il
viaggio
Una
giornata in visita a questo grazioso borgo
della val d'Orcia alla scoperta di importanti
documenti storici, artistici ed architettura
e straordinari rinvenimenti archeologici.
Avremo occasione di visitare l'abbazia di
Spineta, la chiesa di san Martino in Foro
con le opere del Beccafumi, il castello-fortezza,
la Cappella della Madonna con l'Uccellino,
il piccolo teatro degli Arrichianti ed infine
la celebre Tomba della Quadriga Infernale.
la
Tomba della Quadriga Infernale
Una
delle più significative testimonianze
della pittura parietale etrusca di IV sec.
a. C. - la Tomba della Quadriga Infernale
è stata recentemente scoperta a Sarteano
negli scavi del Museo Civico Archeologico,
realizzati su concessione del Ministero
per i Beni e le Attività Culturali
con la manodopera dei volontari del Gruppo
Archeologico Etruria. La scoperta di Sarteano
ha un carattere eccezionale, oltre che per
lo straordinario stato di conservazione
delle pitture dai colori vivacissimi, anche
per l’unicità delle scene rappresentate,
che pure rientrano appieno nelle tematiche
tipiche della pittura parietale etrusca
dell’epoca. Soprattutto è senza
confronti, sia in ambito pittorico che ceramografico,
la figura del demone che conduce su un carro
una quadriga formata da due leoni e due
grifi, rivolto verso l’esterno della
tomba dopo aver lasciato il defunto al limite
dell’Ade. Si tratta di una versione
del tutto innovativa di Charun, il demone
dell’immaginario funerario etrusco
che accompagna il defunto nell’Oltretomba.
Figura
singolare e inquietante che diventa così
uno dei più suggestivi e particolari
“ritratti” dell’arte etrusca.
Il limite dell’Ade è simboleggiato
da una porta dorica dipinta che incornicia
una nicchia. Al di là di questa una
consueta scena di banchetto, sicuramente
ambientato nell’Aldilà, con
due personaggi maschili sopra una kline
che si rivolgono una straordinario e unico
gesto di affetto: si tratta o di una coppia
di amanti, che rievoca come suggestione
la coppia sulla lastra nord della Tomba
del Tuffatore di Paestum, o di una coppia
parentale come avviene sulle coeve tombe
orvietane, dipinte quasi sicuramente dalle
stesse maestranze che hanno operato a Sarteano.
Poi,
sempre sulla sinistra, nella camera di fondo,
è dipinto un grande serpente a tre
teste, simbolo dei mostri che dovevano popolare
l’interno dell’Ade secondo le
credenze etrusche. Anche l’ippocampo
sul frontone di fondo, pur essendo elemento
consueto nella pittura parietale, ha dimensioni
eccezionali ed accentua l’ambientazione
della camera stessa come recesso dell’Oltretomba.
Sotto il frontone, si erge l’imponente
sarcofago di alabastro grigio con il defunto
disteso sul coperchio, ultima dimora del
proprietario della tomba. Il monumento ha
inoltre una vicenda particolare anche in
seguito alla fase etrusca: è stato
occupato, distrutto sul lato destro e utilizzato
come abitazione in epoca alto medievale,
“secoli bui” durante i quali
un recesso nel banco di travertino di Sarteano
poteva sembrare un’accogliente dimora.
Anche
questi popoli hanno lasciato tracce del
loro passaggio nelle ceramiche da fuoco
che si uniscono al corredo etrusco databile
intorno al 320 a. C., che comprende alcune
belle ceramiche a figure rosse esposte nel
Museo di Sarteano. La tomba è stata
restaurata dai tecnici del Centro di Restauro
di Firenze coordinati dalla Soprintendenza
per i Beni Archeologici della Toscana ed
è ora visitabile per un numero contingentato
di persone, una volta a settimana. Il volto
inquietante di Charun nella profondità
del sottosuolo in una necropoli con quindici
monumentali tombe, di fronte a uno dei più
bei panorami della campagna senese, attira
centinaia di persone: la suggestione e l’unicità
della visita vale certamente il viaggio.
il
borgo
Sarteano
è un paese di importanza storica
e naturalistica, collocato su un altopiano
tra la Val d'Orcia e la Valdichiana. Il
luogo dove si trova il paese è stato
abitato per millenni. Per questa ragione,
Sarteano è molto ricco dal punto
di vista archeologico. In particolare, a
Sarteano si trovano alcune delle più
importanti tombe Etrusche della Toscana.
Una buona parte dei ritrovamenti effettuati
nella zona costituisce la collezione del
Museo Etrusco di Sarteano. Il passato medievale
del paese è testimoniato dal castello,
elemento principale del paesaggio architettonico,
e da un grande numero di chiese. La storia
della Sarteano medievale è legata
alla storia dei conti Manenti, valvassori
del Grande Marchese Ugo di Toscana.
I
conti Manenti furono fedeli servitori dell'Impero,
tanto che nel 1178 Federico I Barbarossa
gli concesse le terre in feudo. Posta sulla
frontiera tra Siena, Perugia ed Orvieto
Sarteano prima parteggiò per Orvieto
per poi firmare nel 1379 l'atto di dedizione
a Siena di cui seguirà le vicissitudini.
La
chiesa di San Martino in Foro
fu nel 1844. Ad unica navata, presenta la
facciata in travertino e cotto con pilastri
e capitelli dorici. Conserva due dipinti
su tavola di Jacopo di Mino del Pellicciaio,
una "Madonna col bambino" detta
"Madonna del cardellino" (1344),
e un polittico intitolato alla "Madonna
delle Grazie"; una tavola centinata
di Andrea di Niccolò con la "Madonna
col bambino tra i Santi Rocco e Sebastiano"
(seconda metà del sec. XV); la celebre
"Annunciazione" di Domenico Beccafumi
(1545 ca.); la "Visitazione della Vergine
a Santa Elisabetta" di Matteo Rosselli
(prima metà del sec. XVII); la "Madonna
in gloria col bambino e santi" di Alessandro
Casolani (ultimo quarto del sec. XVI).
Il
Teatro degli Arrischianti
risale alla fine del '600 un teatro presso
le stanze del Palazzo Pubblico. Nel 1731
venne fondata l'Accademia degli Arrischianti
che nel 1740 trasferì la propria
sede dal palazzo Goti alle stanze del Palazzo
Pubblico. Probabilmente in quell'occasione
il primo spazio teatrale secentesco venne
ristrutturato e prese le forme di un teatro
all'italiana con pianta ovoidale e quarantaquattro
palchi distribuiti in tre ordini.
La
cappella della Madonna dell'Uccellino
conserva sulla parete dell'unico
altare un dipinto murale di scuola senese
della metà del sec. XIV raffigurante
la "Madonna col Bambino", forse
di Jacopo di Mino del Pellicciaio, circondato
da una cornice in stucco commissionata nel
1699. Il complesso è stato recentemente
restaurato.
Sulla
sommità di una collina situata tra
il territorio della Val di Chiana e la splendida
Val d’Orcia sorge il Castello
di Sarteano attorno al quale si
sviluppa ad arco il borgo del paese che
conserva ancora un impianto medievale. Delle
quattro cinte murarie antiche resta integra
quella edificata dalla Repubblica di Siena
nel XV sec; essa abbraccia il mastio centrale
ed è completata, nel lato di levante,
da due torrioni circolari raggiungibili
attraverso il camminamento di ronda. L’intervento
architettonico ad opera di Siena è
siglato dal lunettone sovrastante il ponte
levatoio nel quale campeggia la lupa senese
e la sovrastante balzana.
Il
Castello conserva ancora alcuni elementi
costruttivi che ne sottolineano l’importanza
dal punto di vista difensivo rendendolo
pressoché inespugnabile. Infatti
lo spessore delle mura alla base del mastio
centrale è di circa sette metri e,
in corrispondenza del primo ponte levatoio,
sono visibili i resti di un antico fossato
che veniva riempito di materiali incendiabili
in caso di assedio. Di particolare interesse
è il portone originale in ferro al
termine del ponte levatoio che reca incisi
gli stemmi delle famiglie dei capitani che
hanno abitato il cassero.
L'abbazia
della Santissima Trinità di Spineto
venne fondata nel 1085, nel 1112 fu affidato
ai Vallombrosani e nel 1627 ai Cistercensi
che vi rimasero fino alla soppressione del
1786. La
chiesa romanica ha il tipico impianto vallombrosano:
una navata con tetto in vista, ampio transetto
con bracci coperti da volte a crociera e
tre absidi inserite nella parete terminale.
All'incrocio tra navata e transetto è
inserita una cupoletta, protetta esternamente
da un tiburio quadrilatero. La
facciata, con un portale settecentesco,
è rivestita in filaretto di calcare
chiaro. Unici elementi decorativi sono una
figura di quadrupede scolpita entro una
lunetta del transetto e due animali a debole
rilievo, scolpiti nella facciata. All'interno,
la tela con la "'Madonna del Buonconsiglio".