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In viaggio con Palladio  
I Percorsi d'Autore nella Storia
venerdì 30 aprile / domenica 2 maggio 2010    
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Le Regge Estensi dell'Emilia
   
 Un esclusivo itinerario in visita ad uno dei ducati dell'Italia Rinascimentale tra ville, palazzi e castelli. Dalla reggia di Colorno, la “piccola Versailles”, al maestoso palazzo ducale di Modena, alla scoperta di una tra le famiglie più celebrate d’Italia: i d'Este.
 

Vignola

 

Sassuolo

 

Modena

 

Carpi

 

Colorno

 

Fontanellato

 

Venerdì 30/04: Partenza per l'Emilia in pullman. In mattinata visita della Rocca di Vignola.

La Rocca di Vignola, "forte fabrica all'anticha con due recinti di mura con tre torri e diverse altre commodità" si presenta al visitatore come un imponente quadrilatero, prodotto finale di tante fasi costruttive ed in particolare di quelle apportate dai Grassoni prima e dai Contrari poi, che l'hanno trasformata da roccaforte ad imponente residenza nobiliare. Il toponimo Vignola deriva dal latino “vineola”, che significa “piccola vigna” e, ancora oggi la pianta della vite compare nel gonfalone della città. La prima menzione di questa località si ritrova in un documento dell’Abbazia di Nonantola datato 826.

Non si conosce, invece, con certezza l’anno di fondazione della Rocca, ma si può ragionevolmente supporre che sia stata edificata negli anni successivi alla fine della dinastia Carolingia per fronteggiare le invasioni degli Ungari, quando a difesa dei nuclei abitati vennero innalzate torri e recinti fortificati. La tradizione attribuisce alla stessa Abbazia nonantolana l’erezione di questo primo fortilizio. Un documento risalente al 936 attesta che in quell’anno Vignola era sottoposta al dominio del Vescovo di Modena.

La Rocca, edificata su roccia calcarea, comunemente chiamata "tufo" a strapiombo sul fiume, si configura oggi disposta su cinque piani, dai sotterranei, dove si trovano le Sale dei Grassoni e dei Contrari, ai camminamenti di ronda.
Per quanto concerne le sale e la loro funzione d'uso, al piano terreno si aprono quelle riservate alla rappresentanza, cioè adibite ai momenti pubblici ed ufficiali della vita di corte: banchetti, feste, musica, teatro, amministrazione della giustizia. Il primo piano era, invece, dedicato al privato, agli appartamenti dei signori e dei loro ospiti.

Pausa pranzo a Vignola. Nel pomeriggio trasferimento a Sassuolo e visita del palazzo Ducale.

Il seicentesco palazzo ducale di Sassuolo trae origine da un precedente castello, detto comunemente Rocca, costruito nel 1458 da Borso d'Este marchese di Ferrara e signore del luogo. Il castello passò poi ai principi Pio, che nel 1609 lo cedettero a Cesare d'Este che aveva scelto Modena come capitale del ducato di Modena e Reggio dopo la perdita di Ferrara in favore del papa Clemente VIII. Il castello fu poi fatto trasformare in palazzo dal duca Francesco I d'Este, uomo colto e molto ambizioso che, nonostante l'esiguità del suo piccolo ducato, svolse un'attività politica di respiro europeo e volle che la sua corte potesse stare alla pari delle grandi corti d'Europa. Per questo motivo volle trasformare il vecchio castello costruito a Modena dall'avo Obizzo d'Este nel grandioso Palazzo ducale opera dell'architetto Bartolomeo Avanzini consigliatogli dal Bernini, che gli farà quello stupendo ritratto marmoreo conservato oggi alla Galleria Estense di Modena con il ritratto a olio dello stesso duca del Velázquez (Bernini aveva ricevuto da Francesco I la richiesta di progettare lui il palazzo, ma aveva rifiutato perché già impegnato col papa).

Francesco I, a cui Modena doveva anche la splendida Villa delle Pentetorri, opera dell'architetto di corte Gaspare Vigarani destinata agli ospiti del duca e distrutta completamente da un bombardamento durante l'ultima guerra, soddisfatto del progetto dell'Avanzini per il palazzo di Modena, gli affidò anche l'incarico di costruire al posto della vecchia Rocca di Sassuolo un ampio palazzo per la villeggiatura della corte. Durante l'occupazione napoleonica, fuggito il duca estense, il palazzo fu venduto al conte Carlo Amabile Demarzit Sahuguet d'Espagnac e subì diversi passaggi, negli ultimi anni dell'Ottocento finì anche ad essere utilizzato da un salumificio e il grande parco del palazzo divenne un'azienda agricola. Per interessamento dell'allora principe ereditario Umberto di Savoia fu acquisito dallo Stato ed assegnato all'Accademia Militare di Modena che se ne servì parzialmente e saltuariamente per corsi speciali degli allievi ufficiali e come sede sussidiaria in caso di necessità.

Inglobando il vecchio castello l'Avanzini costruì un palazzo monumentale che fu decorato soprattutto dal pittore francese Jean Boulanger ed anche da molti altri artisti italiani dell'epoca come Giacomo Monti, Baldassarre Bianchi, Pier Francesco Cittadini, Michelangelo Colonna e il Guercino. Al primo piano è una grande galleria con opere di Monti e di Bianchi per l'architettura dipinta e gli ornati. Dalla galleria, che ha ampie vetrate sulla facciata verso la piazza che precede il palazzo e da cui riceve la luce, si accede alle varie stanze tutte affrescate generalmente con scene mitologiche e allegorie di varie Virtù ad opera del Boulanger e in piccola parte dal suo allievo Pietro Galluzzi da Urbino. In una sala detta dei cavalli, secondo un'antica descrizione del palazzo, erano anche sei grandi tele rappresentanti sei Principi estensi a cavallo, opere d'insigni pittori italiani. Su una parete è dipinto Francesco I a cavallo con lo sfondo della città di Modena, con la cittadella pentagonale fatta costruire da lui a difesa della città. È opera del noto pittore Lodovico Lana. Il salone è anch'esso tutto affrescato dal Colonna e dal Monti ed è dedicato essenzialmente alle glorie di Casa d'Este.

Il grandioso parco, che si estendeva fino alle colline dal palazzo collegato da un'ampia scalinata ed era ornato di statue, tra cui una di Bernardo Falconi di Bissone, e di fontane che si cerca oggi di restaurare, è utilizzato come parco pubblico per i cittadini di Sassuolo.

A fine visite trasferimento a Modena, sistemazione in albergo, cena tipica con menu del territorio e pernottamento.

Sabato 1/05: In mattinata visita del palazzo ducale di Modena, sede dell'Accademia Militare. Il Palazzo Ducale di Modena è stata sede della Corte Estense tra Seicento e Ottocento; successivamente, dall’unità d’Italia, il Palazzo ospita la prestigiosa Accademia Militare di Modena.

L'edificio, uno dei più importanti palazzi principeschi del Seicento, è stato edificato a partire dal 1634 sul sito dell'antico castello estense, che nel medioevo era posto ai limiti della città: soltanto in seguito all’ampliamento della cinta muraria voluto dal duca Ercole il castello veniva a occupare una posizione simbolica, tra il centro medievale del comune e i nuovi quartieri rettilinei della capitale ducale. I lavori, dapprima affidati all’architetto Gaspare Vigarani, furono in seguito portati avanti da Bartolomeo Avanzini; ma pare che il progetto abbia subito le ripetute modifiche di Pietro da Cortona, Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini: in pratica tutti i grandi architetti del Seicento sembrerebbero aver partecipato alla realizzazione di un’opera che rivela tuttavia uno stile unitario, un barocco solenne ed elegante.

La maestosa facciata, alleggerita dal gioco cromatico dei marmi, è stata recentemente restaurata. Dalla porta centrale si accede all’elegante Cortile d’onore, sede delle cerimonie militari, e al suggestivo Scalone d’onore. Nel Salone centrale è degno di nota il soffitto, affrescato nel Settecento da Marco Antonio Franceschini con l’incoronazione di Bradamante, capostipite degli Este, già celebrata da Ariosto nell’Orlando furioso. Suggestiva testimonianza dello sfarzo della piccola corte modenese nel Settecento è il Salottino d’oro, il gabinetto di lavoro del duca Francesco III, che nel 1756 lo fece rivestire e decorare con pannelli rivestiti di oro zecchino. Una curiosità: i pannelli erano smontabili, il che ha permesso ai modenesi di conservare il salottino, smontato e nascosto nei sotterranei, malgrado le occupazioni e i saccheggi.

Negli anni 1796-97 vennero rimosse le aquile ed i gigli di marmo che ornavano la facciata e furono abbattuti, all’interno, i busti dei duchi e le altre decorazioni estensi. Divenne sede del “governo provvisorio”; il 21 gennaio 1797 ospitò la seduta del Governo cispadano che concretizzò la delibera del congresso che si era riunito 15 giorni prima a Reggio, circa il riconoscimento ufficiale della bandiera tricolore. Dal 1797, vi trovarono sede uffici vari, alloggi di autorità militari, magazzini, la sede dell’Amministrazione centrale del Panaro e fu sede della Scuola Militare di Artiglieria e Genio durante la Repubblica Cispadana e durante il Regno d’Italia. Dopo i danni provocati dalla trasformazione in caserma per l’armata austriaca e da un grave incendio che interessò il salone d’Onore nel 1815, Francesco IV e Francesco V, i due sovrani austro-estensi, fecero molto per completare il Palazzo e recuperare quello che era stato asportato dai Francesi..

A seguire visita della città con il celebre Duomo romanico, assoluto capolavoro dell'arte e dell'architettura italiana del Medioevo, firmato da Wiligelmo.

Nel primo pomeriggio trasferimento a Carpi e visita della celebre palazzo.

Il Palazzo dei Pio di Carpi, comunemente detto Castello, come noi lo vediamo ora, visivamente unitario benché composto da edifici disomogenei per datazione e caratteristiche, è una struttura che si estende da est a ovest tra le due piazze principali della città (l'antica piazza Re Astolfo a est e la rinascimentale piazza dei Martiri a ovest). L'apparente uniformità è data dalla facciata principale di ponente che è costituita, oltre che dalla parte centrale rinascimentale, dalla aggiunzione estense degli anni Ottanta del Cinquecento a nord e dalle cosiddette "Stanze del Vescovo" a sud, a congiungere la parte centrale rispettivamente con la torre del Passerino a nord e col Torrione di Galasso o degli Spagnoli a sud.
Il complesso del Palazzo dei Pio, apparentemente unitario nella veduta dalla piazza dei Martiri, è in realtà frutto dell’assommarsi di edifici differenti per tipologia, datazione e funzione. La costruzione (o le modifiche e le integrazioni) di queste strutture con le relative decorazioni è avvenuta tra l’XI e il XVIII secolo, anche se oggi si sono perse le architetture più antiche e la parte esistente più antica dell’edificio, la Torre del Passerino, è databile al 1320 circa.
Dall'Uccelliera al Torrione, dalla facciata alla Rocca Vecchia da nord a sud, un viaggio alla scoperta delle oltre duecento sale del Palazzo dei Pio. Il corpo centrale dell’edificio sulla piazza è occupato dalla maestosa Facciata rinascimentale, ritmata in modo chiaroscurale per la presenza di finestre e nicchie dove si trovavano - se ne vedono ancora evidenti le tracce - affreschi policromi di soggetto antico raffiguranti imperatori romani a mo’ di statue. Sono evidenti nell’architettura gli influssi dei modelli classicheggianti di derivazione romana, portati a Carpi dall’architetto senese Baldassarre Peruzzi. In realtà la facciata rinascimentale sull’antico Borgogioioso terminava all’altezza del grande pinnacolo angolare merlato, tuttora esistente, che si eleva alla sinistra della Torre dell’Orologio. La facciata era collegata all’Uccelliera a nord e al Torrione a sud da una bassa muraglia, quanto rimaneva dell’antico muro perimetrale del Castello. Nella parte superiore, all'interno delle nicchie, erano affrescati gli imperatori romani a mo' di statue antiche, opera datata al 1518 circa di Giovanni del Sega.

Attraverso lo scalone d’onore, con begli apparati decorativi in pietra realizzati da Bartolomeo Spani in concomitanza con la costruzione del cortile, si accede alla loggia di primo ordine e quindi, attraverso la sala dei Mori, all’appartamento nobile. È questo il percorso rinascimentale di accesso al palazzo, quello che passando per la piazza e il cortile, costituiva un itinerario di avvicinamento al signore attraverso i luoghi di rappresentanza della sua residenza.

A fine visite trasferimento a Modena, sistemazione in albergo, cena tipica con menu del territorio e pernottamento.

Domenica 2/05:

In mattinata trasferimento a Colorno e visita della celebre reggia.

La Reggia di Colorno (la Versailles dei Duchi di Parma) si trova a Colorno in provincia di Parma; fu costruita dal Duca Francesco Farnese, su ciò che rimaneva dell’antica rocca risalente al XIV secolo. Fu la Contessa Barbara Sanseverino che trasformò la rocca in un palazzo facendone la sede di un importante centro culturale. Dopo la condanna a morte della contessa, la reggia passò ai Farnese. Molti interventi furono progettati dall’architetto di Corte Ferdinando Galli Bibiena: il Palazzo, il giardino e le fontane di Colorno, divennero famose presso le altre corti per la loro bellezza. Nel 1731, quando morì l’ultimo dei Farnese, il Ducato di Parma passò a Carlo III di Borbone che trasferì molte collezioni e arredi del palazzo, a Napoli.

Nel 1749 il Ducato passò al fratello di Carlo III, Filippo di Borbone il quale affidò il compito di ristruttuarre la reggia all’architetto francese Petitot e allo scultore Boudard. Filippo voleva fare della reggia una piccola Versailles in omaggio alla giovane moglie Luisa Elisabetta, figlia prediletta di Luigi XV, meglio nota come Madame Infante o Babette. Il teatro di corte ospitava regolarmente compagnie francesi e italiane, tra cui quella di Carlo Goldoni. Alla morte di Filippo la reggia passò a suo figlio Ferdinando e a sua moglie Maria Amalia d’Asburgo Lorena, figlia dell’Imperatrice Maria Teresa. Ferdinando molto religioso, fece ricostruire l’oratorio di corte e l’attiguo convento domenicano, direttamente collegato al suo appartamento privato. Nell’appartamento del duca vennero poi poi realizzati una biblioteca e un osservatorio astronomico.

La reggia è una complessa struttura architettonica, con oltre 400 sale, corti e cortili e con un bellissimo giardino alla francese ristrutturato solo di recente. Suggestivi gli appartamenti del duca e della duchessa. Alle sale del piano nobile si accede tramite uno scalone, collegato alla Galleria e alla Sala d’Armi. Dalla Galleria si può giungere all’interno della prima torretta, che da sul giardino e nella quale si trova un delizioso salottino cinese. La sala più grande della Reggia è appunto la Sala Grande, voluta dal Petitot, all’interno della quale vi è un bellissimo camino realizzato da Boudard in marmo di Carrara. la seconda sala più grande è quella della Musica, non ancora restaurata. La sala meglio conservata è quella della Compagnia.

Alcune sale recentemente restaurate presentano affreschi rappresentanti scene bibliche. Ma l’ambiente più affascinante è l’osservatorio astronomico; nella volta sono raffigurati la rosa dei venti e i segni zodiacali. Pur essendo sale di rappresentanza, gli ambienti sono ridotti e intimi, in perfetta consonanza con il gusto francese dell’epoca. Sotto Francesco Farnese (inizi del XVIII sec.) vi fu la realizzazione, su progetto del Bibiena, del “Gran Parco”; tra i vanti del giardino c’era la Grotta Incantata, dotata di automi. La ristrutturazione dei giardini si ebbe sotto il Petitot, tra il 1750/1760, che si adeguò alla moda francese con la collaborazione del Delisle. Sotto Maria Luigia (seconda moglie di Napoleone) il parco venne trasformato in giardino all’inglese. Oggi la Provincia di Parma ha ripristinato la prima parte del giardino ricostruendo il parterre alla francese.

A fine visita trasferimento a Fontanellato per la pausa pranzo. Nel primo pomeriggio visita della magnifica residenza.

Il visitatore viene scoprendo quasi all’improvviso la Rocca di Fontanellato, percorrendo strette strade di impianto medioevale, dove si aprono minute botteghe sotto bassi portici dagli architravi in legno e dalle rustiche pilastrature. E appena s’intravvede l’isolato e solitario castello lo spazio, che prima appariva angusto e tortuoso sembra dilatarsi, espandersi in una vastità difficile da misurare. La Rocca, circondata da una grande fossato si presenta con un’eleganza aristocratica singolare, che la rende inconfondibile. Castello che non ha perso nulla del fascino che gli deriva dall’esser stato una costruzione di difesa militare nei tempi ferrigni ed aspri del medioevo. La cinta esterna venne eretta, a partire dal torrione quadrato posto a nord - che in origine era molto più alto - probabilmente dopo il 1386 e completata su pianta quadrata prima del ‘400.
La struttura a pianta quadrata è contraddistinta da quattro torri ai vertici, tre circolari ed una quadrata, e da un mastio centrale. L'edificio è circondato da un ampio fossato alimentato da acqua di risorgiva. Nel piano superiore della rocca, sul lato sud, si trova un giardino pensile, con la presenza di una pianta secolare di interesse botanico. Annessa alla rocca, ma esterni ad essa, si trovano le scuderie ed il giardino botanico.

La rocca Sanvitale presenta al suo interno diverse opere artistiche e testimonianze storiche di pregio. L'opera artisticamente più importante da segnalare riguarda la saletta di Diana ed Atteone, affrescata da Francesco Mazzola detto Il Parmigianino. Nella "sala di Maria Luigia" è presente l'opera di Antonio Canova "La mano con fior al polso". Nelle altre diverse sale della rocca si possono trovare poi numerosi oggetti di artigianato storico, come porcellane e posate, e cimeli della famiglia Sanvitale.

La corte, se ricorda ancora la fortificazione, ha tuttavia nell’uso elegante del cotto, nella ricercatezza del doppio loggiato, una certa grazia signorile. Così tutta la Rocca di Fontanellato unisce il senso di forza e di compatta solidità propria delle costruzioni militari con una grazia, un po’ acerba, ma evidente, proprie di un’età signorile, che veniva scoprendo l’umanesimo e con esso i piaceri dell’intelligenza e del vivere. Le stanze, con arredi e decorazioni di vari periodi storici, tra il XVII e il XIX secolo, sono state destinate a museo. È presente un'esposizione di armi e cimeli della famiglia Sanvitale.

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Riservato ai Soci Sostenitori
Prenotazioni entro il 09/04/2010 e fino a esaurimento posti.
App.to ore 7.00 in p.le Ostiense, fontana palazzo ACEA
Quota Euro 442.00 (suppl.to camera singola Euro 46.00).
La quota comprende: viaggio in pullman GT; pernottamenti hotel 4*; prime colazioni a buffet e cene con menu del territorio; degustazione; visite guidate; biglietti d’ingresso; dispensa culturale

L'albergo    
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