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palladio turismo culturale dal 1994 |
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| le mostre a Roma segnalate da Palladio |
Benvenuto
nella pagina dedicata alle Mostre in programma a Roma |
| pagina aggiornata all'11 aprile 2007 |
| la Redazione ringrazia Roberto Filippi per gli articoli concessi |
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Albrecht Dürer alle Scuderie del Quirinale Scuderie del Quirinale Visita guidata per i Soci di Palladio organizzata per domenica 22 aprile 2007 ore 16.15 |
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Pochi artisti al mondo meritano un posto così eminente nella storia dell'arte come Albrecht Dürer (Norimberga 1471-1528). Creatore infaticabile e incarnazione quintessenziale dell'anima tedesca, ossessionato dalle regole, dalla precisione, dalla matematica come dal mistero degli astri e degli oroscopi. Artista inquieto, vitale, rigoroso ma anche fortemente visionario, affascinato dalla natura e dall'animo umano, dalla religione e dall'impegno civile, è un vero uomo "universale" dalla vita complessa ed esemplare.Non c'è forma d'arte della sua epoca su cui non si sia cimentato. Superbo rappresentante del Rinascimento, la cui grandezza non fu mai messa in dubbio, ci ha lasciato un numero notevole di opere: dipinti, incisioni, xilografie, più di mille disegni e tre libri stampati sulla geometria, le fortificazioni e la teoria delle proporzioni umane.La mostra delle Scuderie del Quirinale, Dürer e l'Italia, a cura di Kristina Herrmann Fiore, indaga per la prima volta in modo organico e approfondito i complessi rapporti tra questo artista straordinario e il nostro paese, all'insegna di una influenza reciproca e duratura. Raccontando, da un lato, quanto Dürer abbia riflettuto sulla grande arte italiana e quanto ne abbia recepito (in un confronto fra dipinti del grande maestro di Norimberga e opere di Mantegna, Giovanni Bellini, Pollaiolo, Leonardo, Agostino da Lodi, Lorenzo di Credi ...), dall'altro rintracciando il suo influsso su artisti come Pontormo, Raffaello, i Carracci, Caravaggio e i caravaggeschi fino a Domenico Fetti e Carlo Maratta. La mostra nasce in collaborazione con il Polo Museale Romano e con il Polo Museale Fiorentino e, in particolare, con la Galleria degli Uffizi e il Gabinetto delle Stampe e dei Disegni degli Uffizi. Proverranno da quest'ultimo, infatti, tutta una serie di incisioni e disegni di Dürer appartenenti alle collezioni medicee, mentre la Galleria degli Uffizi presta alle Scuderie del Quirinale - in via del tutto eccezionale - tutte le opere di Dürer in suo possesso fra cui la significativa e commovente Adorazione dei Magi, appositamente restaurata per l'occasione, il ritratto di Albrecht Dürer il Vecchio oltre che quelli degli apostoli Giacomo e Filippo. Altre opere di Dürer giungeranno dai principali musei tedeschi, da Vienna, da Washington, da Madrid e da Londra, oltre che da tutte le collezioni italiane. Il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi ospiterà nello stesso periodo la mostra Albrecht Dürer. Originali, copie, derivazioni a cura di Giovanni Maria Fara in sintonia e a complemento della mostra delle Scuderie del Quirinale. |
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Annibale Carracci al Chiostro del Bramante Chiostro del Bramante Visita guidata per i Soci di Palladio organizzata per domenica 4 febbraio 2007 ore 16.00 |
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odierna piena rivalutazione dell’arte del Seicento spetta finalmente
anche ad Annibale Carracci (1560 – 1609), che per secoli ne è
stato considerato il maggior rappresentante, l’attenzione specifica
di una mostra monografica. Sotto l’Alto Patronato del Presidente
della Repubblica Italiana, promossa dal Comune di Bologna – Cultura
e rapporti con l’Università, dal Consorzio Università
– Città di Bologna, dalla Fondazione del Monte di Bologna
e Ravenna e dal Comune di Roma, con il patrocinio del Ministero per
i Beni e le Attività Culturali, la Regione Emilia Romagna e la
Provincia di Bologna, la mostra, a cura di Daniele Benati e di Eugenio
Riccòmini, vanta un prestigioso comitato scientifico che si avvale
dei più autorevoli studiosi internazionali dell’opera di
Annibale. E’ questa la prima esposizione dedicata esclusivamente
al più giovane e più dotato dei tre Carracci, celebrato
dai suoi contemporanei come il nuovo Raffaello, autore di dipinti e
disegni fin da subito straordinariamente ammirati per novità
di invenzione e felicità di esecuzione, eretti a modello da generazioni
di artisti e oggetto di culto già dal Seicento nelle maggiori
collezioni europee. E’
una definizione che avrebbe trovato concordi i suoi primi sostenitori,
che negli anni del pontificato di Clemente VIII Aldobrandini lavorarono
nei diversi ambiti della lingua, della geografia, della storiografia,
della politica, alla costruzione di una cultura ‘italiana’
tesa a riunire le distinte specificità regionali in un progetto
nazionale concepito tra Bologna e Roma proprio negli ambienti frequentati
dai Carracci. |
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Chagall al Museo del Vittoriano Museo del Vittoriano Visita guidata per i Soci di Palladio organizzata per domenica 11 marzo 2007 ore 16.30 |
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Le favole surreali e visionarie di Marc Chagall, nate dall’incrocio delle tradizioni popolari russe con i riti ebraici, incanteranno i visitatori della grande mostra che sarà dedicata a Chagall dal 9 marzo al 1 luglio 2007 al Complesso del Vittoriano. La mostra raccoglierà circa 150 opere dell’artista russo, tra dipinti, gouaches, disegni, sculture e incisioni, che evidenzieranno come Chagall, sia stato un pittore tra i più carichi di cultura e di tradizione del ‘900.Chagall con la sua pittura rappresenta un mondo magico ispirato dalla cultura popolare russa e dalla religione ebraica. Tra i soggetti più ricorrenti figurano il mistero della nascita, le nozze nel villaggio, la vita dei contadini, i rabbini e le feste ebraiche. Le sue prime opere sono dedicate alla sua città natale; usa dei colori intensi e cupi da creare delle atmosfere inquietanti. Quando Chagall si trasferisce a Parigi nel 1910 in quel momento la corrente pittorica era il Cubismo di Pablo Picasso e Georges Braque, incomincia a frequentare questo ambiente ma ne resta sostanzialmente estraneo in quanto la sua concezione dell’arte è troppo lontana dal rigore compositivo e dalla stilizzazione cubista. Le opere realizzate nel primo soggiorno parigino non si distaccano sensibilmente dalle precedenti. Restano legate a un mondo fantastico, dove vige la logica delle favole. Cambia solo il modo di utilizzare il colore, decisamente influenzato dal Fauvisme. Le tinte sono più vivaci e contrastanti, anche se trattate con una certa morbidezza ... nate dall’incrocio delle tradizioni popolari russe con i riti ebraici, incanteranno i visitatori della grande mostra che sarà dedicata a Chagall dal 9 marzo al 1 luglio 2007 al Complesso del Vittoriano.La mostra raccoglierà circa 150 opere dell'artista russo, tra dipinti, gouaches, disegni, sculture e incisioni, che evidenzieranno come Chagall, sia stato un pittore tra i più carichi di cultura e di tradizione del '900. fonte RomArt |
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Andy Warhol. Pentiti e non peccare più Chiostro del Bramante
Visita guidata per i Soci di Palladio organizzata per domenica 5 novembre ore 16.15 |
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"Pentiti
e non peccare più!" (Repent and Sin No More!): questo
il titolo della mostra dedicata a Andy Warhol (1930-1987) in occasione
dei dieci anni di attività del DART Chiostro del Bramante,
che iniziò le sue esposizioni d'arte contemporanea proprio
con una rassegna sull'artista Pop. |
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Matisse e Bonnard. Viva la Pittura Complesso del Vittoriano
Visita guidata per i Soci di Palladio organizzata per domenica 15 ottobre ore 17.10 Mostra e domenica 10 dicembre ore 17.10 |
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In occasione
della recente Notte Bianca, il Vittoriano ha accolto e regalato ai
romani, con orgoglio patriottico, il trofeo conquistato dagli Azzurri
lo scorso luglio a Berlino dopo una tanto commentata vittoria sulla
Nazionale francese. E’
proprio “Bonnard, Matisse e il Mediterraneo” il titolo
della mostra visitabile dal 7 ottobre 2006 al 4 febbraio 2007. Attraverso
oltre 200 opere tra oli, sculture, acquarelli, gouaches, disegni,
lettere, cartoline, documenti, un carteggio lungo una vita, si testimonierà
il forte legame tra i due maestri accomunati dall’ “amore
per la pittura” ma diversi nell'espressione formale delle loro
tele documentando il profondo rapporto di stima, amicizia, rispetto,
che unisce i due grandi, solitari, pittori del Novecento. La mostra
romana sarà un'occasione per analizzare questo percorso comune
presentando i capolavori dei due artisti tra Otto e Novecento. In un
periodo di polemiche sui prestiti circa le opere d’arte e di
litigi a distanza tra campioni e non campioni del Mondo, questa Mostra
sembra invitare a quel rispetto reciproco e a quella deliziosa capacità
di essere mossi dalla stessa passione seppure in direzioni opposte
o, comunque, non necessariamente concilianti. Complesso
del Vittoriano Orario di apertura: Dal lunedì al giovedì, ore 9.30 -19.30; venerdì e sabato 9.30 - 23.30; domenica 9.30 - 20.30. Biglietti: Intero 10 euro; ridotto 7.50 euro Roberto Filippi |
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La Cina. Nascita di un Impero Scuderie del Quirinale
Visita guidata per i Soci di Palladio organizzata per Domenica 22 Ottobre ore 16.30 e Domenica 19 Novembre ore 16.30 |
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Un film di tanti anni fa aveva il titolo “La Cina è vicina”, allora era la speranza di frange esaltate della politica dell’epoca e fortunatamente in quel frangente la Cina è rimasta ben lontana ma ora possiamo nuovamente dire e con tranquillità che la Cina è vicina , più precisamente alle Scuderie del Quirinale con una grandiosa mostra, “Cina, nascita di un impero” che espone oltre trecento oggetti artistici che riguardano la storia di quel grande paese per un millennio tra la Dinastia Zhou che fu al potere tra il 1045 e il 221 a.C. e il Primo Impero formatosi tra il 221 e il 23 a.C.. La Cina ha una storia lunga e complessa che affonda le sue radici nella preistoria e che raggiunse un primo stadio di civiltà grazie all’agricoltura sviluppatasi lungo i grandi fiumi; si formarono così i primi nuclei stabili, fiorì il commercio, si organizzarono pratiche religiose e sorsero le prime antiche e mitiche dinastie imperiali tra cui assunsero preminenza gli Shang tra il 1650 e il 1045 a.C.. Ad essi successero gli Zhou con figure mitiche di grandi re conquistatori che gettarono le basi di uno stato unitario, successivamente la dinastia decadde e si affermarono numerose dinastie locali che solo formalmente riconoscevano come sovrano il “Figlio del Cielo”, il periodo fu così tormentato che è noto nella storiografia cinese come “I Regni Combattenti”. All’inizio del III secolo a.C. emerse la Dinastia Qin che riuscì a costituire un vastissimo impero sotto la guida di un grande imperatore che assunse il nome di Qin Shi Huangdi che unificò lo stato, costruì la Muraglia Cinese contro i nomadi e si fece edificare un imponente sepolcro, circondato dalle statue in terracotta di migliaia di suoi guerrieri, da pochi decenni riscoperto. Alla sua morte Li Pong fondò la Dinastia Han, la più celebre nella storia cinese, e poi seguirono i Tang dal 618 al 907 d.C., i Song dal 960 al 1279, gli Yuan di origine mongola un cui esponente Kubilay incontrò Marco Polo e poi i Ming dal 1368 al 1644 sotto i quali iniziarono rapporti regolari con i commercianti europei ed infine i Manciù dal 1640 al 1911. In tale data l’Impero fortemente decaduto fu abolito e fu proclamata la Repubblica che tentò di adeguarsi a schemi e costumi occidentali. Nel 1949 fu costituita la Repubblica Popolare basata sul sistema comunista, seguì la Rivoluzione Culturale che destò tante illusioni in occidente ed ora la Cina è percorsa da un vivacissimo sviluppo economico poco in armonia con un regime politico fortemente autoritario. La mostra prende in esame un millennio di storia cinese, considerato il più splendido, ed espone un gran numero di reperti, generalmente di origine sepolcrale, molti dei quali in occidente per la prima volta. L’allestimento di Luca Ronconi e Margherita Palli presenta decine di statue in terracotta a grandezza naturale provenienti dall’esercito del primo Imperatore ed altre, di 70 cm., trovate nelle tombe del primo e del quarto imperatore della Dinastia Han; particolarmente interessante è una veste funebre costituita da duemila piastre di giada bianca cucite con filo d’oro e poi una grande abbondanza di vasi di bronzo provenienti da corredi tombali, piccoli oggetti sempre in bronzo, terrecotte finissime, giade e lacche dall’accurata lavorazione. Una eccezionale raccolta di oggetti forse tecnicamente distanti dalla nostra esperienza ma che ci mostrano che l’uomo nei confronti dei grandi temi della morte, della vita ultraterrena, della famiglia, del potere, del fasto, ha caratteristiche comuni quale sia la sua razza, la sua civiltà, il suo paese. E così possiamo concludere che la Cina è vicina, più di quanto si possa pensare a prima vista. Roma
Scuderie del Quirinale Roberto Filippi |
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Paul Klee Palazzo Ruspoli
Visita guidata per i Soci di Palladio organizzata per domenica 29 ottobre ore 16.00 |
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| Il pittore tedesco Paul Klee (1879-1940) è uno dei più amati artisti del XX secolo. Nato in Svizzera, ha studiato a Monaco di Baviera e viaggiato in Italia prima di ritornare a Berna (nel 1902) dove trascorse un lungo periodo di isolamento, studiando il lavoro di Kandinsky ed i suoi amici di Der Blaue Reiter cosi come i cubisti e Delaunay. È a seguito di un viaggio in Tunisia nel 1914 che cominciò a sviluppare uno suo stile proprio di forme astratte e rappresentazione simbolica. Nelle parole di Sabine Rewald (curatore del Metropolitan Museum, New York), “voltando le spalle alla natura, ricavava i suoi soggetti dalla propria immaginazione, dalle sue reazioni al mondo che lo circondava, esperienze del passato intorno a lui, poesia, musica e cose botaniche e scientifiche – in sintesi, un mondo di fantasia, pieno d’ironia, bizzarria, e humor birichino tuttavia intrecciato, soprattutto verso la fine della sua vita, con la melanconia.” Nel 1920 fu invitato ad unirsi ai docenti del Bauhaus, la scuola d’arte rivoluzionaria in Weimar. Così cominciò la decade più prolifica della sua carriera, producendo principalmente acquarelli e disegni piccoli ma squisiti. Non sorprende che una parte dei dipinti eseguiti durante gli anni al Bauhaus si riferiscono agli argomenti dei suoi corsi. La sua preoccupazione con l’interazione dei colori portò ai così detti dipinti a gradazione di colore, impregnati con un movimento andante dal chiaro allo scuro o dal primo piano allo sfondo. Altri lavori sono, contrariamente, più spiritosi, bizzarri o musicali. Nel 1931 lasciò il Bauhaus e ritornò in Svizzera con l’arrivo del regime nazista. Negli ultimi anni della sua vita, gracile ed ammalato, creò un vasto numero di gouaches e disegni illutsranti figure liriche, evanescenti, immaginarie, spesso rappresentanti angeli. Nato a Berlino nel 1914, Heinz Berggruen emigrò negli StatiUnti nel 1936. Dopo la guerra si trasferì a Parigi dove lavorò per l’UNESCO e, nel 1948, prese la decisione determinante di aprire una galleria d’arte sulla rive gauche. La sua lunga carriera è associata al lavoro di artisti quali Picasso, Mirò, Matisse, Juan Gris e molti altri. Ma Paul Klee (che non incontrò mai) occupava un posto speciale tra i suoi affetti e ripetutamente mostrava i suoi lavori, pubblicando cataloghi eleganti per l’occasione. Heinz Berggruen sta collezionando l’opera di Klee dalla metà degli anni 40. Nel 1973, ha donato 13 lavori di Klee al Musée National d’Art Moderne de Paris (oggi Centre George Pompidou), e in seguito 90 opere al Metropolitan Msueum of Art di New York. Un gruppo significativo di opere è anche presente nella collezione del Museo Berggruen di Berlino, museo fondato nel 1996 sotto nell’ambito dello Stiftung Preußischer Kulturbesitz (Soprintendenza del Polo Museale di Berlino). Come omaggio ad una carriera così strettamente associata al lavoro di Klee, l’attuale mostra riunirà lavori dai 3 musei sopra citati così come dalla collezione privata di Heinz Berggruen. Tutti i periodi e supporti sarranno rappresentati in mostra, con particolare enfasi agli anni Bauhaus. La mostra sarà curata da Olivier Berggruen, figlio minore di Heinz Berggruen. Dopo aver studiato storia dell’arte alla Brown University e al Courtauld Institute di Londra, Olivier Berggruen ha lavorato alla Sotheby’s di Londra, prima di curare numerose mostre museali tra cui: Matisse, Yves Klein e Ed Ruscha. Egli è curatore associato dello Schirn Kunsthalle di Francoforte. |
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Raffaello alla Galleria Borghese Galleria Borghese
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| La prima grande mostra di taglio monografico realizzata a Roma. L’evento vuole indagare la produzione pittorica di Raffaello Sanzio negli anni tra il 1505 e il 1508, in cui l’artista, prossimo a stabilirsi a Roma, dipinge la Deposizione, tuttora conservata nel Museo Borghese e getta le basi per quel rivoluzionario passaggio dalla struttura compositiva tradizionale alla concezione dinamica dello spazio che si compirà con la realizzazione degli affreschi delle Stanze Vaticane. Sono esposti in mostra capolavori provenienti dai più importanti musei del mondo quali Ritratto di Giovane (Budapest), Ritratto di Uomo (Vienna), Ritratto Femminile (Firenze), Sogno di Cavaliere e Madonna con Bambino (Londra, National Gallery), Santa Caterina (Urbino), La Belle Jardinière (Parigi, Louvre), Sacra Famiglia con l’agnello (Madrid, Prado), Madonna Niccolini-Cowper (Washington, National Gallery of Art), Madonna Colonna (Berlino, Gemäldegalerie), Madonna dei candelabri (Baltimora, The Walters Art Museum). |
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Giulio Aristide Sartorio Galleria Borghese
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| Centosette
tra oli e tempere, trentotto tra carboncini e disegni, nove progetti
per opere monumentali di grande formato, quaranta foto inedite del pittore
e un film, “Il Mistero di Galatea”, girato da lui stesso,
sono il nucleo di questa mostra antologica su Giulio Aristide Sartorio
che è il punto di arrivo di una ricerca, sulla contestualizzazione
globale della sua opera sin dall’ultima esposizione avvenuta nel
1933.
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Modigliani Museo del Vittoriano
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Una grande mostra, un evento importante per ammirare, dopo quasi mezzo secolo di assenza da Roma, più di cento opere, molte mai esposte in Italia realizzate dal grande Maestro livornese tra il 1906 ed il 1919. Le mostra, curata dal direttore del Museo d'Arte Contemporanea di Lugano Rudy Chiappino, propone l'intero percorso creativo di Modigliani, con opere provenienti da musei italiani ed esteri, dalla Pinacoteca di Brera di Milano alla Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino, da Udine, Verona, Venezia, Vicenza e Livorno. Saranno visibili alcuni tra i maggiori capolavori di Modiglioni, tra i quali gli splendidi ritratti di Monsieur Cheron (1915), del poeta polacco Leopold Zborowski (1916) e 'Paul Guillaume seduto', di Monsieur Baranowski (1918), Monsieur Brabanter (1919) e il ritratto a matita di Jean Cocteau. Ma anche le celebri figure femminili di 'Lolotte', (1916), la 'Bionda Renee', la 'Donna con vestito scozzese', 'Hanka Zborowska' del 1917, 'Teresa' del 1915, 'La bella spagnola' del 1918, la 'Lunia Czeschowska' del 1919.
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Ippolito Caffi Palazzo Braschi
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| Palazzo Braschi ospita una grande mostra monografica che illustra l’artista e il suo tempo. E’ un momento magico per il pittore veneto, in precedenza la stessa mostra è stata allestita a Belluno e dalla metà del prossimo marzo ne verrà presentata un’altra a Genova, a Palazzo Reale, avente per tema il paesaggio ligure da lui spesso ritratto. Caffi nacque a Belluno nel 1809 e studiò a Venezia raccogliendo il testimone dei grandi vedutisti del settecento, fu ardente patriota allontanandosi del Veneto per non sottostare all’Austria, viaggiò molto e molto dipinse in Italia e all’estero; visitò Roma, Napoli, Pompei ed Ercolano, Genova, la Sicilia, Napoli e poi Parigi, l’Egitto, il Medio Oriente, Malta. Prese parte alle Guerre d’Indipendenza fino al tragico epilogo. Il sottotitolo della mostra “Luci sul Mediterraneo” inquadra chiaramente l’obiettivo di esibire il grande senso del paesaggio e della luce del Caffi alla sua epoca ritenuto uno dei migliori vedutisti. In mostra sono esposti un centinaio di dipinti e un certo quantitativo di disegni ed acquarelli nonché album e taccuini di viaggio che testimoniano la grande abilità tecnica, la straordinaria sensibilità al paesaggio e alla luce, il grande impegno nel volersi trovare in posizioni tali da poter rappresentare al meglio quanto vedeva. Fu testimone di eventi naturali, di fenomeni atmosferici, di vicende belliche, sempre pronto a fissare sui suoi taccuini prima, nelle tele poi, vedute e avvenimenti che andava ricercando con insaziabile curiosità. Ad una grande esperienza prospettica, frutto della sua formazione veneta, univa una particolare sensibilità al colore che rendeva le sue vedute affascinanti e suggestive per la cromia abbagliante e dolce con singolari effetti di luce. Le molte opere esposte provenienti da musei e da tante collezioni private ripercorrono la vita e l’arte del pittore patriota presentando al visitatore una pittura di alta capacità tecnica, di buona ispirazione e di grande senso del colore e riportano il Caffi al posto che gli compete nella pur tanto bistrattata pittura dell’ottocento. |
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Antonello da Messina Scuderie del Quirinale
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Lo sguardo intrigante e il sorriso enigmatico di personaggi effigiati su tavole dipinte ad olio accolgono il visitatore della mostra su Antonello da Messina, una grande rassegna monografica che riunisce una cinquantina di opere, quasi tutte quelle riconosciute dell’artista , e che si pone come la più importante esposizione dopo quella tenutasi a Messina nel 1951 che segnò il riapparire dell’artista, noto ma misterioso, nel mondo dei critici e degli storici dell’arte. Antonello, di cui si ignora il cognome, nacque intorno al 1430 a Messina ed iniziò il suo apprendistato presso il Colantonio, allora pittore di buona fama a Napoli dove alla corte degli ultimi Angioni fioriva una vivace attività culturale e giungevano opere fiamminghe del van Eyck e del van der Weyden. Nella bottega del Colantonio il giovane Antonello imparò a fondere la sontuosità dell’ultimo gotico con la minuziosa e attenta osservazione della realtà tipiche dell’arte fiamminga assorbendo anche influssi della pittura borgognona. Esempio della perfetta metabolizzazione di queste varie ispirazioni è il “ San Girolamo nello studio” presente in mostra e proveniente dalla National Gallery di Londra; il santo è rappresentato intento alla lettura assiso su una predella alla scrivania, con una libreria sul retro ed il caratteristico leone ai piedi il tutto inserito in una serie di prospettive che delimitano l’ambiente e con una pittura che cura i singoli e minuti particolari con una analisi finissima quasi utilizzasse una lente d’ingrandimento. Successivamente subì l’influsso di Piero della Francesca da cui assimilò l’inquadramento prospettico in cui collocare le immagini che assumono forme purissime contraddistinte da un grande nitore geometrico. Continuando a dipingere tavole a soggetto sacro e ritratti giunse a Venezia nel 1475 incontrando Giovanni Bellini in uno scambio di esperienze che arricchì entrambi. Dal Bellini Antonello assorbì il senso del colore unendolo alla prospettiva come appare nel “San Sebastiano” di Dresda con la corposa figura del santo in primo piano, con subito appresso edifici e figure ed uno sfondo che si dilata in lontananza con effetti suggestivi. Splendido è il paesaggio della “Crocefissione” di Londra con i tre crocefissi in primo piano e sul fondo una veduta che si spinge lontano fino ad un mare immaginario intensamente azzurro. Si specializzò in ritratti, tra cui il suo presunto “Autoritratto”, alla National Gallery di Londra, con lineamenti dolci, sguardi obliqui, colori decisi, chiaroscuro modellante. Tornato un paio d’anni dopo in Sicilia si affermò sempre più come pittore celebre per committenti nobili, ecclesiastici, conventi, confraternite, chiese, lasciandoci splendide opere alcune delle quali ancora in musei siciliani. Morì intorno al 1479 ma purtroppo di lui abbiamo notizie scarsissime in quanto il terremoto di Messina del 1908 ha distrutto archivi pubblici e privati impedendo ricerche sull’artista. Su di lui era scesa una coltre di oblio pur essendo un insigne pittore rinascimentale ma così diverso dagli stili che nello stesso tempo andavano affermandosi a Firenze e a Roma tanto celebrati dal Vasari che faceva primeggiare ad ogni costo la pittura toscana. La mostra recupera quasi tutte le tavole di Antonello provenienti dai principali musei italiani e stranieri ed esibisce una carrellata completa sull’attività dell’artista offrendo una occasione unica agli specialisti e ai semplici visitatori di studiare e confrontare le opere di un pittore che attraverso la sintesi tra luce e colore da vita a figure, architetture e paesaggi di forte impatto visivo e di grande suggestione.
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Manet Museo del Vittoriano,
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In esposizione ben centocinquanta creazioni dell'artista che, nell'ambito del movimento impressionista, mantiene sempre una sua forte individualità. Si ispira all'arte italiana, spagnola, giapponese, a Goya, a Tiziano, al passato; si lascia sedurre dalle donne e dalla natura, e rende entrambe protagoniste di creazioni che segnano una netta cesura con l'espressione pittorica precedente. |
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Il
rito segreto. Misteri in Grecia e a Roma Roma, Colosseo
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| La
mostra, ideata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma e curata da
Angelo Bottini, è dedicata ai culti misterici nel mondo antico,
un tema mai approfondito nell’ambito di una esposizione archeologica
e inedito anche nell’idea di allestimento. |
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Zandomeneghi.Un
veneziano tra gli impressionisti Chiostro del Bramante
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Il Chiostro del
Bramante presenta la prima grande mostra antologica su uno dei grandi
esponenti dell’impressionismo italiano: Zandomeneghi. Parigino
d'adozione, italiano per nascita e formazione artistica, Federico
Zandomeneghi è tra i pochi artisti italiani che parteciparono
alla fervente vita parigina di fine Ottocento. Nato a Venezia nel
1841, Federico, convinto patriota, dopo gli studi d'arte a Venezia,
partecipò attivamente alla vita politica italiana, arruolandosi
molto giovane con Garibaldi. Stabilitosi a Firenze, con numerosi viaggi
nella sua Venezia, risentì profondamente della compagine artistica
legata alla cultura pittorica macchiaiola: Signorini, Fattori, Lega,
Banti, Borrani, Sernesi, il veronese Cabianca e gli altri frequentatori
del Caffè Michelangelo gli furono compagni, nelle esperienze
d'arte e di vita. Nel 1874, anno di nascita dell'Impressionismo presso
il Caffè Nadar, senza un particolare progetto Zandomeneghi
partì per la capitale francese. Il soggiorno si prolungò
tutta la vita ed egli entrò a far parte del gruppo degli impressionisti.
Legato da profonda amicizia al pittore Edgar Degas, raccolse nella
sua esperienza artistica l'influenza dell'amico, ma anche dei neo-impressionisti
Signac e Seraut. Dipinse i soggetti tipici del movimento, ma la sua
fama si legò profondamente alla maestria nel ritratto e nelle
scene di vita mondana. Dame dai cappellini e dai vestiti alla moda
lo legarono all'arte dell'amico Pierre-Auguste Renoir. visita per i Spci di Palladio organizzata per l'8 dicembre |
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Il
Settecento a Roma Museo Nazionale di Palazzo venezia
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| Il Museo Nazionale di Palazzo Venezia, sino al 26 febbraio, ospita la mostra "Il '700 a Roma". 230 opere che testimoniano di un secolo che apre alla modernità.(18-11-2005) “Questa mostra copre un lasso di tempo vastissimo e ha l’ambizione di riesaminare un periodo storico molto vicino alla nostra epoca, senza soprassalti cronologici e senza forzature ideologiche ma con intenti precisi che scaturiscono da una serena valutazione delle opere d’arte e delle molte situazioni del tempo, fervido quanti altri mai nella produzione culturale ma difficile da decifrare secondo scansioni su cui ancora oggi non esiste un accordo della storiografia consolidata e, proprio per questo, passibile di nuove ricerche e nuove deduzioni”. L’esposizione nasce da un progetto ambizioso, costruito in tre anni di ricerca di un comitato scientifico internazionale riunendo opere provenienti da tutto il mondo. Molte di queste tornano a Roma per la prima volta; altre sono state restaurate per l’occasione con uno sforzo organizzativo straordinario.“Se vuoi conoscere degli uomini, questo è il vero sito, uomini di straordinari talenti, e di nobilissimi requisiti…la libertà in altri stati e in altre repubbliche non è che un’ombra rispetto alla libertà di Roma... Qui si gode il privilegio di pensare in maniera tutta propria”. Così, nel 1756, Winckelmann definiva il clima della città eterna. Roma riveste allora un ruolo fondamentale come capitale della cultura e crocevia d’Europa.Questo volto sempre più diversificato della città può essere raccontato solo attraverso una molteplicità di testimonianze con le quali è costruita la mostra: dipinti, sculture, pezzi archeologici, arredi, costumi, libri e disegni. Oggetti diversi, accostati fra loro da legami evidenti anche al grande pubblico. Uun percorso cronologico e tematico è diviso in sezioni a soggetto. Si parte così dall’enfasi tardo barocca che gradualmente si stempera in grazia e ragionevolezza secondo i dettami dell’Arcadia, seguiti da artisti sia italiani sia stranieri, soprattutto i tanti francesi presenti a Roma. Per documentare questo passaggio è stata scelta un’opera eccezionale, mai esposta in Italia: il grande dipinto con Apollo che incorona il marchese Pallavicini, mecenate e protagonista del mondo delle arti, dipinta dal suo protetto Carlo Maratti, conservata nella dimora patrizia di Stourhead, in Gran Bretagna. Le presenze italiane e straniere si mescolano in una città che si mette continuamente in scena alternando spettacoli teatrali, mascherate, feste spettacolari e cerimonie religiose. L’antico, da sempre polo di attrazione della città, dal chiuso delle collezioni private passa ai musei pubblici. Un viaggio ricco di spunti e di opere, circa 230, nasce da un taglio espositivo sintetico e didattico per esprimere un secolo che, nella propria vocazione divulgativa, apre alla modernità. visita per i Soci di Palladio organizzata per fine Gennaio 06 |
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Pasolini 30 anni dopo Museo di Roma in Trastevere
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Roma
e Pasolini: un rapporto viscerale. La Città Eterna vuole rendere
omaggio all'uomo, all'artista, al comunicatore, in occasione dei trent'anni
dalla sua scomparsa, con tre mostre. Pasolini e Roma. Una ricca serie
di documenti inediti - tra fotografie, film, documentari, dattiloscritti
originali - che raccontano l'arrivo dello scrittore a Roma e i rapporti
allacciati con gli esponenti del mondo culturale di quel periodo. |
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Alberto Burri Scuderie del Quirinale
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| Nel
decimo anniversario della scomparsa di Alberto Burri (1995-2005) la
mostra, promossa dall’Azienda Speciale Palaexpo con la collaborazione
della “Fondazione Albizzini-Collezione Burri” di Città
di Castello, intende presentare l’opera di Burri al centro di
quella radicale trasformazione delle forme e delle tecniche artistiche
che ha interessato la produzione internazionale, a cominciare dagli
anni Cinquanta, grazie proprio alle innovazioni introdotte dall’artista.
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I Castellani e l'oreficeria archeologica italiana Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia
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Villa
Giulia è un pregevole edificio rinascimentale fatto costruire
intorno al 1550 da Papa Giulio III Ciocchi dal Monte con l’opera
degli architetti Vasari, Vignola e Ammannati; nonostante le traversie
subite in quattro secoli mantiene le sue linee eleganti, qualche sala
affrescata ed un magnifico ninfeo dove si effettua la consegna del Premio
Strega. Sin dal 1889 è stata destinata a sede del Museo Etrusco
e contiene una delle maggiori raccolte italiane di reperti, generalmente
funerari, appartenenti a questo popolo. Numerose sono le antiche raccolte
confluite nel museo e tra esse spicca l’importanza della Collezione
Castellani comprendente ceramiche, bronzi e splendide oreficerie costituite
sia dai gioielli antichi etruschi che da moderne creazioni di epoca
ottocentesca. I Castellani furono una famiglia di orafi che ebbe grande
fama nella Roma del secondo Ottocento, il capostipite Fortunato Pio
aprì bottega nel 1814 specializzandosi nella produzione di gioielli
e di oggetti d’arte secondo il gusto neoclassico allora dominante;
due dei suoi figli seguirono le sue orme, il primo, Alessandro, dopo
una giovinezza avventurosa si trasferì a Parigi aprendo una affermata
succursale della bottega romana lanciando sia nell’ambiente francese
che in quello inglese la moda del gioiello “all’antica”.
Si dedicò anche all’attività di antiquario effettuando
scavi in varie località collezionando, comprando e vendendo reperti.
Voci malevole gli attribuirono anche la fama di falsario e di truffatore
per la vendita di oggetti da lui creati e fatti passare per antichi.
Il fratello Augusto produsse e commerciò moltissimi gioielli
in tutto il mondo e collezionò anch’egli oreficerie antiche
e moderne sino a costituire una imponente raccolta. Divenne direttore
onorario dei Musei Capitolini e tenne bottega in un palazzo in piazza
Fontana di Trevi, dove un secolo dopo abitò il Presidente Pertini,
facendone un centro culturale, specie in campo antiquario, di consolidata
fama e prestigio. Con l’inizio del secolo e con i cambiamenti
di moda la bottega decadde e l’ultimo orafo Castellani, Alfredo
figlio di Augusto, cedette allo Stato la sua collezione comprendente
sia oggetti antichi che opere della pluridecennale attività della
famiglia.Acquisita nel 1919 la Collezione Castellani fu collocata a
Villa Giulia nel 1930 al piano nobile della palazzina dove nella sala
detta “dei Sette Colli” è ospitata la sezione dedicata
alle oreficerie contrapponendo gioielli antichi e moderni; i reperti
sono raccolti secondo criteri cronologici e tipologici dall’epoca
arcaica, a quella etrusca, all’età romana, con inclusioni
di gioielli del Vicino Oriente e anche di origine precolombiana. C’è
anche una raccolta di 385 gemme e paste vitree di varia origine. A fronte
i manufatti ottocenteschi contraddistinti dal marchio di due C intrecciate
simbolo della bottega, con una serie di splendidi reperti che imitano
quelli antichi con effetti di grande suggestione alternando ori, mosaico
minuto, paste, pietre preziose. Con i gioielli sparsi in musei e collezioni
di ogni parte del mondo è stata organizzata la mostra “I
Castellani e l’oreficeria archeologica italiana” che dopo
essere passata per New York e Londra è ora giunta a Roma al Museo
di Valle Giulia ospitata nella sala “delle Arti e delle Scienze”
vicina a quelle che contiene la Collezione che ha base nel museo. La
mostra ricostruisce un secolo di attività di una celebre bottega
orafa e la personalità e le capacità dei vari artigiani
che vi hanno operato; l’allestimento rievoca in parte la suggestione
della bottega di Piazza Fontana di Trevi anche con la ricostruzione
di un angolo del negozio con due manichini di acquirenti, in costume
d’epoca, intente ad ammirare i gioielli esposti. I circa 250 oggetti
in mostra comprendono preziosi che a suo tempo furono acquistati da
membri dell’aristocrazia europea, pezzi già della celebre
Collezione Campana venduta sul mercato antiquario di Parigi, mosaici
finissimi, smeraldi, cammei, spille, in uno splendore di ori che cattura
lo sguardo del visitatore. La mostra è stata sponsorizzata dal
Nobile Collegio di S. Eligio degli Orefici e dalla Federazione Italiana
Tabaccai che ha un particolare legame con il Museo Etrusco dove ha già
finanziato il restauro della grande statua in terracotta nota come l’Apollo
di Veio e sta curando il restauro dell’altra statua del gruppo,
l’Eracle. Roberto Filippi |
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La Parola Scolpita Musei Vaticani, Museo Pio Cristiano
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Massimo
Taparelli dei Marchesi d’Azeglio è noto come statista e
scrittore; fu uno dei massimi esponenti risorgimentali della corrente
moderata, liberale, monarchica e federalista, passò anche all’azione
combattendo nella Prima Guerra d’Indipendenza e rimanendo ferito
nella difesa di Vicenza. Incaricato da Vittorio Emanuele II divenne
Primo Ministro mantenendo l’incarico per quattro anni per cedere
poi il posto a Cavour. Nel 1859 fu Commissario per le Romagne favorendone
l’annessione al Regno d’Italia, ritiratosi a vita privata
morì nel 1866. La sua produzione letteraria iniziò in
età giovanile ispirandosi a Cesare Balbo e al Manzoni di cui
sposò la figlia Giulia; divenne notissimo nell’Italia degli
anni Trenta e Quaranta dell’Ottocento per i suoi romanzi storici
“Ettore Fieramosca” e “Nicolò dei Lapi”
in cui, evocando antichi eventi, tentava di risvegliare il patriottismo
degli Italiani. Come politico scrisse “Gli ultimi casi di Romagna”,
“Proposte di un programma per l’opinione nazionale italiana”
e “Questioni Urgenti” circa la scelta di Roma capitale.
La sua ultima opera “I miei ricordi” apparsa postuma nel
1867 è un interessante e dotto esempio di memorialistica risorgimentale.
Meno nota è la sua attività di pittore del resto esercitata
a livello dilettantistico anche se molto accattivante. Tra il 1818 e
il 1826 il giovane d’Azeglio soggiornò a Roma con il padre
ambasciatore, in Palazzo Fiano al Corso, ove ora è una targa
ricordo, studiando pittura , visitando la città e i dintorni,
frequentando la buona società. Le sue opere sono in parte ospitate
al Museo Civico di Torino e consistono per lo più in paesaggi
delicati e malinconici di ispirazione romantica come era di moda nel
primo trentennio del XIX secolo. Alcuni dei suoi dipinti sono esposti
in una piccola mostra sugli “Anni Romani del giovane d’Azeglio”
al Museo Praz. Questo è una singolarissima casa-museo che ospitò
per anni il grande letterato, linguista e critico Marco Praz e che dopo
la sua morte fu trasformato in museo. E’ un grande appartamento
in Palazzo Primoli stipato, a somiglianza del Vittoriale, di quadri,
statuette, disegni, incisioni, mobili in un pittoresco e affastellato
disordine. Il legame tra Praz e d’Azeglio è esile: è
il catalogo di una mostra sul pittore tenutasi a Torino, che il letterato
visitò il 29 maggio 1951, conservato nella biblioteca del museo
e la somiglianza tra l’opera giovanile del d’Azeglio e i
tanti dipinti similari che affollano le pareti dell’appartamento.
I quadri del giovane pittore piemontese esposti sono una decina, un
autoritratto e vari paesaggi che illustrano la Roma degli anni della
Restaurazione, le sue rovine, il verde delle sue ville, il suo popolo;
sono in qualche caso anche testimonianza di un mondo sparito che ha
lasciato una profonda impronta della sua bellezza e della sua armonia.
E’ un aspetto inedito di quello che è considerato un austero
Padre della Patria ed un piacevole piccolo viaggio nella Roma di quasi
due secoli fa uniti ad una interessante visita ad una casa-museo ricca
di oggetti a ancor più di atmosfere. Roberto Filippi Museo Mario Praz via Zanardelli 1 Dal 21 ottobre 2005 al 26 febbraio 2006 Tel, 06.6861089 |
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Il Colore del Fasto Palazzo Altemps
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Roberto Filippi |
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| e
ancora..... François-Marie Banier. Perdre la tête 27 ottobre 2005 - 9 gennaio 2006 Accademia di Francia
- Villa Medici |
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Picasso e la sua epoca Fino all'8 gennaio 2006 Fondazione Memmo |
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Degas. La famiglia Bellelli 2 ottobre 2005 - 22 gennaio 2006 Galleria Nazionale
d'Arte Moderna La GNAM di Roma
arricchisce il percorso espositivo presentando uno dei capolavori giovanili
di Edgar Degas. Si tratta della Famiglia Bellelli, di proprietà
del Musée d'Orsay. Realizzato tra il 1858 e il 1867, il quadro
raffigura la zia di Degas, suo marito e le figlie. Il taglio del dipinto,
decisamente originale, sembra render conto delle tensioni interne al
gruppo familiare. Accanto all'opera di Degas, sono esposti altri ritratti
dello stesso periodo, realizzati da Fattori, Abbati, Morelli, Toma,
Cecioni. |
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| Wolfgang Laib 14 ottobre 2005 - 9 gennaio 2006 MACRO - Museo d'Arte
Contemporanea di Roma - ex Fabbrica Peroni La ricerca dell'artista
tedesco Wolfgang Laib, uno dei più conosciuti a livello internazionale,
segue percorsi e materiali inediti quali polline, riso, cera, latte.
Elementi naturali e carichi di energia coi quali dà vita a quelle
che possiamo chiamare "eco-installazioni". Forte è
infatti il riferimento all'ecologia, ma anche alle filosofie orientali. |
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Dalla Collezione 14 ottobre 2005 - 9 gennaio 2006 MACRO - Museo d'Arte
Contemporanea di Roma - ex Fabbrica Peroni |
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