Inizieremo
dalla villa Sora. La villa
originaria è stata di proprietà
della famiglia Moroni. Nel 1582 ha ospitato
Papa Gregorio XIII e il cardinale Carlo
Borromeo; per tale evento venne denominata
Villa del Papa.
Nel maggio del 1600 la villa viene ceduta
da Bartolomeo Moroni a Giacomo Boncompagni,
figlio di Gregorio XIII, e marchese di Sora
dal 1579. L'evento è testimoniato
da documentazione conservata nell'Archivio
di Stato di Roma. É da questo evento
che la villa assume la denominazione ancora
attuale.
Giacomo Boncompagni è ricordato come
mecenate e protettore di artisti, fra i
quali si ricorda Pier Luigi da Palestrina.
La villa resta di proprietà della
famiglia Boncompagni fino al 1896, quando
viene ceduta dal duca Rodolfo a tale Tommaso
Saulini che pochi anni dopo la rivende ai
Salesiani.
Passeremo poi in visita alla maestosa villa
Mondragone.Villa Mondragone
è una delle ville tuscolane, situata
attualmente nel territorio del comune di
Monte Porzio Catone, nei Castelli Romani,
posta su di una collina a 416 m sul mare
a circa 20 km a sud-est di Roma vicino all'antica
città di Tusculum.
I
lavori di costruzione che comprendono l'ampliamento
della preesistente Villa Vecchia prendono
il via nel 1567 per volere del cardinale
Marco Sittico Altemps, che commissionò
il progetto a Martino Longhi il vecchio,
su delle strutture di una antica villa romana
appartenuta ai consoli Quintili. I lavori
termineranno nel 1573, subito dopo si insidierà
il cardinale Ugo Boncompagni poi divenuto
papa Gregorio. Il Papa Gregorio XIII usò
la villa regolarmente come residenza, qui
nel 1582 promulgò la bolla papale
"Inter gravissimas" che diede
avvio alla riforma del calendario oggi in
uso, il Calendario Gregoriano, dal nome
del papa Gregorio. Questo papa aveva come
stemma araldico un drago, da cui prese il
nome la villa, Mondragone. Villa
Mondragone ebbe il suo massimo splendore
durante l'epoca della famiglia Borghese,
con il Cardinale Scipione Borghese ed il
Papa Pio V. Altri
papi furono ospiti di questa villa come
Clemente VIII e Paolo V. Dal
1626 il Papa Urbano VIII decise di lasciare
Villa Mondragone in favore della residenza
papale di Castel Gandolfo. Nel
1858 la scrittrice George Sand fu ospite
della villa, trovandovi una speciale ambientazione
che riportò nel suo romanzo La Daniella.
Nel
1866 la villa venne acquistata dai Gesuiti,
divenendo la sede estera del collegio Ghislieri
e successivamente si inaugurò il
Collegio di Mondragone, un convitto per
i figli delle classi sociali più
elevate.
Dopo
la pausa pranzo passeremo in visita alla
più bella tra le ville, villa Grazioli.
Villa Grazioli, ubicata attualmente nel
territorio comunale di Grottaferrata, venne
costruita nel 1580 dal cardinal Antonio
Carafa su un terreno di proprietà
dei PP. Maroniti. Nel 1591 la proprietà
della villa andà al cardinal Ottavio
Acquaviva, marchese di Atri, il quale essendo
stato nominato Arcivescovo di Napoli concede
la villa in uso a papa Paolo V e ai suoi
parenti. Nel
1612 la villa passa al cardinal Scipione
Borghese, che però la cede al cardinal
Taverna in cambio di Villa Mondragone a
Frascati; il Taverna a sua volta la vendette
al principe Michele Peretti il 21 luglio
1614, nipote di papa Sisto V. La
villa passa dunque ai Savelli, i quali nel
1683 la cedono al duca Livio Odescalchi,
che cura il consolidamento della struttura
tra il 1696 e il 1698, il tutto sotto la
direzione dell'architetto Giovanni Battista
Fontana. Nel
1833 la proprietà passa al Collegio
di Propaganda Fide che la vende nel 1870
al duca Pio Grazioli, che fa compiere grandi
restauri anche nel parco.
Sono
importanti gli affreschi seicenteschi e
settecenteschi che adornano buona parte
delle stanze della villa, attribuiti a vari
pittori noti come Agostino Ciampelli, e
la grande galleria monumentale. La Villa
venne fatta costruire dal cardinale Antonio
Carafa: una lapide all'interno della cappella
riporta il testo di un "breve"
di Gregorio XIII che consacra il sacello
a S. Giovanni Battista Questo testo, datato
1580, suggerisce quali fossero le intenzioni
del cardinale A. Carafa nel costruirsi una
villa: "Il nostro diletto figlio Antonio
Carafa.... per riprendersi dalle fatiche
che assiduamente sostiene per la Chiesa,
si è costruito una villa nell'agro
del Tuscolo avendo in animo non tanto di
abbandonarsi agli agi e allo svago, quanto
piuttosto di attingere, nella tranquillità,
ai celesti nutrimenti dello spirito".
All'ideale del godimento dei piaceri terreni
offerti dalla campagna, così diffuso
in epoca rinascimentale, si sostituiva quello
di salute dello spirito, recupero del rapporto
con Dio e liberazione dalle pressioni di
un'attività lavorativa molto intensa
In quegli anni era in atto la riforma religiosa,
sancita dal Concilio di Trento: rinnovamento
morale, dedizione e pietà rappresentano
i canoni fondamentali della Chiesa e i valori
da impartire alla società. Stimato
uomo irreprensibile e studioso di valore,
il cardinale Antonio Carafa (Napoli 1538
- Roma 1591) fu preposto alla "Congregazione
degli interpreti del Concilio", in
cui aveva il compito di interpretare la
dottrina ed i canoni del Concilio di Trento
per trasformarli in norme operative. Essendo
profondo conoscitore del greco e dell'ebraico,
il cardinale Carafa curò un'edizione
critica della Vulgata. AAlla morte del Carafa,
avvenuta nel 1591, la sua villa passa in
proprietà di Ottavio Acquaviva d'Aragona
(Napoli 1560 - Roma 1612), suo parente.
Dell'antico casato napoletano dei duchi
d'Atri, l'Acquaviva, che avrebbe avuto la
porpora cardinalizia nel 1593 da Clemente
VIII, univa alla cultura umanistica e religiosa
doti di abilità diplomatica e una
conoscenza del diritto che gli permisero
incarichi di rilievo. Nel 1605, tornato
a Roma dopo una missione diplomatica ad
Avignone, viene nominato Arcivescovo di
Napoli. La sua influenza nella vita pubblica
fu accresciuta dall'importanza della sua
famiglia. Era infatti nipote di Claudio
Acquaviva, il generale dei Gesuiti che dava
una nuova direzione in quegli anni alle
strutture e agli indirizzi pastorali della
Compagnia. Da un documento dell'epoca, sappiamo
che nel 1606 il cardinale Acquaviva partiva
per Napoli, la diocesi cui era stato preposto,
lasciando la "bella villa" in
prestito ai fratelli del nuovo pontefice,
eletto nel 1605, Paolo V Borghese. Gli stretti
rapporti che legavano il cardinale alla
famiglia del neoeletto pontefice, sono deducibili
dall'accostamento dello stemma dei Borghese
a quello degli Acquaviva in uno degli affreschi
al piano nobile della villa. La decorazione
di gran parte dei soffitti e delle volte
al piano nobile, è da mettere sicuramente
in relazione con le committenze del cardinale
Acquaviva, il cui stemma appare in tutti
questi ambienti, talvolta ricoperto, ma
quasi sempre leggibile, dallo stemma dei
proprietari successivi. Questo ciclo di
affreschi che arricchisce la villa tra il
1603 e il 1607, è un compendio fra
i più affascinanti della tematica
decorativa delle ville di Frascati.