Venerdì
30/04: Partenza per l'Emilia in pullman.
In mattinata visita della Rocca di Vignola.
La
Rocca di Vignola, "forte
fabrica all'anticha con due recinti di mura
con tre torri e diverse altre commodità"
si presenta al visitatore come un imponente
quadrilatero, prodotto finale di tante fasi
costruttive ed in particolare di quelle
apportate dai Grassoni prima e dai Contrari
poi, che l'hanno trasformata da roccaforte
ad imponente residenza nobiliare. Il
toponimo Vignola deriva dal latino “vineola”,
che significa “piccola vigna”
e, ancora oggi la pianta della vite compare
nel gonfalone della città. La prima
menzione di questa località si ritrova
in un documento dell’Abbazia di Nonantola
datato 826.
Non
si conosce, invece, con certezza l’anno
di fondazione della Rocca, ma si può
ragionevolmente supporre che sia stata edificata
negli anni successivi alla fine della dinastia
Carolingia per fronteggiare le invasioni
degli Ungari, quando a difesa dei nuclei
abitati vennero innalzate torri e recinti
fortificati. La
tradizione attribuisce alla stessa Abbazia
nonantolana l’erezione di questo primo
fortilizio. Un documento risalente al 936
attesta che in quell’anno Vignola
era sottoposta al dominio del Vescovo di
Modena.
La
Rocca, edificata su roccia calcarea, comunemente
chiamata "tufo" a strapiombo sul
fiume, si configura oggi disposta su cinque
piani, dai sotterranei, dove si trovano
le Sale dei Grassoni e dei Contrari, ai
camminamenti di ronda.
Per quanto concerne le sale e la loro funzione
d'uso, al piano terreno si aprono quelle
riservate alla rappresentanza, cioè
adibite ai momenti pubblici ed ufficiali
della vita di corte: banchetti, feste, musica,
teatro, amministrazione della giustizia.
Il primo piano era, invece, dedicato al
privato, agli appartamenti dei signori e
dei loro ospiti.
Pausa
pranzo a Vignola. Nel pomeriggio trasferimento
a Sassuolo e visita del palazzo Ducale.
Il
seicentesco palazzo ducale di Sassuolo
trae origine da un precedente castello,
detto comunemente Rocca, costruito nel 1458
da Borso d'Este marchese di Ferrara e signore
del luogo. Il
castello passò poi ai principi Pio,
che nel 1609 lo cedettero a Cesare d'Este
che aveva scelto Modena come capitale del
ducato di Modena e Reggio dopo la perdita
di Ferrara in favore del papa Clemente VIII.
Il castello fu poi fatto trasformare in
palazzo dal duca Francesco I d'Este, uomo
colto e molto ambizioso che, nonostante
l'esiguità del suo piccolo ducato,
svolse un'attività politica di respiro
europeo e volle che la sua corte potesse
stare alla pari delle grandi corti d'Europa.
Per questo motivo volle trasformare il vecchio
castello costruito a Modena dall'avo Obizzo
d'Este nel grandioso Palazzo ducale opera
dell'architetto Bartolomeo Avanzini consigliatogli
dal Bernini, che gli farà quello
stupendo ritratto marmoreo conservato oggi
alla Galleria Estense di Modena con il ritratto
a olio dello stesso duca del Velázquez
(Bernini aveva ricevuto da Francesco I la
richiesta di progettare lui il palazzo,
ma aveva rifiutato perché già
impegnato col papa).
Francesco
I, a cui Modena doveva anche la splendida
Villa delle Pentetorri, opera dell'architetto
di corte Gaspare Vigarani destinata agli
ospiti del duca e distrutta completamente
da un bombardamento durante l'ultima guerra,
soddisfatto del progetto dell'Avanzini per
il palazzo di Modena, gli affidò
anche l'incarico di costruire al posto della
vecchia Rocca di Sassuolo un ampio palazzo
per la villeggiatura della corte. Durante
l'occupazione napoleonica, fuggito il duca
estense, il palazzo fu venduto al conte
Carlo Amabile Demarzit Sahuguet d'Espagnac
e subì diversi passaggi, negli ultimi
anni dell'Ottocento finì anche ad
essere utilizzato da un salumificio e il
grande parco del palazzo divenne un'azienda
agricola. Per interessamento dell'allora
principe ereditario Umberto di Savoia fu
acquisito dallo Stato ed assegnato all'Accademia
Militare di Modena che se ne servì
parzialmente e saltuariamente per corsi
speciali degli allievi ufficiali e come
sede sussidiaria in caso di necessità.
Inglobando
il vecchio castello l'Avanzini costruì
un palazzo monumentale che fu decorato soprattutto
dal pittore francese Jean Boulanger ed anche
da molti altri artisti italiani dell'epoca
come Giacomo Monti, Baldassarre Bianchi,
Pier Francesco Cittadini, Michelangelo Colonna
e il Guercino. Al
primo piano è una grande galleria
con opere di Monti e di Bianchi per l'architettura
dipinta e gli ornati. Dalla galleria, che
ha ampie vetrate sulla facciata verso la
piazza che precede il palazzo e da cui riceve
la luce, si accede alle varie stanze tutte
affrescate generalmente con scene mitologiche
e allegorie di varie Virtù ad opera
del Boulanger e in piccola parte dal suo
allievo Pietro Galluzzi da Urbino. In una
sala detta dei cavalli, secondo un'antica
descrizione del palazzo, erano anche sei
grandi tele rappresentanti sei Principi
estensi a cavallo, opere d'insigni pittori
italiani. Su una parete è dipinto
Francesco I a cavallo con lo sfondo della
città di Modena, con la cittadella
pentagonale fatta costruire da lui a difesa
della città. È opera del noto
pittore Lodovico Lana. Il salone è
anch'esso tutto affrescato dal Colonna e
dal Monti ed è dedicato essenzialmente
alle glorie di Casa d'Este.
Il
grandioso parco, che si estendeva fino alle
colline dal palazzo collegato da un'ampia
scalinata ed era ornato di statue, tra cui
una di Bernardo Falconi di Bissone, e di
fontane che si cerca oggi di restaurare,
è utilizzato come parco pubblico
per i cittadini di Sassuolo.
A
fine visite trasferimento a Modena, sistemazione
in albergo, cena tipica con menu del territorio
e pernottamento.
Sabato
1/05: In mattinata
visita del palazzo ducale di Modena, sede
dell'Accademia Militare. Il
Palazzo Ducale di Modena
è stata sede della Corte Estense
tra Seicento e Ottocento; successivamente,
dall’unità d’Italia,
il Palazzo ospita la prestigiosa Accademia
Militare di Modena.
L'edificio,
uno dei più importanti palazzi principeschi
del Seicento, è stato edificato a
partire dal 1634 sul sito dell'antico castello
estense, che nel medioevo era posto ai limiti
della città: soltanto in seguito
all’ampliamento della cinta muraria
voluto dal duca Ercole il castello veniva
a occupare una posizione simbolica, tra
il centro medievale del comune e i nuovi
quartieri rettilinei della capitale ducale.
I lavori, dapprima affidati all’architetto
Gaspare Vigarani, furono in seguito portati
avanti da Bartolomeo Avanzini; ma pare che
il progetto abbia subito le ripetute modifiche
di Pietro da Cortona, Gian Lorenzo Bernini
e Francesco Borromini: in pratica tutti
i grandi architetti del Seicento sembrerebbero
aver partecipato alla realizzazione di un’opera
che rivela tuttavia uno stile unitario,
un barocco solenne ed elegante.
La
maestosa facciata, alleggerita dal gioco
cromatico dei marmi, è stata recentemente
restaurata. Dalla porta centrale si accede
all’elegante Cortile d’onore,
sede delle cerimonie militari, e al suggestivo
Scalone d’onore. Nel Salone centrale
è degno di nota il soffitto, affrescato
nel Settecento da Marco Antonio Franceschini
con l’incoronazione di Bradamante,
capostipite degli Este, già celebrata
da Ariosto nell’Orlando furioso. Suggestiva
testimonianza dello sfarzo della piccola
corte modenese nel Settecento è il
Salottino d’oro, il gabinetto di lavoro
del duca Francesco III, che nel 1756 lo
fece rivestire e decorare con pannelli rivestiti
di oro zecchino. Una curiosità: i
pannelli erano smontabili, il che ha permesso
ai modenesi di conservare il salottino,
smontato e nascosto nei sotterranei, malgrado
le occupazioni e i saccheggi.
Negli
anni 1796-97 vennero rimosse le aquile ed
i gigli di marmo che ornavano la facciata
e furono abbattuti, all’interno, i
busti dei duchi e le altre decorazioni estensi.
Divenne sede del “governo provvisorio”;
il 21 gennaio 1797 ospitò la seduta
del Governo cispadano che concretizzò
la delibera del congresso che si era riunito
15 giorni prima a Reggio, circa il riconoscimento
ufficiale della bandiera tricolore. Dal
1797, vi trovarono sede uffici vari, alloggi
di autorità militari, magazzini,
la sede dell’Amministrazione centrale
del Panaro e fu sede della Scuola Militare
di Artiglieria e Genio durante la Repubblica
Cispadana e durante il Regno d’Italia.
Dopo i danni provocati dalla trasformazione
in caserma per l’armata austriaca
e da un grave incendio che interessò
il salone d’Onore nel 1815, Francesco
IV e Francesco V, i due sovrani austro-estensi,
fecero molto per completare il Palazzo e
recuperare quello che era stato asportato
dai Francesi..
A
seguire visita della città con il
celebre Duomo romanico, assoluto capolavoro
dell'arte e dell'architettura italiana del
Medioevo, firmato da Wiligelmo.
Nel
primo pomeriggio trasferimento
a Carpi e visita della celebre palazzo.
Il
Palazzo dei Pio di Carpi, comunemente
detto Castello, come noi lo vediamo ora,
visivamente unitario benché composto
da edifici disomogenei per datazione e caratteristiche,
è una struttura che si estende da
est a ovest tra le due piazze principali
della città (l'antica piazza Re Astolfo
a est e la rinascimentale piazza dei Martiri
a ovest). L'apparente uniformità
è data dalla facciata principale
di ponente che è costituita, oltre
che dalla parte centrale rinascimentale,
dalla aggiunzione estense degli anni Ottanta
del Cinquecento a nord e dalle cosiddette
"Stanze del Vescovo" a sud, a
congiungere la parte centrale rispettivamente
con la torre del Passerino a nord e col
Torrione di Galasso o degli Spagnoli a sud.
Il complesso del Palazzo dei Pio, apparentemente
unitario nella veduta dalla piazza dei Martiri,
è in realtà frutto dell’assommarsi
di edifici differenti per tipologia, datazione
e funzione. La costruzione (o le modifiche
e le integrazioni) di queste strutture con
le relative decorazioni è avvenuta
tra l’XI e il XVIII secolo, anche
se oggi si sono perse le architetture più
antiche e la parte esistente più
antica dell’edificio, la Torre del
Passerino, è databile al 1320 circa.
Dall'Uccelliera al Torrione, dalla facciata
alla Rocca Vecchia da nord a sud, un viaggio
alla scoperta delle oltre duecento sale
del Palazzo dei Pio. Il corpo centrale dell’edificio
sulla piazza è occupato dalla maestosa
Facciata rinascimentale, ritmata in modo
chiaroscurale per la presenza di finestre
e nicchie dove si trovavano - se ne vedono
ancora evidenti le tracce - affreschi policromi
di soggetto antico raffiguranti imperatori
romani a mo’ di statue. Sono evidenti
nell’architettura gli influssi dei
modelli classicheggianti di derivazione
romana, portati a Carpi dall’architetto
senese Baldassarre Peruzzi. In realtà
la facciata rinascimentale sull’antico
Borgogioioso terminava all’altezza
del grande pinnacolo angolare merlato, tuttora
esistente, che si eleva alla sinistra della
Torre dell’Orologio. La facciata era
collegata all’Uccelliera a nord e
al Torrione a sud da una bassa muraglia,
quanto rimaneva dell’antico muro perimetrale
del Castello. Nella parte superiore, all'interno
delle nicchie, erano affrescati gli imperatori
romani a mo' di statue antiche, opera datata
al 1518 circa di Giovanni del Sega.
Attraverso
lo scalone d’onore, con begli apparati
decorativi in pietra realizzati da Bartolomeo
Spani in concomitanza con la costruzione
del cortile, si accede alla loggia di primo
ordine e quindi, attraverso la sala dei
Mori, all’appartamento nobile. È
questo il percorso rinascimentale di accesso
al palazzo, quello che passando per la piazza
e il cortile, costituiva un itinerario di
avvicinamento al signore attraverso i luoghi
di rappresentanza della sua residenza.
A
fine visite trasferimento a Modena, sistemazione
in albergo, cena tipica con menu del territorio
e pernottamento.
Domenica
2/05:
In mattinata trasferimento
a Colorno e visita della celebre reggia.
La
Reggia di Colorno (la Versailles
dei Duchi di Parma) si trova a Colorno in
provincia di Parma; fu costruita dal Duca
Francesco Farnese, su ciò che rimaneva
dell’antica rocca risalente al XIV
secolo. Fu la Contessa Barbara Sanseverino
che trasformò la rocca in un palazzo
facendone la sede di un importante centro
culturale. Dopo la condanna a morte della
contessa, la reggia passò ai Farnese.
Molti interventi furono progettati dall’architetto
di Corte Ferdinando Galli Bibiena: il Palazzo,
il giardino e le fontane di Colorno, divennero
famose presso le altre corti per la loro
bellezza. Nel 1731, quando morì l’ultimo
dei Farnese, il Ducato di Parma passò
a Carlo III di Borbone che trasferì
molte collezioni e arredi del palazzo, a
Napoli.
Nel
1749 il Ducato passò al fratello
di Carlo III, Filippo di Borbone il quale
affidò il compito di ristruttuarre
la reggia all’architetto francese
Petitot e allo scultore Boudard. Filippo
voleva fare della reggia una piccola Versailles
in omaggio alla giovane moglie Luisa Elisabetta,
figlia prediletta di Luigi XV, meglio nota
come Madame Infante o Babette. Il teatro
di corte ospitava regolarmente compagnie
francesi e italiane, tra cui quella di Carlo
Goldoni. Alla
morte di Filippo la reggia passò
a suo figlio Ferdinando e a sua moglie Maria
Amalia d’Asburgo Lorena, figlia dell’Imperatrice
Maria Teresa. Ferdinando molto religioso,
fece ricostruire l’oratorio di corte
e l’attiguo convento domenicano, direttamente
collegato al suo appartamento privato. Nell’appartamento
del duca vennero poi poi realizzati una
biblioteca e un osservatorio astronomico.
La reggia è una complessa struttura
architettonica, con oltre 400 sale, corti
e cortili e con un bellissimo giardino alla
francese ristrutturato solo di recente.
Suggestivi gli appartamenti del duca e della
duchessa. Alle
sale del piano nobile si accede tramite
uno scalone, collegato alla Galleria e alla
Sala d’Armi. Dalla Galleria si può
giungere all’interno della prima torretta,
che da sul giardino e nella quale si trova
un delizioso salottino cinese. La sala più
grande della Reggia è appunto la
Sala Grande, voluta dal Petitot, all’interno
della quale vi è un bellissimo camino
realizzato da Boudard in marmo di Carrara.
la seconda sala più grande è
quella della Musica, non ancora restaurata.
La sala meglio conservata è quella
della Compagnia.
Alcune
sale recentemente restaurate presentano
affreschi rappresentanti scene bibliche.
Ma l’ambiente più affascinante
è l’osservatorio astronomico;
nella volta sono raffigurati la rosa dei
venti e i segni zodiacali. Pur essendo sale
di rappresentanza, gli ambienti sono ridotti
e intimi, in perfetta consonanza con il
gusto francese dell’epoca.
Sotto Francesco Farnese (inizi del XVIII
sec.) vi fu la realizzazione, su progetto
del Bibiena, del “Gran Parco”;
tra i vanti del giardino c’era la
Grotta Incantata, dotata di automi. La ristrutturazione
dei giardini si ebbe sotto il Petitot, tra
il 1750/1760, che si adeguò alla
moda francese con la collaborazione del
Delisle. Sotto Maria Luigia (seconda moglie
di Napoleone) il parco venne trasformato
in giardino all’inglese. Oggi la Provincia
di Parma ha ripristinato la prima parte
del giardino ricostruendo il parterre alla
francese.
A fine visita trasferimento
a Fontanellato per la pausa pranzo. Nel
primo pomeriggio visita della magnifica
residenza.
Il
visitatore viene scoprendo quasi all’improvviso
la Rocca di Fontanellato,
percorrendo strette strade di impianto medioevale,
dove si aprono minute botteghe sotto bassi
portici dagli architravi in legno e dalle
rustiche pilastrature. E appena s’intravvede
l’isolato e solitario castello lo
spazio, che prima appariva angusto e tortuoso
sembra dilatarsi, espandersi in una vastità
difficile da misurare. La Rocca, circondata
da una grande fossato si presenta con un’eleganza
aristocratica singolare, che la rende inconfondibile.
Castello che non ha perso nulla del fascino
che gli deriva dall’esser stato una
costruzione di difesa militare nei tempi
ferrigni ed aspri del medioevo. La cinta
esterna venne eretta, a partire dal torrione
quadrato posto a nord - che in origine era
molto più alto - probabilmente dopo
il 1386 e completata su pianta quadrata
prima del ‘400.
La struttura a pianta quadrata è
contraddistinta da quattro torri ai vertici,
tre circolari ed una quadrata, e da un mastio
centrale. L'edificio è circondato
da un ampio fossato alimentato da acqua
di risorgiva. Nel piano superiore della
rocca, sul lato sud, si trova un giardino
pensile, con la presenza di una pianta secolare
di interesse botanico. Annessa alla rocca,
ma esterni ad essa, si trovano le scuderie
ed il giardino botanico.
La
rocca Sanvitale presenta al suo interno
diverse opere artistiche e testimonianze
storiche di pregio. L'opera artisticamente
più importante da segnalare riguarda
la saletta di Diana ed Atteone, affrescata
da Francesco Mazzola detto Il Parmigianino.
Nella "sala di Maria Luigia" è
presente l'opera di Antonio Canova "La
mano con fior al polso". Nelle altre
diverse sale della rocca si possono trovare
poi numerosi oggetti di artigianato storico,
come porcellane e posate, e cimeli della
famiglia Sanvitale.
La corte, se ricorda ancora la fortificazione,
ha tuttavia nell’uso elegante del
cotto, nella ricercatezza del doppio loggiato,
una certa grazia signorile. Così
tutta la Rocca di Fontanellato unisce il
senso di forza e di compatta solidità
propria delle costruzioni militari con una
grazia, un po’ acerba, ma evidente,
proprie di un’età signorile,
che veniva scoprendo l’umanesimo e
con esso i piaceri dell’intelligenza
e del vivere. Le
stanze, con arredi e decorazioni di vari
periodi storici, tra il XVII e il XIX secolo,
sono state destinate a museo. È presente
un'esposizione di armi e cimeli della famiglia
Sanvitale.