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palladio turismo culturale dal 1994

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il viaggio
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La famiglia reale dei Savoia cominciò nel XVI secolo a commissionare il rifacimento di antichi castelli (anche di epoca romana) e la costruzione di nuove residenze, delizie e capricci, nella cintura verde che circonda la capitale del Regno di Sardegna, Torino, in un paesaggio particolare, dove le alpi incontrano la pianura solcata dal grande fiume, il Po.

Questi beni sono stati inseriti nell'elenco del Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO e spiccano per la loro bellezza e particolarità, costruiti in una miscela tra lo stile manieristico e il trionfante barocco piemontese.

Gioielli progettati o rimaneggiati da architetti del calibro di Amedeo e Carlo di Castellamonte, Filippo Juvarra, Guarino Guarini e Pelagio Pelagi.

Un viaggio che ci porterà nell'antica casa sabauda alla scoperta di alcune delle dimore - regge, castelli, palazzi e ville, tra i più importanti d'Italia; un itinerario nella storia di Casa Savoia per conoscere e vivere di persona vicende ed atmosfere che hanno contraddistinto parte della storia italiana degli ultimi secoli.

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il tema dell'itinerario

 

La romana Augusta Taurinorum, già colonia militare romana, solo nel 1559, dopo un lungo periodo di lotte interne, fu scelta come sede amministrativa e strategica della famiglia ducale dei Savoia, quando Emanuele Filiberto si fece promotore di un'intensa attività edilizia e urbanistica, sia dentro che fuori le mura, a cui affidò il compito di sostenere il programma dinastico dei duchi. A Torino avremo modo di visitare palazzo Reale, già residenza dei re di Sardegna fino al 1859 e del primo re d'Italia fino al 1865; palazzo Carignano, progettato da Guarino Guarini nel 1679 e una delle maggiori creazioni del barocco e dell'urbanistica torinese. Già Sede della camera dei Deputati del Parlamento subalpino, con lo spostamento della capitale a Firenze, l'intero palazzo fu destinato a "emporio scientifico". Oggi ospita il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano.
Il programma extraurbano di Emanuele Filiberto prevedeva la creazione di una "corona di delitie", come la definì Amedeo da Castellamonte, che, realizzata in circa duecento anni, diede vita a residenze fluviali esterne quali il Regio Parco, il castello del Valentino e i castelli dinastici di Moncalieri e di Rivoli. Il superamento di questo sistema radiocentrico fu segnato dalla costruzione della palazzina juvarriana di Stupinigi (1729), pensata da re Vittorio Amedeo II come sede emblematica della corte e luogo di partenza della caccia, nonché vero e proprio cannocchiale prospettico verso la Basilica di Superga. Eretta per volontà di Vittorio Amedeo II, la Basilica conserva le tombe dei re, che ospitano le spoglie dei regnanti Savoia da Vittorio Amedeo II a Carlo Alberto. Estranei a questo progetto territoriale dinastico furono i castelli di Agliè e di Racconigi, che entrarono a far parte dei possedimenti della Corona tra il 1825 e il 1831.
Si visterà inoltre Venarìa Reale, con il seicentesco borgo progettato da Amedeo di Castellamonte per Carlo Emanuele II; visiteremo infine, fuori programma, la bella Sacra di San Michele.

il programma di viaggio
 
mercoledì 31 ottobre:
ore 6.15: appuntamento con i Soci all’aeroporto int.le L. da Vinci di Roma FCO e imbarco sul volo diretto da Roma/Torino Caselle con arrivo alle 8.40. All’arrivo inizio delle visite con la Cattedrale. La cattedrale, dedicata a San Giovanni Battista, patrono di Torino, è l’unico esempio di architettura rinascimentale della città. Venne innalzata tra il 1491 ed il 1498 per volontà del cardinale Domenico della Rovere, su progetto dell’architetto toscano Meo del Caprina, su tre chiese preesistenti. Nel 1498 si conclusero i lavori del duomo e nel 1513 veniva eretto da papa Leone X a sede metropolitana. Collegata al retrostante Palazzo Reale sorge la cappella della Santa Sindone. La cappella fu voluta dal duca Emanuele Filiberto di Savoia per conservare il prezioso telo della Sindone che la famiglia sabauda custodiva da secoli. Più tardi il progetto fu affidato a Guarino Guarini, che rivoluziona il disegno con pianta circolare e ardita cupola. Poco distante ammireremo la chiesa di S. Lorenzo, Fu iniziata nel 1634 per adempiere al voto formulato da Emanuele Filiberto alla vigilia della battaglia di San Quintino sui francesi (10 agosto 1557), ma solo grazie all’intervento del monaco teatino Guarino Guarini, arrivato a Torino nel 1666, si giunse alla consacrazione della chiesa nel 1680. La sua cupola è un autentico capolavoro architettonico. La mattinata si concluderà con visita guidata a Palazzo Madama. La sua storia ha inizio in epoca romana, epoca alla quale risalgono le due torri inglobate nella facciata barocca. Guglielmo VII, marchese di Monferrato vi addossò una casa-forte; passato ai Savoia, il castello fu ampliato da Ludovico d'Acaia, signore di Torino. Grande impulso si ebbe con le "madame reali" Cristina Un grande impulso artistico si ebbe con le "madame reali" Cristina di Francia, moglie di Vittorio Amedeo I, reggente per il figlio dal 1637, e Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, seconda moglie di Carlo Emanuele II, reggente dal 1675, dalle quali il palazzo prese il nome. Dell'ambizioso progetto presentato da Filippo Juvarra venne realizzata la nuova facciata. Nel pomeriggio visita guidata del Palazzo Reale Iniziato nel 1646 dalla madama reale Cristina di Francia per sostituire il vecchio palazzo del Vescovo, conserva intatta la facciata di Carlo Morello (1658). L'edificio, a pianta quadrata, con cortile interno, fu residenza dei re di Sardegna fino al 1859 e di Vittorio Emanuele II, re d'Italia, fino al 1865. Le decorazioni e gli arredi interni testimoniano il succedersi dei numerosi artisti che vi lavorarono dal XVII al XIX secolo. All’interno spiccano la Sala degli Svizzeri, la Sala dei Corazzieri, la Sala del Trono, il Gabinetto Cinese. A seguire visita del Museo Nazionale del Cinema situato all'interno del monumento simbolo di Torino: la Mole Antonelliana. Simbolo della città e ardita costruzione, fu iniziata nel 1862 da Alessandro Antonelli come tempio israelitico; dopo una sospensione, i lavori ripresero nel 1878 con la costruzione sopra la volta di una camera di granito, su cui poggiano una lanterna a due piani e quindi un cono altissimo che trasforma la pianta da quadrata in circolare. La Mole, con i suoi 163,35 metri di altezza, è il più alto edificio in muratura del mondo. con salita sull’ascensore panoramico con vista fino alle Alpi. Al termine delle visite, rientro in albergo e cena in ristorante tipico.


giovedì 1° novembre:
La mattina inizia con la visita della celebre Basilica di Superga da dove si ammira una splendida vista dall'alto della città. Fu fatta costruire dal re Vittorio Amedeo II come ringraziamento alla Vergine Maria, dopo aver sconfitto i francesi che assediavano Torino nel 1706. Il progetto è di Filippo Juvarra e risale al 1711. A’interno SI conservano le tombe dei regnanti, Savoia da Vittorio Amedeo II a Carlo Alberto. Si prosegue con la visita all'interno del parco del Valentino dove sarà possibile ammirare il Castello del Valentino, acquistato da Emanuele Filiberto di Savoia, il duca Testa di Ferro, su consiglio di Andrea Palladio. Il castello deve la sua forma attuale a un'altra Madama Reale, la Maria Cristina di Francia (sposa di Vittorio Amedeo I di Savoia). Proprio alla Francia guarda lo stile di questo splendido palazzo: quattro torri angolari cingono l'edificio, con corte marmorea. I tetti mansardati sono tipicamente transalpini e lo stile riflette i gusti della giovane principessa. I lavori durarono fino al 1660 su progetti di Carlo e Amedeo di Castellamonte. Nel pomeriggio visita della Galleria Sabauda la cui storia inizia nel 1497 quando i Savoia riunirono le antiche opere acquisite dalla casata fino a costituire una collezione con 365 dipinti. Carlo Emanuele I commissionò allo Zuccari gli affreschi della galleria dove vennero sistemati i dipinti. Negli anni la collezione si arricchì di dipinti di scuola fiamminga e olandese. Ammireremo Mantenga, "La Cena" del Veronese e uno spettacolare quadro di Bernardo Bellotto del panorama di Torino. A seguire visita della Chiesa della Consolata, sorta su antichi edifici e ricostruita dal 1678 da Guarino Guarini e Filippo Juvarra in forme ellittiche. Al termine cena in ristorante tipico.

venerdì 2 novembre:
Partenza in bus per la visita di Stupinigi. La Casina di Caccia di Stupinigi, feudo dei Savoia d'Acaja, fu ceduta ad Emanuele Filiberto nel 1563, quando trasferì la capitale del ducato di Savoia da Chambéry a Torino. Per dono di Emanuele Filiberto l'intera latenuta passò all’ordine Mauriziano. La palazzina fu commissionata da Vittorio Amedeo II di Savoia allo Juvara nel 1729 e già nel 1731, la palazzina fu inaugurata con la prima battuta di caccia. Ma la costruzione si ampliò durante i regni di Carlo Emanuele III e Vittorio Amedeo III con il contributo di altri architetti. Il parco fu progettato dal giardiniere francese Michael Benard nel 1740 e si estende per 1.700 ettari. A seguire alla spettacolare mole della Sacra di San Michele, una fiera e grandiosa costruzione simbolo del Piemonte. Questo straordinario complesso si erge arroccato sull’alto di uno sperone roccioso della Val di Susa e costituisce un mirabile esempio di unione tra architettura abbaziale e fortificata. Edificato intorno al Mille su luogo sacro al tempo dei Longobardi al culto di S. Michele, fu di straordinaria importanza per le tappe dei pellegrini che transitavano. Nel pomeriggio trasferimento a Rivoli, nella cintura torinese, per la vista del Castello di Rivoli e della sua galleria. La costruzione del castello risale al X sec., ma la sua esistenza è attestata nel 1159, in un diploma di Federico I Barbarossa. Nel 1330 Amedeo VI, detto "il Conte Verde" per il colore del mantello e della bardatura che utilizzava durante i tornei, spostò al Castello il Consiglio dei Principi. Carlo ed Amedeo di Castellamonte ed i lavori si conclusero nel 1644 quando venne realizzata la cosiddetta "Manica Lunga". Nel pomeriggio degustazione di vini del Piemonte. Rientro a Torino e cena in ristorante tipico.


sabato 3 novembre:

In mattinata trasferimento a Venaria Reale, capolavoro d’architettura del paesaggio. La reggia di Venaria è una delle maggiori residenze sabaude in Piemonte e per dimensioni, è paragonabile alla reggia di Versailles che fu costruita tenendo a mente il progetto della dimora piemontese. La reggia di fu progettata e costruita in pochi anni (1658 - 1679) su progetto di Amedeo di Castellamonte per Carlo Emanuele II quale base per le battute di caccia nella brughiera torinese. L'insieme dei corpi di fabbrica del complesso (80.000 mq), includonp il parco ed il borgo di Venaria, costruiti per formare una sorta di collare che rievoca la Ss. Annunziata, simbolo della casa sabauda. Il complesso è imponente: accedendo dall'ingresso si viene accolti nella corte d'onore, dove sorgeva la fontana del cervo. Lo splendido giardino all'italiana è diviso in tre terrazze con scenografiche scalinate. Il Castello ducale di Agliè è un'elegante ed imponente costruzione. L'edificazione iniziò nel ‘200 per i conti di San Martino del Canavese. Nel XVI sec. il forte si presentava ancora di aspetto medievale, con un mastio, una corte e un giardino circondati da una muraglia con fossato. Nel 1667 il conte Filippo San Martino, già consigliere della Madama Reale Cristina di Francia, commissionò all'architetto reale Amedeo di Castellamonte la trasformazione della facciata sul giardino, la cappella di San Massimo e le due gallerie. A partire dal 1823 l'edificio rientrò a far parte dei possedimenti dei Savoia che. Al termine rientro a Torino e cena in ristorante tipico.

domenica 4 novembre:

In mattina visita alla reggia di Racconigi, residenza Savoia-Carignano. Nel XIII sec., Racconigi entra nelle proprietà dei Marchesi di Saluzzo, quindi degli Acaja e poi ancora ai Saluzzo. Nel XVI sec. Racconigi entra nei domini sabaudi e nel 1620 il duca Carlo Emanuele I di Savoia lo regala al figlio Tommaso di Savoia. In questi anni il castello è un'alta fortezza a pianta quadrata, con torri angolari, fossato, ponte levatoio e un mastio. Il figlio di Tommaso, Emanuele Filiberto commissionò al Guarini la trasformazione della fortezza in villa di delizie. Egli innalzò un grande corpo centrale con tetto a pagoda. L'ultimo principe di Carignano e Re di Sardegna, Carlo Alberto, ingrandì ulteriormente il castello, per rappresentare la grandezza del Regno. Sempre amato dai sovrani sabaudi, nel 1904 nacque qui l'ultimo re d’Italia, Umberto II che lo ricevette come dono di nozze nel 1930 e qui raggruppò la quadreria dei ritratti di famiglia (circa 3.000 quadri. Il castello si affaccia a nord verso un imponente parco, progettato nel ‘700 sui progetti del parigino Le Notre, autore dei giardini della reggia di Versailles. Fu il castello preferito di tutti i Re d'Italia.
Nel pomeriggio visita al Castello di Moncalieri. L'imponente mole del castello sorge sulla sommità di una collina e risale al 1100. Fu voluto da Tommaso I di Savoia quale fortilizio per controllare l'accesso da sud a Torino. Nel 1500 con Jolanda di Valois, moglie di Amedeo IX di Savoia, fu ampliato per renderlo una villa di delizia. Nel XVII sec. fu ampiamente rimaneggiato da Carlo di Castellamonte. Terminata la visita trasferimento all'aeroporto di Torino Caselle ed imbarco sul volo diretto Airone a Roma Fiumicino delle ore 19.25 con arrivo a Roma alle ore 20.35.

   
i luoghi

 

 

 

La Palazzina di Caccia di Stupinigi

La tenuta di Stupinigi, inizialmente feudo dei Savoia d'Acaja, fu ceduta ad Emanuele Filiberto nel 1563, quando trasferì la capitale del ducato di Savoia da Chambéry a Torino. Per dono dello stesso Emanuele Filiberto l'intera tenuta passò all'ordine mauriziano.

La palazzina fu commissionata da Vittorio Amedeo II di Savoia all'architetto Filippo Juvara nel 1729. I lavori procedettero velocemente e già nel 1731, la palazzina fu inaugurata con la prima battuta di caccia.Ma la costruzione si ampliò durante i regni di Carlo Emanuele III e Vittorio Amedeo III con il contributo di altri architetti, tra i quali Prunotto, Bo e Alfieri. Nel 1740 furono aggiunte altre due ali, ospitanti le scuderie e le rimesse agricole.Nel 1832 la palazzina divenne di nuovo proprietà della famiglia reale. Fu ceduta al demanio statale nel 1919 e nel 1925 fu restituita, con le proprietà circostanti, all'ordine mauriziano.Nell'Ottocento ospitò per diversi anni un elefante indiano maschio, che era stato regalato a Carlo Felice. L'elefante Fritz divenne famoso, ma purtroppo dopo qualche anno l'elefante impazzì e incominciò a distruggere ciò che lo circondava (i segni sono ancora visibili sulle parti in legno); venne abbattuto e donato al museo zoologico dell'università di Torino. Attualmente è in mostra presso il Museo regionale di scienze naturali di Torino.Dal 1919 la palazzina di Stupinigi ospita il Museo di arte e ammobiliamento.

Il parco circostante, delimitato da un muro di cinta ed intersecato da lunghi viali, fu progettato dal giardiniere francese Michael Benard nel 1740. Nel 1991 è stato istituito il Parco naturale di Stupinigi, che si estende per oltre 1.700 ettari ed ha una discreta varietà faunistica. Nel febbraio 2004 vennero rubati dal museo 27 oggetti (tra i quali alcuni capolavori di Piffetti, Bonzanigo e Prinotto) e quattro dipinti, per un valore di 40 milioni di euro. Fortunatamente tutti i pezzi furono ritrovati in buone condizioni il 26 novembre 2005, in un campo nei pressi di Villastellone.

La Palazzina di caccia di Stupinigi è un'architettura di Filippo Juvarra, facente parte del circuito delle residenze sabaude in Piemonte, proclamato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. È situata nella località di Stupinigi (comune di Nichelino), alla periferia sud-occidentale di Torino.La pianta è a quattro bracci a croce di Sant’Andrea. Bellissimo il giardino e affascinante il lungo viale che conduce alla palazzina, arrivando da Torino, fiancheggiato da cascine e scuderie. Il nucleo centrale è costituito da un grande salone centrale di pianta ellittica da cui partono quattro bracci più bassi a formare una croce di Sant'Andrea. Nei bracci sono situati gli appartamenti reali e quelli per gli ospiti. Il cuore della costruzione è il grande salone ellittico sormontato dalla statua del "Cervo", opera di Francesco Ladatte.La costruzione si protende anteriormente racchiudendo un vasto cortile ottagonale, su cui si affacciano gli edifici di servizio.L'interno è in Rococò italiano. Tutto è sfarzoso e raffinato e costituito di materiali preziosi come lacche, porcellane, stucchi dorati, specchi e radiche.Tra i pregiati mobili eseguiti per la palazzina vanno ricordati quelli dell'intagliatore Giuseppe Maria Bonzanico, di Pietro Piffetti, e di Luigi Prinotto.L'edificio conserva decorazioni dei pittori veneziani Giuseppe e Domenico Valeriani, di Gaetano Perego, e del viennese Christan Wehrlin. Vanno ricordati inoltre gli affreschi di Vittorio Amedeo Cignaroli, Gian Battista Crosato e Carlo Andrea Van Loo.La palazzina ha 137 camere e 17 gallerie, occupa una superficie di circa 31.000 metri quadrati, mentre 14.000 sono occupati dai fabbricati adiacenti, 150.000 dal parco e 3.800 dalle aiuole esterne.


   

Reggia di Venaria Reale

La reggia di Venaria Reale è una delle maggiori residenze sabaude in Piemonte. Probabilmente la più grande per dimensioni, è paragonabile quanto a struttura alla reggia francese di Versailles che fu costruita tenendo a mente il progetto della dimora reale piemontese[citazione necessaria].

La reggia di Venaria fu progettata e costruita in pochi anni (1658 - 1679) su progetto dell'architetto Amedeo di Castellamonte. A commissionarlo era stato il duca Carlo Emanuele II che intendeva farne la base per le battute di caccia nella brughiera collinare torinese.Lo stesso nome in lingua latina della reggia, Venatio Regia, viene fatto derivare dall'arte venatoria.L'insieme dei corpi di fabbrica che costituiscono il complesso, enorme se si considera l'estensione (80.000 mq di piano calpestabile), include il parco ed il borgo storico di Venaria, costruiti in modo da formare una sorta di collare che rievoca direttamente la Santissima Annunziata, simbolo della casa sabaudo.Al borgo si unirono ben presto molte case e palazzi di lavoratori e normali cittadini che vollero abitare nei dintorni della Reggia, fino a far diventare Venaria Reale un comune autonomo della provincia di Torino.

La scelta del sito fu favorita dalla vicinanza degli estesi boschi detti del Gran Paese, ricchissimi di selvaggina: un territorio che si estende per un centinaio di chilometri fino alle montagne alpine, giungendo a sud e a est in prossimità del capoluogo Torino. Il complesso è imponente: accedendo dall'entrata principale si viene accolti nella corte d'onore, nel centro della quale sorgeva una fontana detta del cervo, la facciata principale in intonaco con cornucopie conchiglie e frutti risulta sulla parte destra come "sfregiata" da una cesura di mattoni a vista che delimitano la parte secentesca da quella settecentesca, successiva all'intervento del primo architetto di corte Amedeo di Castellamonte.

La parte sinistra del complesso presenta l'intervento del secondo architetto di corte Michelangelo Garove 1699-1713 in sintesi la realizzazione di due torrioni con tetti detti alla "Mansart" ricoperti di Scandole, mattonelle pentagonali multicolori in ceramica, uniti da una Gran Galleria erroneamente indicata a metà del XX secolo, come quella di Diana.

Lo splendido giardino all'italiana diviso in tre terrazze collegate con scenografiche scalinate e architetture (come la torre dell'orologio del primo cortile) che le collegano: la fontana dell'Ercole, il teatro ad emiciclo e i parterres.Dopo che l'1 ottobre 1693 i francesi distrussero alcune costruzioni, Vittorio Amedeo II commissionò un ulteriore intervento sulla reggia che venne ristrutturata secondo i canoni francesi.Nel complesso si trova anche la Chiesa di sant'Urbano. Poi alla morte di Michelangelo Garove avvenuta nel 1713 seguì nel 1716 la ricostruzione per opera di Filippo Juvarra, della Gran Galleria e parallelamente la costruzione della chiesa di Sant'Uberto (1716-1729), incastonata tra i palazzi tanto da non permetterne la costruzione della cupola, che venne affrescata come trompe-l'oeil all'interno, la scuderia e la citroniera 1722-1728, oltre che un rimaneggiamento in stile francese delle facciate.

Gli ultimi lavori furono realizzati tra la seconda metà del Settecento e l'inizio dell'Ottocento (scuderie e maneggio, scala della Reggia di Diana, galleria di Sant'Uberto) dopodiché la Reggia fu quasi dimenticata a favore della Palazzina di caccia di Stupinigi (1729), più conforme ai nuovi gusti delle corti europee.


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Il castello di Rivoli

La costruzione del castello risale, con ogni probabilità, al IX-X secolo, ma la sua esistenza è attestata la prima volta nel 1159, in un diploma con il quale l'imperatore Federico I Barbarossa cedeva i territori rivolesi, castello compreso, ai vescovi di Torino.La famiglia Savoia si inserì nel panorama cittadino già dal suo arrivo in Italia nell'XI secolo, a causa della posizione favorevole, prospiciente la piana di Torino a ovest e la Val di Susa a est, che rappresentava una pedina importante per il controllo dei territori conquistati. Fu così che iniziò una vera e propria faida con i vescovi di Torino, che già nel 1184 provocò danni all'incastellamento.Il primo Savoia che ufficialmente entrò nella storia di Rivoli fu Amedeo IV. Nel 1330 Amedeo VI, detto "il Conte Verde" per il colore del mantello e della bardatura che utilizzava durante i tornei, spostò al Castello il Consiglio dei Principi, massimo organo amministrativo del contado.

Il castello vanta anche il primato della prima ostensione in Piemonte della Sacra Sindone: il sacro lino, infatti, vi era stato portato quale tappa intermedia prima di raggiungere Pinerolo, dove fu osteso la prima domenica di Pasqua. La duchessa Jolanda, moglie di Amedeo IX di Savoia, pensò fosse giusto permettere anche agli abitanti di Rivoli di venerare la sacra reliquia.Dopo un periodo di declino, con il trattato di Cateau-Cambrésis del 1559 venne stabilito che il duca Emanuele Filiberto non potesse stabilirsi nella città di Torino, finché non avesse avuto un erede maschio e il duca fissò la sua residenza al Castello di Rivoli, il quale venne restaurato e modificato dall'architetto Ascanio Vittozzi. Il 12 gennaio 1562 nacque il tanto atteso erede, Carlo Emanuele I ed Emanuele Filiberto tornò a stabilirsi in Torino, novella capitale del ducato sabaudo.Il progetto vittozziano, però, fu portato avanti dagli architetti Carlo ed Amedeo di Castellamonte ed i lavori si dissero conclusi nel 1644. In questo periodo venne realizzata la cosiddetta "Manica Lunga", destinata ad essere la pinacoteca dei Savoia e che è, ad oggi, l'unico edificio seicentesco visibile. Tuttavia il castello risultò ben diverso dai progetti disegnati dagli architetti e questo è facilmente riconducibile a motivi economici: nello stesso periodo vennero, infatti, realizzate altre opere sontuosissime ed inoltre vennero dispiegati grandi mezzi economici per potenziare l'apparato difensivo del ducato.Ci fu poi di nuovo un periodo di declino per Rivoli allo scoppio della contesa fra francesi e sabaudi: in quegli anni tutto il complesso di edifici del Castello venne saccheggiato e incendiato dai francesi guidati dal generale Catinat e la Manica Lunga fu quella che subì i danni maggiori, poiché numerose e pregevoli opere d'arte scomparvero. Il Castello venne nuovamente modificato solo dopo il 1706, ovvero dopo la sconfitta dei francesi. I lavori furono affidati all'archittetto Michelangelo Garove.Al ritorno da un viaggio in Sicilia Vittorio Amedeo II portò in Piemonte l'architetto Filippo Juvarra, che disegnò un grandioso progetto per la dimora sabauda, ma, nuovamente, i lavori non furono completati, lasciando una facciata incompiuta.Vittorio Amedeo II visse la sua pazzia all'interno del Castello: pur avendo abdicato in favore del figlio, non ne volle sapere di lasciare perdere gli affari del suo regno e cercò di spodestare Carlo Emanuele III, il quale, di concerto con il suo ministro il marchese di Ormea, decise di rinchiudere il padre nella residenza rivolese. Per l'occasione l'edificio venne nuovamente modificato: vennero messe grate alle finestre e venne chiuso l'accesso alla Manica Lunga. Alla morte del sovrano il Castello fu abbandonato dai Savoia.

Nel 1863 venne affittato all'amministrazione comunale rivolese, che ne fece una caserma, per la cifra di 2.000 al mese. Nel 1883 venne acquistato infine venduto al Comune di Rivoli, per la cifra di 100.000 lire: subito venne trasferita la biblioteca civica e vennero conservati alcuni mobili appartenuti alla famiglia Savoia, mentre il resto dell'edificio rimase caserma.La Seconda Guerra Mondiale distrusse buona parte degli edifici: i primi interventi architettonici furono fatti con la semplice intenzione di non far crollare definitivamente la struttura. Tuttavia fino al 1979 viene lasciato in stato di abbandono. In quell'anno venne riaperto il cantiere di lavoro, affidato all'architetto Andrea Bruno, con l'intento di dare nuova vita al Castello e alla città.Nel 1984 venne inaugurato il Museo d'Arte Contemporanea con la prima mostra "Ouverture". Nel corso degli anni e anche oggi non solo si è arricchita la collezione, facendo diventare uno dei musei più conosciuti in Europa, ma si continuano i lavori, al fine di realizzare le idee avute dagli antichi architetti e portare il Castello al suo massimo splendore.



   

Il castello Reale di Racconigi

Il Castello Reale di Racconigi è situato a Racconigi, in provincia di Cuneo ma poco distante da Torino. Era residenza ufficiale del Ramo dei Savoia-Carignano e fa parte delle Residenze Sabaude entrate nella lista dei Patrimoni dell'Umanità dell'UNESCO.Oggi il castello reale si presenta come un'imponente palazzetto in mattoni rossi e tetti a pagoda, orientaleggianti, a più padiglioni. Castello preferito di Carlo Alberto e di tutti i Re d'Italia, oggi è polo culturale e museale, ed è stato interessato da un buon restauro.

Le prime notizie del castello di Racconigi si hanno intorno all'anno mille, quando Bernardino di Susa ricostruì un antico maniero, lasciandolo alla sua morte a dei frati cistercensi. Nel XIII secolo, Racconigi entra a far parte delle proprietà dei Marchesi di Saluzzo, poi dei Falletti, quindi degli Acaja e poi ancora ai Saluzzo. Nella seconda metà del XVI secolo Racconigi entra nei domini sabaudi e nel 1620 il duca Carlo Emanuele I di Savoia lo regala a suo figlio Tommaso di Savoia (capostipite dei Savoia-Carignano). In questi anni il castello è un'alta fortezza in mattoni a pianta quadrata, con quattro grandi torri angolari, fossato, ponte levatoio e un alto mastio laterale.
Il figlio di Tommaso, Emanuele Filiberto commissionò a Guarino Guarini la completa trasformazione della fortezza in villa di delizie. Egli innalzò, occupando la corte, un grande corpo centrale con tetto a pagoda; inoltre, al posto delle due torri angolari della facciata nord, sviluppò due grandi padiglioni di quattro piani con tetto a cupola a pianta quadrata e lanterne in marmo bianco. Nella seconda metà del XVIII secolo un altro Carignano, Ludovico Luigi Vittorio commissionò un rifacimento degli interni, innalzò le due torri della facciata a sud, rivestendole di stucchi e decori neoclassici così come l'ingresso, con 4 colonne corinzie e frontone trangolare. Progettò inoltre lo scalone a rampe spezzate nella facciata nord.
L'ultimo principe di Carignano (poi Re di Sardegna) Carlo Alberto ritenne necessario ingrandire e abbellire ulteriormente il castello, che avrebbe dovuto rappresentare la grandezza del regno sabaudo. Affidò i lavori all'architetto di corte Ernesto Melano. Egli innalzò l'antica struttura quadrata attorno al corpo centrale, costruì due bracci laterali (terminanti con due piccoli padiglioni a pagoda) collegati a C con i padiglioni della facciata nord. Costruì inoltre uno scenografico scalone alla facciata sud.
Sempre amato dai sovrani sabaudi, nel 1904 nacque qui, negli appartamenti del secondo piano, l'ultimo re italiano Umberto II che lo ricevette come dono di nozze nel 1930 e qui raggruppò la quadreria dei ritratti di famiglia (circa 3.000 quadri) e tutte le notizie sulla Sindone.
Il castello si affaccia a nord verso un imponente parco, progettato nel XVII secolo sui progetti inviati dal parigino André Le Notre, già autore dei giardini della reggia di Versailles. Nella seconda metà del Settecento l'architetto Pelagio Pelagi realizzà molte piccole architetture come il tempietto dorico sulla riva del lago, la dacia russa (costruita in onore dello zar Nicola II di Russia in visita in Piemonte, la fagianaia. Altro edificio di spicco è la chiesa gotica, cara alla nonna di Carlo Alberto, Giuseppina di Lorena. Di grande pregio il complesso rurale cosìdetto delle Margherie, disegnato in stile neogotico dal Palagi anni prima e precursore delle moderne aziende biologiche. Nel 1876 Carlo Alberto chiamò il prussiano Xavier Kurten per riformare lago, corsi d'acqua, colline e filari d'alberi, così com'è in forme attuali.



   

 

Il Castello Ducale di Agliè

Il Castello ducale di Agliè è un'elegante ed imponente costruzione che si trova nell'omonima cittadina piemontese. L'edificazione del suo nucleo centrale, del quale sono tuttora identificabili le tracce, è iniziata nel XII secolo per conto della famiglia comitale dei San Martino, originari del Canavese. Nel XVI secolo il forte si presentava ancora di aspetto medievale, con un mastio centrale, una corte circondata da edifici rurali e un giardino, circondati da una robusta muraglia difensiva e da un fossato. Nel 1667 il conte Filippo San Martino, già consigliere della Madama Reale Cristina di Francia, commissionò all'architetto reale Amedeo di Castellamonte la trasformazione della facciata sul giardino, il complesso della cappella di San Massimo e le due gallerie, nonché il cortile. Alla sua morte il progetto si interruppe, ma il castello presentava già due corti (una interna, l'altra rivolta verso il paese di Agliè) e la facciata est, con le due torri trasformate in piccoli padiglioni.Nel 1764 i San Martino vendettero la proprietà ai Savoia, che lo inclusero nelle proprietà del Duca del Chiablese Benedetto Maurizio di Savoia, e ne affidarono la ristrutturazione all'architetto Ignazio Birago di Borgaro. Egli intervenne all'interno realizzando ampi appartamenti e all'esterno edificando la chiesa parrocchiale di Agliè, collegata al castello da una galleria a due piani.Nei primi anni del 1800, durante l'occupazione di Napoleone, il castello di Agliè diventò un ricovero di mendicità, e il parco circostante venne ceduto a privati ed adibito all'agricoltura.A partire dal 1823 l'edificio rientrò a far parte dei possedimenti dei Savoia che, durante il regno di Carlo Felice di Savoia, apportarono una significativa e costosa ristrutturazione degli interni, rinnovandone inoltre completamente gli arredi.Nel 1939 lo Stato acquistò dalla Casa Reale il castello, che venne adibito a museo. Negli anni'80 fu oggetto di un ulteriore delicato restauro.


   

Il Castello del Valentino

Il Castello del Valentino è un edificio storico di Torino, situato nell'omonimo Parco del Valentino sulle rive del fiume Po. Oggi è sede distaccata del Politecnico di Torino, ed ospita la Facoltà di Architettura.

L'antico castello fu acquistato da Emanuele Filiberto di Savoia, il duca Testa di Ferro, su consiglio di Andrea Palladio. Il nome Valentino sembra derivi dalla moglie di un governatore francese ai tempi dell'occupazione del Piemonte nel XVI secolo.Il castello deve la sua forma attuale a un'altra Madama Reale, la giovanissima Maria Cristina di Francia (sposa di Vittorio Amedeo I di Savoia). Proprio alla Francia guarda lo stile di questo splendido palazzo: quattro torri angolari cingono l'edificio a forma di ferro di cavallo, con un'ampia corte a pavimento marmoreo. I tetti con due piani mansardati (solo dei falsi piani) sono tipicamente transalpini e tutto lo stile architettonico riflette i gusti della giovane principessa. I lavori durarono 30 anni (1660) su progetti di Carlo e Amedeo di Castellamonte: la duchessa Maria Cristina vi abitò fin dal 1630. E proprio a lei si deve lo scenico arco di ingresso sulla facciata con lo stemma sabaudo.

Sulla figura della nobildonna francese circolavano voci maligne, che narravano di un Castello del Valentino luogo di incontri amorosi con gentiluomini e servitù che finivano in fondo ad un pozzo gettati dalla nobile amante, la quale sembra che si fece costruire anche un passaggio sotterraneo, vera e propria galleria che attraversava anche il letto del Po, per collegare il Castello alla Vigna Reale, teatro d'incontri amorosi tra lei e il suo consigliere Filippo di Agliè.Nel XIX secolo il castello subì piccoli cambiamenti architettonici e di connessione nel tessuto urbano cittadino, ma venne anche depredato del suo splendido arredo secentesco dai soldati francesi napoleonici.

Seguirono anni di abbandono e di degrado, quando nel 1860 venne scelto per la facoltà di Ingegneria torinese. Oggetto di restauri in questi ultimi anni, sta ritrovando l'antico splendore.


   

 

 

 

 

Il Palazzo Carignano

Il Palazzo Carignano è un edificio storico costituito da due diversi corpi di fabbrica situato nel centro di Torino. Insieme con Palazzo Reale e Palazzo Madama fa parte dei più importanti palazzi storici della città.Ospita attualmente il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano. Nelle vicinanze si trovano la Biblioteca Nazionale Universitaria e il Teatro Carignano.Si prevede che il Museo risorgimentale rimanga chiuso dalla fine del 2006 e per un periodo di circa tre anni per un laborioso intervento di restauro e riorganizzazione delle sale. L'edificio si affaccia sull'omonima piazza e con la facciata laterale del Palazzo dell'Accademia delle Scienze e l'imponente retro della Chiesa di San Filippo Neri crea un unicum architettonico di straordinario valore.Nella seconda metà del XVII secolo (1679-1684) Emanuele Filiberto (detto il Muto) del ramo cadetto Savoia-Carignano commissiona al celebre abate, architetto e matematico Guarino Guarini (costruttore della famosa cappella della Sindone) un palazzo per la propria famiglia. Il Guarini progetta uno splendido edificio nel tipico barocco piemontese, con una singolare struttura: una torre ellittica è leggermente arretrata in facciata e due ali laterali si snodano per formare un cortile quadrato cinto completamente dal corpo di fabbrica. Nella facciata principale l'ellisse è distinguibile poiché si fa spazio sinuosamente, rendendo un magnifico effetto poiché la facciata è a mattoni a vista. Dal cortile interno invece la torre ellittica spicca tra le ali laterali, superandole in altezza. Le decorazioni della facciata del piano nobile, anch'esse in cotto, presentano rimandi ad avventure e imprese dei Carignano, compresa la vittoria in Canada compiuta al fianco dei francesi nel 1667 contro gli Irochesi.Gli interni sono splendidamente affrescati e decorati a stucco. Alcuni affreschi sono di Stefano Legnani detto il Legnanino. Nel corso dei lavori di ampliamento eseguiti a Giuseppe Bollati su progetto di Gaetano Ferri tra il 1864 e il 1871 fu costruita la facciata posteriore, sull'attuale Piazza Carlo Alberto, in stile eclettico in pietra bianca e stucco rosa, con fastose lesene e colonne, porticato al piano terra e balaustra sul tetto rialzato al centro. Un grande fregio decorativo sulla facciata principale recante la scritta QVI NACQVE VITTORIO EMANUELE II fu aggiunto nel 1884 da Carlo Ceppi, fortunatamente rispettando lo stile barocco a mattoni a vista.


 

 

Il Castello di Moncalieri

L'imponente mole del Castello di Moncalieri sorge sulla sommità di una collina, nel centro storico di Moncalieri (TO). Intorno all'anno 1100 Tommaso I di Savoia costruì su questa collina un massiccio fortilizio per controllare l'accesso da sud a Torino. Nel corso della metà del XVI secolo sotto il dominio di Jolanda di Valois, moglie di Amedeo IX di Savoia, è ampliato per renderlo una villa di delizia. Nel corso di un secolo (dal 1600 al 1700) fu ampiamente rimaneggiato da Carlo di Castellamonte e in seguito ristrutturato internamente e decorato dallo stesso Castellamonte e altri artisti locali. La struttura attuale del castello è a ferro di cavallo rivolto verso nord, con quattro possenti torrioni angolari parallelipedi. I corpi laterali hanno cinque piani e le pareti in mattone presentano robusti contrafforti. Due corpi di fabbrica paralleli ai corpi laterali creano altrettante corti esterne adibite a scuderie e appartamenti della servitù. La facciata sud guarda un piccolo giardino all'italiana e presenta due torrette cilindriche, vestigia dell'antico castello quattrocentesco. Originale il belvedere all'ingresso nord.Il castello è stato per 300 anni sede intensa di vita di corte dei Savoia e primo castello ad essere occupato dai francesi nell'avanzata piemontese del 1798 che lo tennero fino alla Restaurazione. Tornato nelle mani di Vittorio Emanuele I e da lui passato a Carlo Alberto, il castello diventa sede dei giovani principi che qui studiano. Vittorio Emanuele II lo preferì a Palazzo Reale a Torino e fece arredare numerosi appartamenti secondo il suo gusto, oltre che continuare la tradizione e farne sede di studio per i suoi figli. Nel 1849 si scelse Moncalieri per la firma del famoso Proclama (dove Vittorio Emanuele II si appella agli elettori affinché appoggiassero al ruolo di Primo Ministro Massimo D'Azeglio) e fino al XX secolo fu residenza di regine madri e principesse reali, come Maria Clotilde e Maria Letizia. Oggi gli appartamenti delle due regine e di Vittorio Emanuele II sono conservati in buone condizioni. Dal 1921 il castello di Moncalieri è sede del I Battaglione dell'Arma dei Carabinieri che comunque permettono la visita agli appartamenti e ai saloni e mantengono un'atmosfera sabauda molto pittoresca. È terminato da pochi anni un restauro che ha ridato smalto a questa splendida dimora.


   

La basilica di Superga

La Basilica di Superga sorge sull'omonimo colle ad est di Torino. Fu fatta costruire dal re Vittorio Amedeo II come ringraziamento alla Vergine Maria, dopo aver sconfitto i francesi che assediavano Torino nel 1706. Il progetto è del messinese Filippo Juvarra e risale al 1711.Attraverso una grande scalinata si accede al pronao della Basilica, di ispirazione classica (Pantheon di Roma), come la pianta centrale sormontata da un cupola. Ai lati del corpo centrale si elevano due bellissimi campanili, nei quali è visibile l'influenza del Borromini.La Basilica di Superga ospita le sontuose tombe dei Savoia e delle loro consorti, oltre ad un certo numero di bambini di casa Savoia. Fin dalle origini infatti essa fu concepita come mausoleo di casa Savoia, idealmente collegata, sull'asse Est-Ovest, al Castello di Rivoli, luogo designato alle nascite degli eredi della dinastia.La parte posteriore del complesso basilicale è stato colpito il 4 maggio 1949 dall'aereo in arrivo da Lisbona, che trasportava la squadra di calcio del Grande Torino, nell'incidente morirono i giocatori e i tecnici della squadra, i giornalisti al seguito e i membri dell'equipaggio. I muri distrutti dall'impatto sono ancora visibili, in quanto si è deciso di non ricostruirli.Oggi il tragico evento è ricordato da un museo all'interno e da una lapide sul retro dell'edificio, meta di pellegrinaggi di sportivi e non; ogni 4 maggio infine si celebra una messa solenne in ricordo delle vittime.

 

 

   
la dinastia dei Savoia
II pochi documenti che riguardano le origini di Casa Savoia sono soggetti a varie interpretazioni e dall'epoca di Amedeo VIII (XV secolo), fino al XIX secolo vennero sempre escogitati criteri di giustificazione di tipo politico, con l'avallo di genealogisti compiacenti. In un primo tempo fu necessario giustificare il titolo ducale ottenuto appunto da Amedeo VIII nel 1416: si trovò quindi uno scrittore - il cronista medioevale Jean d'Ormeville, vissuto nel XV secolo - che fece discendere la casa di Savoia dall'imperatore Ottone II di Sassonia.

Nel secolo successivo, invece, gli interessi politici della dinastia erano collegati alla sua posizione in seno all' impero e si trovarono altri studiosi (G. Botero, G. Monod e soprattutto Guichenon) che, pur mantenendo la tradizione sassone, fecero risalire le origini della famiglia addirittura a Vitichindo, lo strenuo difensore dell'indipendenza dei Sassoni contro Carlomagno.Più tardi, orientatasi la politica sabauda verso l'Italia, si ebbe interesse a dimostrare l'origine italiana della casa sabauda; per questo diversi studiosi (G. F. Napione nel XVIII secolo, L. Cibrario nel XIX secolo e altri) volsero le loro attenzioni all'ultimo sovrano del regno italico dell'alto Medioevo e, sia pure con soluzioni varianti nei dettagli, ne trovarono il capostipite in Berengario II d'Ivrea. Questi era stato deposto da Ottone I nel 961, pertanto era vittima di quella famiglia da cui un tempo i Savoia credevano o volevano discendere. Una soluzione locale, borgognona, ideata da D. Carutti nel XIX secolo e fondata sull'esistenza di un paio di Amedeo e di Umberto, è altrettanto ipotetica.Nel XX secolo l'origine fu invece ricercata o nella dinastia provenzale collegata a un carolingio (C. W. Previté Orton, Baudi di Vesme, F. Gabotto e altri) o a una famiglia del Viennese discendente, per linea femminile, da Lotario II di Lotaringia, anche lui un carolingio (G. de Manteyer).

  < vedi l'albero genealogico di Casa Savoia
   
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  • Quando: mercoledì 31 ottobre / domenica 4 novembre 2007
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Le Grandi Dimore Italiane
 
Le Regge Sabaude in Piemonte
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