Sabato
27/02: Ore 7.30 partenza in pullman per
le Marche. Arrivo ed inizio delle visite
a San Severino Marche.
I resti più antichi
di presenza umana a San Severino risalgono
al paleolitico inferiore e provengono dalla
frazione di Stigliano; altri reperti, rinvenuti
in varie località del territorio
comunale, documentano una continuità
di insediamento per tutta l'epoca preistorica.
La prima civiltà significativa di
cui rimangono tracce è quella dei
Piceni, concentrata nelle vicinanze di Pitino,
circa due chilometri a nord-est del centro
urbano attuale: successive campagne di scavo,
dal 1932 a oggi, hanno portato alla luce
una zona residenziale, sulla sommità
di un colle, e tre necropoli nelle vicinanze,
il tutto databile tra il VII e il V secolo
a.C.
Dopo la conquista romana
del Piceno, nel 268 a.C., nel vicino fondovalle
sorge l'abitato di Septempeda (nome dall'etimo
incerto), che diverrà municipio nel
I secolo a.C. Della città romana
sono stati individuati in tempi successivi
resti di mura con un complesso termale,
un incrocio stradale, tracce di domus private,
una fornace e un sepolcreto. Da alcune iscrizioni,
si sa che doveva esistere un tempio dedicato
alla dea Feronia, divinità di origine
sabina a cui si consacravano i liberti.
Il municipio romano andò
in rovina in epoca alto-medievale, e un
nuovo nucleo urbano sorse in posizione più
protetta sul colle detto Monte Nero, che
domina l'abitato odierno; la città
ricostruita fu battezzata con il nome di
Severino, un santo locale di cui si hanno
poche notizie certe, vescovo di Septempeda
a metà del VI secolo. Le testimonianze
storiche attestano che la città antica
continuò a sopravvivere per tutto
il Basso Medioevo, smentendo la leggenda
secondo cui sarebbe stata distrutta da Totila
nel 545 d.C., durante la guerra greco-gotica.
Quanto al nuovo centro,
il primo documento credibile della sua esistenza
è del 944, anno di probabile fondazione
dell'antica cattedrale. Libero comune intorno
al 1170, parteggiò costantemente
per i Ghibellini; nel corso del Duecento
si ingrandì fino all'estensione attuale,
in parte per via militare e in parte acquistando
i castelli circostanti dai precedenti proprietari.
Il Trecento è caratterizzato
dalla signoria degli Smeducci, famiglia
locale di capitani di ventura, che mantennero
con una certa continuità l'egemonia
sulla città, finché nel 1426
il Papa li esiliò definitivamente.
Tendenzialmente guelfi, ma spesso opportunisti,
gli Smeducci riuscirono quasi sempre invisi
alla popolazione, che si ribellò
al loro dominio in più di una circostanza,
ma seppero svolgere anche un ruolo di mecenati
in quello che rimane il periodo di massima
fioritura artistica di San Severino.
Dopo
il breve governo di Francesco Sforza (1433-45),
il comune passa sotto il controllo diretto
dello Stato della Chiesa; i secoli successivi
registrano un sostanziale declino economico
e culturale. Nel 1586 San Severino ottiene
il titolo di città e quello di diocesi,
mantenuto per quattrocento anni esatti.
Nel frattempo, cessate le esigenze di difesa,
il centro abitato si è spostato quasi
del tutto dal colle a fondovalle, attorno
alla vecchia piazza del mercato; fra la
metà del Settecento e l'inizio dell'Ottocento,
anche i simboli del potere civile e religioso
(Palazzo comunale, Duomo, vescovato) lasciano
quella che ormai è una contrada isolata.
La cittadina si centra sulla piazza del
Popolo. Di forma ellittica, lunga 224 mt
su lunghi porticati, è tra le più
monumentali piazze del centro Italia. Visiteremo
il palazzo Comunale con le sale dell’800,
decorate e arredate secondo il gusto dell'epoca
e con una ricca collezione di dipinti.
Visiteremo
la celebre Pinacoteca, costituita nel 1974
e che racchiude opere di Paolo Veneziano,
due tele del Pomarancio, il polittico con
Madonna e santi di Vittore Crivelli, la
Madonna della Pace del Pinturicchio, opere
dei fratelli Lorenzo, Jacopo Salimbeni e
affreschi di scuola giottesca.
Entreremo
nel Teatro Feronia, opera dell'architetto
Ireneo Aleandri che lo costruì nel
1827 sulle rovine di un teatro ligneo. La
struttura neoclassica è di grande
qualità con un bel sipario. La
parte alta di Sanseverino, sulla cima del
Monte Nero, è denominata Castello,
la sede della città medievale. Delle
costruzioni antiche restano le mura con
le porte e, sulla sommità, le due
torri simbolo della città: quella
del comune e il campanile del Duomo antico.
Quest'ultimo, costruito nel X secolo e rimaneggiato
più volte, custodisce all'interno
i resti del patrono Severino e un pregevole
coro ligneo rinascimentale e il chiostro
quadrato.
Ammireremo
il Duomo nuovo di Sant'Agostino che conserva
pregevoli opere. La basilica di "San
Lorenzo in Doliolo" del Trecento con
una cripta del VI secolo. Ceneremo al lume
di candela e pernotteremo all’interno
dello storico albergo Palazzo Servanzi Confidati,
un magnifico edificio con cortile porticato
e uno splendido scalone monumentale del
XVI-XVII secolo e che oggi è un bellisimo
albergo di classe e carattere, tra i più
eleganti della regione.
Domenica 28/02: In mattinata trasferimento
a Matelica, antica città
picena, romana, longobarda e franca. Incorporata
nella Marca di Ancona fu soggetta al potere
imperiale.
Conserva intatte le sorprendenti testimonianze
di questi secoli.
Il palazzo Ottoni, il magnifico teatro Piermarini,
costruito dallo stesso architetto del Teatro
della Scala di Milano, la trecentesca chiesa
di Sant’Agostino, la bella cattedrale
dell’Assunta.
Entreremo nel bel palazzo Piersanti con
una ricca collezione di dipinti ed oggetti,
tra i quali il famoso “Globo di Matelica”,
una sfera di marmo bianco cristallino scoperto
nel 1985 e rappresenta un singolare modello
di orologio solare giunto a noi dall'antichità.
Il marmo con cui è stato realizzato
è greco e proviene forse dalla cava
di Afrodisias (zona di Efeso).
Finiremo
le nostre visite all’interno del seicentesco
Palazzo Finaguerra, che raccoglie una piccola
ma importante collezione archeologica. Nel
pomeriggio, sulla strada per Roma, visiteremo
anche alcune pievi romaniche. Rientro a
Roma in prima serata.