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Le Grandi Scoperte dell'Archeologia
domenica 23 maggio 2010    
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La Tomba della Quadriga Infernale a Sarteano
   
Una delle scoperte più sensazionali dell'ultimo decennio. La Tomba della quadriga infernale è una delle più significative testimonianze della pittura parietale etrusca del IV sec. a.C. scoperta a Sarteano.

Sarteano

Sarteano

La Tomba della Quadriga

La Tomba della Quadriga

La Tomba della Quadriga

La Tomba della Quadriga

Il Teatro degli Arrischianti

Domenino Beccafumi

Il Castello

L'abbazia di Spineto

L'abbazia di Spineto

 

il viaggio

Una giornata in visita a questo grazioso borgo della val d'Orcia alla scoperta di importanti documenti storici, artistici ed architettura e straordinari rinvenimenti archeologici. Avremo occasione di visitare l'abbazia di Spineta, la chiesa di san Martino in Foro con le opere del Beccafumi, il castello-fortezza, la Cappella della Madonna con l'Uccellino, il piccolo teatro degli Arrichianti ed infine la celebre Tomba della Quadriga Infernale.

la Tomba della Quadriga Infernale

Una delle più significative testimonianze della pittura parietale etrusca di IV sec. a. C. - la Tomba della Quadriga Infernale è stata recentemente scoperta a Sarteano negli scavi del Museo Civico Archeologico, realizzati su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali con la manodopera dei volontari del Gruppo Archeologico Etruria. La scoperta di Sarteano ha un carattere eccezionale, oltre che per lo straordinario stato di conservazione delle pitture dai colori vivacissimi, anche per l’unicità delle scene rappresentate, che pure rientrano appieno nelle tematiche tipiche della pittura parietale etrusca dell’epoca. Soprattutto è senza confronti, sia in ambito pittorico che ceramografico, la figura del demone che conduce su un carro una quadriga formata da due leoni e due grifi, rivolto verso l’esterno della tomba dopo aver lasciato il defunto al limite dell’Ade. Si tratta di una versione del tutto innovativa di Charun, il demone dell’immaginario funerario etrusco che accompagna il defunto nell’Oltretomba.

Figura singolare e inquietante che diventa così uno dei più suggestivi e particolari “ritratti” dell’arte etrusca. Il limite dell’Ade è simboleggiato da una porta dorica dipinta che incornicia una nicchia. Al di là di questa una consueta scena di banchetto, sicuramente ambientato nell’Aldilà, con due personaggi maschili sopra una kline che si rivolgono una straordinario e unico gesto di affetto: si tratta o di una coppia di amanti, che rievoca come suggestione la coppia sulla lastra nord della Tomba del Tuffatore di Paestum, o di una coppia parentale come avviene sulle coeve tombe orvietane, dipinte quasi sicuramente dalle stesse maestranze che hanno operato a Sarteano.

Poi, sempre sulla sinistra, nella camera di fondo, è dipinto un grande serpente a tre teste, simbolo dei mostri che dovevano popolare l’interno dell’Ade secondo le credenze etrusche. Anche l’ippocampo sul frontone di fondo, pur essendo elemento consueto nella pittura parietale, ha dimensioni eccezionali ed accentua l’ambientazione della camera stessa come recesso dell’Oltretomba. Sotto il frontone, si erge l’imponente sarcofago di alabastro grigio con il defunto disteso sul coperchio, ultima dimora del proprietario della tomba. Il monumento ha inoltre una vicenda particolare anche in seguito alla fase etrusca: è stato occupato, distrutto sul lato destro e utilizzato come abitazione in epoca alto medievale, “secoli bui” durante i quali un recesso nel banco di travertino di Sarteano poteva sembrare un’accogliente dimora.

Anche questi popoli hanno lasciato tracce del loro passaggio nelle ceramiche da fuoco che si uniscono al corredo etrusco databile intorno al 320 a. C., che comprende alcune belle ceramiche a figure rosse esposte nel Museo di Sarteano. La tomba è stata restaurata dai tecnici del Centro di Restauro di Firenze coordinati dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana ed è ora visitabile per un numero contingentato di persone, una volta a settimana. Il volto inquietante di Charun nella profondità del sottosuolo in una necropoli con quindici monumentali tombe, di fronte a uno dei più bei panorami della campagna senese, attira centinaia di persone: la suggestione e l’unicità della visita vale certamente il viaggio.

il borgo

Sarteano è un paese di importanza storica e naturalistica, collocato su un altopiano tra la Val d'Orcia e la Valdichiana. Il luogo dove si trova il paese è stato abitato per millenni. Per questa ragione, Sarteano è molto ricco dal punto di vista archeologico. In particolare, a Sarteano si trovano alcune delle più importanti tombe Etrusche della Toscana. Una buona parte dei ritrovamenti effettuati nella zona costituisce la collezione del Museo Etrusco di Sarteano. Il passato medievale del paese è testimoniato dal castello, elemento principale del paesaggio architettonico, e da un grande numero di chiese. La storia della Sarteano medievale è legata alla storia dei conti Manenti, valvassori del Grande Marchese Ugo di Toscana.

I conti Manenti furono fedeli servitori dell'Impero, tanto che nel 1178 Federico I Barbarossa gli concesse le terre in feudo. Posta sulla frontiera tra Siena, Perugia ed Orvieto Sarteano prima parteggiò per Orvieto per poi firmare nel 1379 l'atto di dedizione a Siena di cui seguirà le vicissitudini.

La chiesa di San Martino in Foro fu nel 1844. Ad unica navata, presenta la facciata in travertino e cotto con pilastri e capitelli dorici. Conserva due dipinti su tavola di Jacopo di Mino del Pellicciaio, una "Madonna col bambino" detta "Madonna del cardellino" (1344), e un polittico intitolato alla "Madonna delle Grazie"; una tavola centinata di Andrea di Niccolò con la "Madonna col bambino tra i Santi Rocco e Sebastiano" (seconda metà del sec. XV); la celebre "Annunciazione" di Domenico Beccafumi (1545 ca.); la "Visitazione della Vergine a Santa Elisabetta" di Matteo Rosselli (prima metà del sec. XVII); la "Madonna in gloria col bambino e santi" di Alessandro Casolani (ultimo quarto del sec. XVI).

Il Teatro degli Arrischianti risale alla fine del '600 un teatro presso le stanze del Palazzo Pubblico. Nel 1731 venne fondata l'Accademia degli Arrischianti che nel 1740 trasferì la propria sede dal palazzo Goti alle stanze del Palazzo Pubblico. Probabilmente in quell'occasione il primo spazio teatrale secentesco venne ristrutturato e prese le forme di un teatro all'italiana con pianta ovoidale e quarantaquattro palchi distribuiti in tre ordini.

La cappella della Madonna dell'Uccellino conserva sulla parete dell'unico altare un dipinto murale di scuola senese della metà del sec. XIV raffigurante la "Madonna col Bambino", forse di Jacopo di Mino del Pellicciaio, circondato da una cornice in stucco commissionata nel 1699. Il complesso è stato recentemente restaurato.

Sulla sommità di una collina situata tra il territorio della Val di Chiana e la splendida Val d’Orcia sorge il Castello di Sarteano attorno al quale si sviluppa ad arco il borgo del paese che conserva ancora un impianto medievale. Delle quattro cinte murarie antiche resta integra quella edificata dalla Repubblica di Siena nel XV sec; essa abbraccia il mastio centrale ed è completata, nel lato di levante, da due torrioni circolari raggiungibili attraverso il camminamento di ronda. L’intervento architettonico ad opera di Siena è siglato dal lunettone sovrastante il ponte levatoio nel quale campeggia la lupa senese e la sovrastante balzana.

Il Castello conserva ancora alcuni elementi costruttivi che ne sottolineano l’importanza dal punto di vista difensivo rendendolo pressoché inespugnabile. Infatti lo spessore delle mura alla base del mastio centrale è di circa sette metri e, in corrispondenza del primo ponte levatoio, sono visibili i resti di un antico fossato che veniva riempito di materiali incendiabili in caso di assedio. Di particolare interesse è il portone originale in ferro al termine del ponte levatoio che reca incisi gli stemmi delle famiglie dei capitani che hanno abitato il cassero.

L'abbazia della Santissima Trinità di Spineto venne fondata nel 1085, nel 1112 fu affidato ai Vallombrosani e nel 1627 ai Cistercensi che vi rimasero fino alla soppressione del 1786. La chiesa romanica ha il tipico impianto vallombrosano: una navata con tetto in vista, ampio transetto con bracci coperti da volte a crociera e tre absidi inserite nella parete terminale. All'incrocio tra navata e transetto è inserita una cupoletta, protetta esternamente da un tiburio quadrilatero. La facciata, con un portale settecentesco, è rivestita in filaretto di calcare chiaro. Unici elementi decorativi sono una figura di quadrupede scolpita entro una lunetta del transetto e due animali a debole rilievo, scolpiti nella facciata. All'interno, la tela con la "'Madonna del Buonconsiglio".

     
     
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  i informazioni sul viaggio
 
Riservato ai Soci Sostenitori
Prenotazione obbligatoria entro il 19/05
App.to ore 8.00 in p.le Ostiense, fontana palazzo ACEA
Possibilità di prenotare il pranzo
Quota Euro 43.00 p.p. La quota comprende: viaggio in pullman, visite guidate
 
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