu ardente patriota allontanandosi del Veneto per non sottostare all’Austria, viaggiò molto e molto dipinse in Italia e all’estero; visitò Roma, Napoli, Pompei ed Ercolano, Genova, la Sicilia, Napoli e poi Parigi, l’Egitto, il Medio Oriente, Malta. Prese parte alle Guerre d’Indipendenza fino al tragico epilogo. Il sottotitolo della mostra “Luci sul Mediterraneo” inquadra chiaramente l’obiettivo di esibire il grande senso del paesaggio e della luce del Caffi alla sua epoca ritenuto uno dei migliori vedutisti. In mostra sono esposti un centinaio di dipinti e un certo quantitativo di disegni ed acquarelli nonché album e taccuini di viaggio che testimoniano la grande abilità tecnica, la straordinaria sensibilità al paesaggio e alla luce, il grande impegno nel volersi trovare in posizioni tali da poter rappresentare al meglio quanto vedeva. Fu testimone di eventi naturali, di fenomeni atmosferici, di vicende belliche, sempre pronto a fissare sui suoi taccuini prima, nelle tele poi, vedute e avvenimenti che andava ricercando con insaziabile curiosità. Ad una grande esperienza prospettica, frutto della sua formazione veneta, univa una particolare sensibilità al colore che rendeva le sue vedute affascinanti e suggestive per la cromia abbagliante e dolce con singolari effetti di luce. Le molte opere esposte provenienti da musei e da tante collezioni private ripercorrono la vita e l’arte del pittore patriota presentando al visitatore una pittura di alta capacità tecnica, di buona ispirazione e di grande senso del colore e riportano il Caffi al posto che gli compete nella pur tanto bistrattata pittura dell’ottocento.


 

Antonello da Messina

Scuderie del Quirinale

 

Lo sguardo intrigante e il sorriso enigmatico di personaggi effigiati su tavole dipinte ad olio accolgono il visitatore della mostra su Antonello da Messina, una grande rassegna monografica che riunisce una cinquantina di opere, quasi tutte quelle riconosciute dell’artista , e che si pone come la più importante esposizione dopo quella tenutasi a Messina nel 1951 che segnò il riapparire dell’artista, noto ma misterioso, nel mondo dei critici e degli storici dell’arte. Antonello, di cui si ignora il cognome, nacque intorno al 1430 a Messina ed iniziò il suo apprendistato presso il Colantonio, allora pittore di buona fama a Napoli dove alla corte degli ultimi Angioni fioriva una vivace attività culturale e giungevano opere fiamminghe del van Eyck e del van der Weyden. Nella bottega del Colantonio il giovane Antonello imparò a fondere la sontuosità dell’ultimo gotico con la minuziosa e attenta osservazione della realtà tipiche dell’arte fiamminga assorbendo anche influssi della pittura borgognona. Esempio della perfetta metabolizzazione di queste varie ispirazioni è il “ San Girolamo nello studio” presente in mostra e proveniente dalla National Gallery di Londra; il santo è rappresentato intento alla lettura assiso su una predella alla scrivania, con una libreria sul retro ed il caratteristico leone ai piedi il tutto inserito in una serie di prospettive che delimitano l’ambiente e con una pittura che cura i singoli e minuti particolari con una analisi finissima quasi utilizzasse una lente d’ingrandimento. Successivamente subì l’influsso di Piero della Francesca da cui assimilò l’inquadramento prospettico in cui collocare le immagini che assumono forme purissime contraddistinte da un grande nitore geometrico. Continuando a dipingere tavole a soggetto sacro e ritratti giunse a Venezia nel 1475 incontrando Giovanni Bellini in uno scambio di esperienze che arricchì entrambi. Dal Bellini Antonello assorbì il senso del colore unendolo alla prospettiva come appare nel “San Sebastiano” di Dresda con la corposa figura del santo in primo piano, con subito appresso edifici e figure ed uno sfondo che si dilata in lontananza con effetti suggestivi. Splendido è il paesaggio della “Crocefissione” di Londra con i tre crocefissi in primo piano e sul fondo una veduta che si spinge lontano fino ad un mare immaginario intensamente azzurro. Si specializzò in ritratti, tra cui il suo presunto “Autoritratto”, alla National Gallery di Londra, con lineamenti dolci, sguardi obliqui, colori decisi, chiaroscuro modellante. Tornato un paio d’anni dopo in Sicilia si affermò sempre più come pittore celebre per committenti nobili, ecclesiastici, conventi, confraternite, chiese, lasciandoci splendide opere alcune delle quali ancora in musei siciliani. Morì intorno al 1479 ma purtroppo di lui abbiamo notizie scarsissime in quanto il terremoto di Messina del 1908 ha distrutto archivi pubblici e privati impedendo ricerche sull’artista. Su di lui era scesa una coltre di oblio pur essendo un insigne pittore rinascimentale ma così diverso dagli stili che nello stesso tempo andavano affermandosi a Firenze e a Roma tanto celebrati dal Vasari che faceva primeggiare ad ogni costo la pittura toscana. La mostra recupera quasi tutte le tavole di Antonello provenienti dai principali musei italiani e stranieri ed esibisce una carrellata completa sull’attività dell’artista offrendo una occasione unica agli specialisti e ai semplici visitatori di studiare e confrontare le opere di un pittore che attraverso la sintesi tra luce e colore da vita a figure, architetture e paesaggi di forte impatto visivo e di grande suggestione.

 


 

Manet

Museo del Vittoriano,

  • Fino al 5 Feb 2006
 

In esposizione ben centocinquanta creazioni dell'artista che, nell'ambito del movimento impressionista, mantiene sempre una sua forte individualità. Si ispira all'arte italiana, spagnola, giapponese, a Goya, a Tiziano, al passato; si lascia sedurre dalle donne e dalla natura, e rende entrambe protagoniste di creazioni che segnano una netta cesura con l'espressione pittorica precedente.

più info sulla mostra


 
Il rito segreto. Misteri in Grecia e a Roma

Roma, Colosseo

  • fino all'8 gennaio 2006
 

La mostra, ideata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma e curata da Angelo Bottini, è dedicata ai culti misterici nel mondo antico, un tema mai approfondito nell’ambito di una esposizione archeologica e inedito anche nell’idea di allestimento.
L’esposizione documenta quei fenomeni di religiosità diffusi tra la Grecia e l’Italia antica estranei all’orizzonte del culto ufficiale che testimoniano il continuo bisogno del singolo individuo di ricercare il significato dell’esistenza e della salvezza. Oltre settanta opere provenienti dalle Soprintendenze dell’Italia centrale e meridionale, tra cui grandi statue, busti, altari, affreschi, vasi greci, rilievi ed idoli, arricchiscono il II ordine del Colosseo con la loro ‘misteriosa’ presenza, sottolineata da un allestimento di grande impatto emotivo, che gioca con la luce, il suono e le proiezioni. Il percorso si apre con diverse sculture in marmo che documentano il favore delle pratiche oracolari in Grecia e in Italia, fra le quali la celebre Fanciulla d’Anzio (da Palazzo Massimo). Una selezione di immagini dalla Grecia classica alla Roma imperiale illustrano esaurientemente i riti dionisiaci. Il percorso continua con la presentazione dei misteri eleusini, attraverso la celebre Urna Lovatelli del Museo Nazionale Romano, testimonianze vascolari e importanti rilievi. Un’ultima, articolata sezione è infine dedicata ai culti misterici di provenienza orientale e al culto di Mitra, che contribuì allo sviluppo delle tendenze monoteistiche degli ultimi secoli dell’impero romano.


Zandomeneghi.Un veneziano tra gli impressionisti

Chiostro del Bramante

  • fino al 5 marzo 2006
 

Il Chiostro del Bramante presenta la prima grande mostra antologica su uno dei grandi esponenti dell’impressionismo italiano: Zandomeneghi. Parigino d'adozione, italiano per nascita e formazione artistica, Federico Zandomeneghi è tra i pochi artisti italiani che parteciparono alla fervente vita parigina di fine Ottocento. Nato a Venezia nel 1841, Federico, convinto patriota, dopo gli studi d'arte a Venezia, partecipò attivamente alla vita politica italiana, arruolandosi molto giovane con Garibaldi. Stabilitosi a Firenze, con numerosi viaggi nella sua Venezia, risentì profondamente della compagine artistica legata alla cultura pittorica macchiaiola: Signorini, Fattori, Lega, Banti, Borrani, Sernesi, il veronese Cabianca e gli altri frequentatori del Caffè Michelangelo gli furono compagni, nelle esperienze d'arte e di vita. Nel 1874, anno di nascita dell'Impressionismo presso il Caffè Nadar, senza un particolare progetto Zandomeneghi partì per la capitale francese. Il soggiorno si prolungò tutta la vita ed egli entrò a far parte del gruppo degli impressionisti. Legato da profonda amicizia al pittore Edgar Degas, raccolse nella sua esperienza artistica l'influenza dell'amico, ma anche dei neo-impressionisti Signac e Seraut. Dipinse i soggetti tipici del movimento, ma la sua fama si legò profondamente alla maestria nel ritratto e nelle scene di vita mondana. Dame dai cappellini e dai vestiti alla moda lo legarono all'arte dell'amico Pierre-Auguste Renoir.
La mostra, organizzata dalla Fondazione Mazzotta, è un'ampia antologica del pittore. Edmondo Sacerdoti - massimo collezionista di Zandomeneghi - e Tulliola Sparagni, curatori dell'evento, ripercorrono le tappe salienti dell'opera, rendendo ragione di diverse letture critiche. Da una parte si considera Zandomeneghi un artista esclusivamente italiano, ponte artistico tra Venezia e i Macchiaioli prima e tra questi ultimi e gli impressionisti poi; dall'altra, invece, egli rientra nel capitolo considerato come “impressionismo italiano”, con la sua forte appartenenza a detta cultura, senza smentire le radici veneziane. La mostra offre l’unica opportunità per ammirare oltre 100 dipinti e 30 disegni del maestro esposte a confronto con dipinti di Renoir, Pissarro, Degas, Tolouse-Lautrec.

visita per i Spci di Palladio organizzata per l'8 dicembre


Il Settecento a Roma

Museo Nazionale di Palazzo venezia

  • Fino al 26 Febbraio 2006
 

Il Museo Nazionale di Palazzo Venezia, sino al 26 febbraio, ospita la mostra "Il '700 a Roma". 230 opere che testimoniano di un secolo che apre alla modernità.(18-11-2005) “Questa mostra copre un lasso di tempo vastissimo e ha l’ambizione di riesaminare un periodo storico molto vicino alla nostra epoca, senza soprassalti cronologici e senza forzature ideologiche ma con intenti precisi che scaturiscono da una serena valutazione delle opere d’arte e delle molte situazioni del tempo, fervido quanti altri mai nella produzione culturale ma difficile da decifrare secondo scansioni su cui ancora oggi non esiste un accordo della storiografia consolidata e, proprio per questo, passibile di nuove ricerche e nuove deduzioni”. L’esposizione nasce da un progetto ambizioso, costruito in tre anni di ricerca di un comitato scientifico internazionale riunendo opere provenienti da tutto il mondo. Molte di queste tornano a Roma per la prima volta; altre sono state restaurate per l’occasione con uno sforzo organizzativo straordinario.“Se vuoi conoscere degli uomini, questo è il vero sito, uomini di straordinari talenti, e di nobilissimi requisiti…la libertà in altri stati e in altre repubbliche non è che un’ombra rispetto alla libertà di Roma... Qui si gode il privilegio di pensare in maniera tutta propria”. Così, nel 1756, Winckelmann definiva il clima della città eterna. Roma riveste allora un ruolo fondamentale come capitale della cultura e crocevia d’Europa.Questo volto sempre più diversificato della città può essere raccontato solo attraverso una molteplicità di testimonianze con le quali è costruita la mostra: dipinti, sculture, pezzi archeologici, arredi, costumi, libri e disegni. Oggetti diversi, accostati fra loro da legami evidenti anche al grande pubblico. Uun percorso cronologico e tematico è diviso in sezioni a soggetto. Si parte così dall’enfasi tardo barocca che gradualmente si stempera in grazia e ragionevolezza secondo i dettami dell’Arcadia, seguiti da artisti sia italiani sia stranieri, soprattutto i tanti francesi presenti a Roma. Per documentare questo passaggio è stata scelta un’opera eccezionale, mai esposta in Italia: il grande dipinto con Apollo che incorona il marchese Pallavicini, mecenate e protagonista del mondo delle arti, dipinta dal suo protetto Carlo Maratti, conservata nella dimora patrizia di Stourhead, in Gran Bretagna. Le presenze italiane e straniere si mescolano in una città che si mette continuamente in scena alternando spettacoli teatrali, mascherate, feste spettacolari e cerimonie religiose. L’antico, da sempre polo di attrazione della città, dal chiuso delle collezioni private passa ai musei pubblici. Un viaggio ricco di spunti e di opere, circa 230, nasce da un taglio espositivo sintetico e didattico per esprimere un secolo che, nella propria vocazione divulgativa, apre alla modernità.

visita per i Soci di Palladio organizzata per fine Gennaio 06


Pasolini 30 anni dopo

Museo di Roma in Trastevere

  • Fino al 22 gennaio 2006
 

Roma e Pasolini: un rapporto viscerale. La Città Eterna vuole rendere omaggio all'uomo, all'artista, al comunicatore, in occasione dei trent'anni dalla sua scomparsa, con tre mostre. Pasolini e Roma. Una ricca serie di documenti inediti - tra fotografie, film, documentari, dattiloscritti originali - che raccontano l'arrivo dello scrittore a Roma e i rapporti allacciati con gli esponenti del mondo culturale di quel periodo.
Miracolo a Roma. Angelo Pennoni sul set di Accattone. Ben sessanta fotografie scattate sul set cinematografico del film "Accattone": un disegno dei tratti di questo personaggio che diventa mito, un ritratto che il pittore Pasolini fa alla borgata.
La lunga strada di sabbia. Fotografie di Philippe Séclier. "La lunga strada di sabbia" è un reportage di Pasolini sulla moda delle vacanze, che ripercorre le tappe di un suo viaggio iniziato in Versilia e terminato a Trieste. Il fotografo Séclier, nel 2001, fa lo stesso viaggio, realizzandone un reportage fotografico: i suoi scatti, in bianco e nero, sono esposti insieme ai dattiloscritti di Pasolini.


Alberto Burri

Scuderie del Quirinale

 

Nel decimo anniversario della scomparsa di Alberto Burri (1995-2005) la mostra, promossa dall’Azienda Speciale Palaexpo con la collaborazione della “Fondazione Albizzini-Collezione Burri” di Città di Castello, intende presentare l’opera di Burri al centro di quella radicale trasformazione delle forme e delle tecniche artistiche che ha interessato la produzione internazionale, a cominciare dagli anni Cinquanta, grazie proprio alle innovazioni introdotte dall’artista.
La prima parte dell’esposizione sarà dedicata alle opere di quegli artisti che, contemporaneamente ad Alberto Burri, anche se con differenti approcci, hanno operato nella direzione di un profondo rinnovamento (Antoni Tàpies, Jean Fautrier, Jean Dubuffet, Yves Klein, Lucio Fontana, Robert Rauschenberg, Jasper Johns, Cy Twombly, Franz Kline, Afro, Jim Dine). Esse saranno presentate in mostra insieme ad un nucleo di opere del maestro di Città di Castello nei principali passaggi del suo intero svolgimento, dalle iniziali prove con i sacchi, ai legni e ai ferri, alle plastiche, alle combustioni, ai cretti fino ai grandi cellotex.
La seconda parte della mostra presenterà artisti italiani e stranieri che dopo Burri hanno introdotto materiali extrapittorici nella loro opera di pittori (o detriti o avanzi industriali nelle loro sculture), mutando radicalmente il volto dell’arte nella seconda metà del XX secolo. Tra gli artisti rappresentati figureranno Joseph Beuys, Anselm Kiefer, Piero Manzoni, Ettore Colla, Mimmo Rotella, Manuel Millares, Rafael Canogar, Jacques Villeglé, Salvatore Scarpitta, Giuseppe Uncini, Mario Ceroli, Arman, César, Daniel Spoerri, Jannis Kounellis, Michelangelo Pistoletto, Gilberto Zorio, Giuseppe Penone, Anselm Kiefer, Julian Schnabel.



   

I Castellani e l'oreficeria archeologica italiana

Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

 
Villa Giulia è un pregevole edificio rinascimentale fatto costruire intorno al 1550 da Papa Giulio III Ciocchi dal Monte con l’opera degli architetti Vasari, Vignola e Ammannati; nonostante le traversie subite in quattro secoli mantiene le sue linee eleganti, qualche sala affrescata ed un magnifico ninfeo dove si effettua la consegna del Premio Strega. Sin dal 1889 è stata destinata a sede del Museo Etrusco e contiene una delle maggiori raccolte italiane di reperti, generalmente funerari, appartenenti a questo popolo. Numerose sono le antiche raccolte confluite nel museo e tra esse spicca l’importanza della Collezione Castellani comprendente ceramiche, bronzi e splendide oreficerie costituite sia dai gioielli antichi etruschi che da moderne creazioni di epoca ottocentesca. I Castellani furono una famiglia di orafi che ebbe grande fama nella Roma del secondo Ottocento, il capostipite Fortunato Pio aprì bottega nel 1814 specializzandosi nella produzione di gioielli e di oggetti d’arte secondo il gusto neoclassico allora dominante; due dei suoi figli seguirono le sue orme, il primo, Alessandro, dopo una giovinezza avventurosa si trasferì a Parigi aprendo una affermata succursale della bottega romana lanciando sia nell’ambiente francese che in quello inglese la moda del gioiello “all’antica”. Si dedicò anche all’attività di antiquario effettuando scavi in varie località collezionando, comprando e vendendo reperti. Voci malevole gli attribuirono anche la fama di falsario e di truffatore per la vendita di oggetti da lui creati e fatti passare per antichi. Il fratello Augusto produsse e commerciò moltissimi gioielli in tutto il mondo e collezionò anch’egli oreficerie antiche e moderne sino a costituire una imponente raccolta. Divenne direttore onorario dei Musei Capitolini e tenne bottega in un palazzo in piazza Fontana di Trevi, dove un secolo dopo abitò il Presidente Pertini, facendone un centro culturale, specie in campo antiquario, di consolidata fama e prestigio. Con l’inizio del secolo e con i cambiamenti di moda la bottega decadde e l’ultimo orafo Castellani, Alfredo figlio di Augusto, cedette allo Stato la sua collezione comprendente sia oggetti antichi che opere della pluridecennale attività della famiglia.Acquisita nel 1919 la Collezione Castellani fu collocata a Villa Giulia nel 1930 al piano nobile della palazzina dove nella sala detta “dei Sette Colli” è ospitata la sezione dedicata alle oreficerie contrapponendo gioielli antichi e moderni; i reperti sono raccolti secondo criteri cronologici e tipologici dall’epoca arcaica, a quella etrusca, all’età romana, con inclusioni di gioielli del Vicino Oriente e anche di origine precolombiana. C’è anche una raccolta di 385 gemme e paste vitree di varia origine. A fronte i manufatti ottocenteschi contraddistinti dal marchio di due C intrecciate simbolo della bottega, con una serie di splendidi reperti che imitano quelli antichi con effetti di grande suggestione alternando ori, mosaico minuto, paste, pietre preziose. Con i gioielli sparsi in musei e collezioni di ogni parte del mondo è stata organizzata la mostra “I Castellani e l’oreficeria archeologica italiana” che dopo essere passata per New York e Londra è ora giunta a Roma al Museo di Valle Giulia ospitata nella sala “delle Arti e delle Scienze” vicina a quelle che contiene la Collezione che ha base nel museo. La mostra ricostruisce un secolo di attività di una celebre bottega orafa e la personalità e le capacità dei vari artigiani che vi hanno operato; l’allestimento rievoca in parte la suggestione della bottega di Piazza Fontana di Trevi anche con la ricostruzione di un angolo del negozio con due manichini di acquirenti, in costume d’epoca, intente ad ammirare i gioielli esposti. I circa 250 oggetti in mostra comprendono preziosi che a suo tempo furono acquistati da membri dell’aristocrazia europea, pezzi già della celebre Collezione Campana venduta sul mercato antiquario di Parigi, mosaici finissimi, smeraldi, cammei, spille, in uno splendore di ori che cattura lo sguardo del visitatore. La mostra è stata sponsorizzata dal Nobile Collegio di S. Eligio degli Orefici e dalla Federazione Italiana Tabaccai che ha un particolare legame con il Museo Etrusco dove ha già finanziato il restauro della grande statua in terracotta nota come l’Apollo di Veio e sta curando il restauro dell’altra statua del gruppo, l’Eracle.
Roberto Filippi


La Parola Scolpita

Musei Vaticani, Museo Pio Cristiano

  • Fino al 7 gennaio 2006
 
 Massimo Taparelli dei Marchesi d’Azeglio è noto come statista e scrittore; fu uno dei massimi esponenti risorgimentali della corrente moderata, liberale, monarchica e federalista, passò anche all’azione combattendo nella Prima Guerra d’Indipendenza e rimanendo ferito nella difesa di Vicenza. Incaricato da Vittorio Emanuele II divenne Primo Ministro mantenendo l’incarico per quattro anni per cedere poi il posto a Cavour. Nel 1859 fu Commissario per le Romagne favorendone l’annessione al Regno d’Italia, ritiratosi a vita privata morì nel 1866. La sua produzione letteraria iniziò in età giovanile ispirandosi a Cesare Balbo e al Manzoni di cui sposò la figlia Giulia; divenne notissimo nell’Italia degli anni Trenta e Quaranta dell’Ottocento per i suoi romanzi storici “Ettore Fieramosca” e “Nicolò dei Lapi” in cui, evocando antichi eventi, tentava di risvegliare il patriottismo degli Italiani. Come politico scrisse “Gli ultimi casi di Romagna”, “Proposte di un programma per l’opinione nazionale italiana” e “Questioni Urgenti” circa la scelta di Roma capitale. La sua ultima opera “I miei ricordi” apparsa postuma nel 1867 è un interessante e dotto esempio di memorialistica risorgimentale. Meno nota è la sua attività di pittore del resto esercitata a livello dilettantistico anche se molto accattivante. Tra il 1818 e il 1826 il giovane d’Azeglio soggiornò a Roma con il padre ambasciatore, in Palazzo Fiano al Corso, ove ora è una targa ricordo, studiando pittura , visitando la città e i dintorni, frequentando la buona società. Le sue opere sono in parte ospitate al Museo Civico di Torino e consistono per lo più in paesaggi delicati e malinconici di ispirazione romantica come era di moda nel primo trentennio del XIX secolo. Alcuni dei suoi dipinti sono esposti in una piccola mostra sugli “Anni Romani del giovane d’Azeglio” al Museo Praz. Questo è una singolarissima casa-museo che ospitò per anni il grande letterato, linguista e critico Marco Praz e che dopo la sua morte fu trasformato in museo. E’ un grande appartamento in Palazzo Primoli stipato, a somiglianza del Vittoriale, di quadri, statuette, disegni, incisioni, mobili in un pittoresco e affastellato disordine. Il legame tra Praz e d’Azeglio è esile: è il catalogo di una mostra sul pittore tenutasi a Torino, che il letterato visitò il 29 maggio 1951, conservato nella biblioteca del museo e la somiglianza tra l’opera giovanile del d’Azeglio e i tanti dipinti similari che affollano le pareti dell’appartamento. I quadri del giovane pittore piemontese esposti sono una decina, un autoritratto e vari paesaggi che illustrano la Roma degli anni della Restaurazione, le sue rovine, il verde delle sue ville, il suo popolo; sono in qualche caso anche testimonianza di un mondo sparito che ha lasciato una profonda impronta della sua bellezza e della sua armonia. E’ un aspetto inedito di quello che è considerato un austero Padre della Patria ed un piacevole piccolo viaggio nella Roma di quasi due secoli fa uniti ad una interessante visita ad una casa-museo ricca di oggetti a ancor più di atmosfere.
Roberto Filippi
Museo Mario Praz via Zanardelli 1
Dal 21 ottobre 2005 al 26 febbraio 2006
Tel, 06.6861089


Il Colore del Fasto

Palazzo Altemps

  • Fino al 18 aprile 2006
 


Il titolo è “ il colore del fasto” ed effettivamente colore e fasto sono la nota dominante della mostra che si tiene a Palazzo Altemps a cura della Soprintendenza Archeologica di Roma e che espone i reperti ritrovati in occasione dei lavori compiuti, prima del Giubileo del 2000, per la costruzione del grande parcheggio sotterraneo adiacente al Traforo Amedeo d’Aosta. I lavori all’epoca furono molto discussi, ci fu chi accusò autorità e scavatori di aver distrutto reperti di grande valore e forse qualcosa di vero c’è in questa voce, ma molto è stato salvato anche se gli ambienti scavati sono stati demoliti dopo aver rimosso quanto asportabile. Secondo fonti di epoca classica nella zona dell’Ager Vaticanus sorgevano alcune ville lussuose appartenenti a famiglie di rango senatorio, fra esse quella di Agrippina Maggiore nipote di Augusto e madre di Caligola e quella di Domizia zia di Nerone che la fece uccidere per ereditarne l’immenso patrimonio; sotto l’Ospedale di Santo Spirito sono visibili resti di murature romane attribuibili a qualcuna delle ville sopra citate. Durante i lavori per il parcheggio sono stati rinvenuti locali decorati con affreschi a finte architetture con motivi decorativi a figure che sono stati staccati ed ora sono in mostra; in uno degli ambienti è stata rinvenuta una raccolta di materiali marmorei lavorati, accuratamente accatastati come per un uso successivo anche se si ignora cosa l’abbia impedito. Sono circa cinquecento pezzi di marmo bianco o colorato che si stima fossero appartenuti ad un unico complesso edilizio in costruzione o in ristrutturazione e che danno l’idea, come si nota in alcune ipotesi ricostruttive, di grande lusso unito ad un elevato gusto estetico. Si segnalano tra il centinaio di pezzi esposti un paio di grandi capitelli in marmo rosso antico con inserti di altre qualità, alcuni capitelli in marmo bianco di stile corinzio ed altri piccoli raffiguranti delfini. Sono da notare un pregevole ritratto di Afrodite e bellissime e rare lastre di alabastro orientale usato per decorazione. Si tratta di pochi resti che tuttavia danno l’esatta immagine di quale dovesse essere lo splendore della ricca villa romana tra il I e il II secolo d.C. di cui peraltro si ignora l’eventuale storia successiva. La mostra ben si inserisce in quel gioiello rinascimentale che è il Palazzo Altemps fatto terminare, dopo lunghi lavori protrattisi per quasi un secolo, dall’omonimo Cardinale nella seconda metà del cinquecento con un magnifico cortile porticato, un imponente scalone e molte sale nelle quali restano purtroppo pochi resti dell’originale decorazione pittorica. Dopo varie vicende che lo condussero ad un grave degrado il Palazzo è stato acquistato dallo Stato che lo ha assegnato alla Soprintendenza Archeologica di Roma che ne ha curato il restauro e lo ha destinato a sede di raccolte storiche di statue antiche; è esposta la Collezione Ludovisi con decine di opere notissime sin dal ‘500 e i resti delle Altemps, Mattei e Del Drago smembrate dalle vicissitudini storiche. Pezzi di rara bellezza e di grande interesse sono: il Galata Suicida, il Grande Sarcofago Ludovisi, un rilievo in marmo rosso antico, il discusso Trono Ludovisi, l’Ares, l’Oreste ed Eletta, l’Hermes, il Dioniso con Satiro, tutte di origine romana con ampi restauri ed integrazioni effettuati nel ‘600 da celebri scultori. Degno di nota è un imponente camino cinquecentesco con lo stemma degli Altemps e la Cappella con il sepolcro, in una antica vasca, di Papa Aniceto unico pontefice seppellito in una dimora privata. In sostanza una mostra interessante in un altrettanto interessante contenitore.

Roberto Filippi

  e ancora.....
François-Marie Banier. Perdre la tête
27 ottobre 2005 - 9 gennaio 2006

Accademia di Francia - Villa Medici
Viale Trinità di Monti 11
Tel. 06-6761209
Orari: 11-19, martedì chiuso

 
 
Picasso e la sua epoca
Fino all'8 gennaio 2006

Fondazione Memmo
Palazzo Ruspoli
Via del Corso 418
Tel. 06-6874704
Orari: mar-dom 9:30-20:30, gio-ven-sab 9:30-23

 
 
Degas. La famiglia Bellelli
2 ottobre 2005 - 22 gennaio 2006

Galleria Nazionale d'Arte Moderna
Via delle Belle Arti 131
Tel. 06-322981
Orari: 8:30-19:30, lunedì chiuso

La GNAM di Roma arricchisce il percorso espositivo presentando uno dei capolavori giovanili di Edgar Degas. Si tratta della Famiglia Bellelli, di proprietà del Musée d'Orsay. Realizzato tra il 1858 e il 1867, il quadro raffigura la zia di Degas, suo marito e le figlie. Il taglio del dipinto, decisamente originale, sembra render conto delle tensioni interne al gruppo familiare. Accanto all'opera di Degas, sono esposti altri ritratti dello stesso periodo, realizzati da Fattori, Abbati, Morelli, Toma, Cecioni.

 
 
Wolfgang Laib
14 ottobre 2005 - 9 gennaio 2006

MACRO - Museo d'Arte Contemporanea di Roma - ex Fabbrica Peroni
Via Reggio Emilia 54
Tel. 06-671070400
Orari: mar-dom 9-19, fest 9-14, lunedì chiuso

La ricerca dell'artista tedesco Wolfgang Laib, uno dei più conosciuti a livello internazionale, segue percorsi e materiali inediti quali polline, riso, cera, latte. Elementi naturali e carichi di energia coi quali dà vita a quelle che possiamo chiamare "eco-installazioni". Forte è infatti il riferimento all'ecologia, ma anche alle filosofie orientali.

 
 
Dalla Collezione
14 ottobre 2005 - 9 gennaio 2006

MACRO - Museo d'Arte Contemporanea di Roma - ex Fabbrica Peroni
Via Reggio Emilia 54
Tel. 06-671070400
Orari: mar-dom 9-19, fest 9-14, lunedì chiuso

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