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La Grande Archeologia alle falde del Vesuvio
domenica 28 marzo 2010    
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Ercolano Segreta e la Villa Regina di Boscoreale
   
 Una giornata in visita a Ercolano, dove, con speciale permesso della Soprintendenza Archeologica, entreremo in aree dell’area archeologica normalmente non accessibili al pubblico.
 

 

In tempi antichi Ercolano era una piccola città italica con piano regolatore di tipo ippodameo (dal nome di Ippòdamo di Mileto, urbanista greco del VI secolo a.C.), cioè con strade che si incrociano ad angolo retto, sul modello forse di quello di Neapolis. Subì, come Pompei, l'influenza culturale ellenistica. Situata ai piedi del Vesuvio, distava appena quattro miglia da Neapolis. Circa le sue origini, poco note, Dionigi d'Alicarnasso la voleva fondata da Eracle e, quindi, al di là d'ogni implicazione leggendaria, la riteneva d'origine greca, mentre Strabone – poco attendibilmente – la riteneva una città osca in seguito conquistata dagli Etruschi e dai Pelasgi e quindi dai Sanniti, prima di diventare cittadina romana.

La vita della città continuò fino alla prima età imperiale senza avvenimenti di rilievo. Ercolano rimase un piccolo centro di provincia, favorito da un clima e da un paesaggio incantevoli. Fu luogo preferito di romani colti e benestanti - non tanto in città ma particolarmente nella suburbana Villa dei papiri - e protetto da potenti uomini politici vicini alla famiglia imperiale. Ebbe particolare protezione da Marco Nonio Balbo, proconsole di Vespasiano per la provincia romana che comprendeva Creta e la Cirenaica.

Già gravemente danneggiata dal terremoto del 62, la città venne poi distrutta dall'eruzione del Vesuvio (79), che la coprì con un'ingente massa di fango, cenere ed altri materiali eruttivi trascinati dall'acqua piovana che, penetrando in ogni apertura, si solidificò in uno strato compatto e duro di 15-20 metri. L'eruzione del Vesuvio si articolò in due fasi: la prima fu della durata complessiva di 12 ore, con caduta di pomici bianche e grigie; la seconda della durata di sette ore costituita dall'alternarsi di nubi ardenti e di colate piroclastiche. E fu questa seconda fase che colpì principalmente Ercolano, seppellendola sotto una coltre di oltre 20 metri.

A seguito di analisi termogravimetriche si è sostenuto che la temperatura fosse di circa 300-320 °C. Questa temperatura avrebbe permesso la conservazione dei papiri, ritrovati nella villa conosciuta come Villa dei Papiri o dei Pisoni, che si sono conservati in condizioni più o meno buone a seguito di un processo di carbonizzazione. Se ciò fosse vero non si capirebbe come in alcuni edifici - ad esempio nelle Terme suburbane - il legno si conserva nel colore naturale: una porta gira ancora sui cardini originali. Si può supporre che un'elevata temperatura abbia coinvolto solo alcune parti della città. Ercolano, come città, non scomparì: anzi fu in seguito costruita una nuova città sullo stesso sito che ospitava quella antica, anche se non rivestì più l'importanza dell'insediamento precedente.

Col trascorrere del tempo, la memoria dell'esistenza della città antica si perse, e fu dimenticata per molti secoli. Finché, nel XVIII secolo, per puro caso, se ne riscoprì l'esistenza: durante i lavori per un pozzo, infatti, vennero alla luce diversi oggetti d'epoca romana. Iniziarono così i lavori di scavo, ancora oggi in corso, e resi difficili dallo sviluppo della cittadina moderna, sotto cui probabilmente ci sono ancora importanti reperti. Solo nella seconda metà degli anni '60, il nome Resina, dato alla nuova città, fu sostituito da quello antico, italianizzato, tornando ad essere chiamata Ercolano. Dal 1997, l'area archeologica di Ercolano fa parte dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

Tra le altre case normalmente chiuse entreremo nella Casa del Bicentenario. La casa più grande ed elegante della zona del Foro era però la Casa del Bicentenario, portata alla luce nell'ottobre del 1938, quando ricorreva il secondo centenario degli scavi di Ercolano. Regolare nell'impianto, la casa presenta un ampio e solenne atrio tuscanico con tetto compluviato e pavimento a mosaico bianco e nero. Le pareti sono decorate con finte architetture ed animali, secondo il quarto stile pittorico. Sul fondo è il tablino, fiancheggiato dalle due alae, di cui quella a destra risulta separata dall'atrio mediante un elaborato cancello ligneo a transenna: forse qui erano conservati degli oggetti preziosi, oppure vi s'esponevano le imagines maiorum. Ben conservato è il tablino, col pavimento in opus tessellatum bianco listato di nero includente al centro un quadro rettangolare in opus sectile contornato da una fascia a treccia. La decorazione pittorica è finissima: in basso corre uno zoccolo nero con elementi vegetali; quindi la parete risulta divisa da eleganti fasce con tralci, volute, mascherette e vasi in tre pannelli, di cui quello centrale ornato da un quadro figurato, mentre in quelli laterali sono dei piccoli medaglioni; al di sopra è una fascia con amorini cacciatori su fondo nero. Al piano superiore erano dei modesti alloggi, probabilmente dati in affitto a qualche famiglia quando la casa perse, almeno in parte, il suo carattere nobile. Qui, sulla parete di fondo d'un piccolo ambiente, si vede un pannello d'intonaco con un grande segno di croce tracciato in profondità, nel quale poteva essere incassata una croce lignea in seguito asportata. Due pannelli in legno dovevano proteggere da sguardi indiscreti la croce, al di sotto della quale era un piccolo armadio ligneo, vicino nella forma agli altari sui quali venivano innalzati i larari domestici ad Ercolano e Pompei. Tutti questi elementi sembrerebbero provare che ci troviamo di fronte alla più antica testimonianza del culto della Croce e quindi un elemento importantissimo per la storia della religione cristiana, che sappiamo diffusa in Campania da San Paolo, sbarcato a Pozzuoli nel 61 d.C.

Proseguiremo le nostre visite con la visita alla Villa dei Papiri, una villa di epoca romana rinvenuta in epoca borbonica ad Ercolano.

La sontuosa villa fu inizialmente esplorata dal 1750 al 1765 attraverso una rete di cunicoli che vennero scavati nel duro banco di roccia vulcanica sotto la direzione dell'ingegnere svizzero Karl Jakob Weber il quale realizzò una accuratissima mappa della villa, che tutt'oggi resta per gran parte sepolta. I primi scavi permisero l'accesso ad una ricca biblioteca nella quale furono rinvenuti 1826 rotoli di papiro, che diedero il nome alla villa, contenenti soprattutto testi greci.

La villa doveva appartenere ad un nobile romano facoltoso e colto, forse identificabile in Lucio Calpurnio Pisone Cesonino, suocero di Giulio Cesare e console nel 58 a.C. oppure, stando ad alcuni recenti studi epigrafici, in Appio Claudio Pulcro, cognato di Lucullo e console nel 38 a.C..

Il complesso di statue rinvenute nella villa si trova al primo piano del museo archeologico di Napoli, nell'ala occidentale, sale CXIV-CXVII. L'allestimento espositivo fu curato nel 1973 da Alfonso de Franciscis e da Enrica Pozzi. La villa aveva un grande peristilio con viridarium (giardino) e natatio (piscina), dove erano sistemate delle erme-ritratto sia di condottieri e sovrani che di filosofi e letterati greci. A queste si affiancavano statue di ispirazione ellenica. Tra queste un satiro ebbro. Tra le statue più importanti vi sono un Hermes in riposo ed una testa raffigurante probabilmente Seneca. Gli scavi della villa sono tutt'ora in corso, e proseguono lentamente sia a causa delle oggettive difficoltà negli scavi che per la cronica mancanza di fondi. Recente è il ritrovamento di un prezioso trono in legno ed avorio.

Nel pomeriggio ci sposteremo per la visita della Villa Regina a Boscoreale, l’unica villa rustica interamente scavata e recentemente restaurata.

Villa Regina è l’unica villa rustica interamente scavata delle numerose dimore specializzate nella produzione agricola presenti sul territorio pompeiano. E’ composta da vari ambienti disposti sui tre lati di un cortile scoperto che ospita la cella vinaria con diciotto dolia (orci per la conservazione del vino). L’attività principale era infatti la produzione del vino.
Nella villa si conservano alcuni calchi degli infissi in legno di porte e finestre. La visita permette l’accesso all’ampio porticato, al torcularium con i resti del torchio ligneo ed i fori e pozzetti per il suo ancoraggio al suolo, la vasca di premitura ed il contenitore per la raccolta del mosto; si potrà visitare il triclinio, dalle pareti decorate da pitture attribuite alla fase di transizione tra il III e il IV stile; la cucina, in disuso al momento dell’eruzione, con forno in muratura e focolare al centro della stanza, un vano di servizio con la cisterna per l’acqua, sormontata da un vaso di argilla ; il granaio per la conservazione di fieno, cereali e legumi, adiacente all’aia scoperta.

La villa, che presentava anche un piano superiore, è databile nel suo impianto originario al I sec. a.C. e fu ampliata in almeno due fasi successive in età augustea e giulio-claudia. Nel portico venne ritrovato durante lo scavo un carro da trasporto (plaustrum), di cui restano evidenti, in una stradina adiacente alla villa, i solchi lasciati dalle ruote nel terreno. Il piano di calpestio dell’area circostante la villa è costituito dal terreno agricolo del 79 d.C., che conserva le tracce delle antiche coltivazioni e di cui sono stati eseguiti i calchi delle radici di vite. Accanto ad esse sono state ripiantate le viti per la ricostruzione dimostrativa dell’impianto del vigneto. Lungo le pareti dello scavo la stratigrafia del terreno mostra chiaramente la successione dei depositi di materiale piroclastico determinati dall’eruzione del 79 d.C. che causò la distruzione della piccola fattoria.

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  i informazioni sul viaggio
 
Riservato ai Soci Sostenitori Visita con apertura straordinaria
Prenotazione obbligatoria entro il 24/03/2010.
App.to in p.le Ostiense alla fontana del palazzo Acea ore 7.30
Quota Euro 44.00.
 
 
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