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I Castelli di Matilde di Canossa
Sabato 22 / Domenica 23 Maggio 2010    
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Sulle orme della Gran Contessa
   
Dopo l'itinerario del 2002 riproponiamo a distanza di 8 anni questo affascinante itinerario nella storia sui luoghi che videro la contessa Matilde imporre la propria volontà su papi ed imperatori. Dal castello di Canossa alla Pietra di Bismantova, un percorso romantico ed avvincente. Ripercorrere la sua vita diviene così occasione per aprire una finestra su di un periodo cruciale della storia del Medioevo, e sugli uomini e sulle donne che vissero in quel tempo.
 

 

L'Emblema di Matilde di Canossa

 

Matilde di Canossa

Matilde di Canossa

Matilde di Canossa

Matilde di Canossa

I domini di Matilde di Canossa

Castello di Canossa

Castello di Canossa

Castello di Rossena

Castello di Rossena

Castello di Carpineti

Castello di Carpineti

Castello di Carpineti

La Pietra di Bismantova

La Pietra di Bismantova

La Pietra di Bismantova

La Pietra di Bismantova

Castello di Montecchio

Castello di Montecchio

Castello di Montecchio

Castello di Montecchio

 

il tema

Itinerario nell'Appennino Emiliano, tra panorami d'incanto definiti da Johann Wolfgang Goethe "... un meraviglioso angolo di mondo".

Un percorso che ci porta sulle tracce della leggendaria contessa che dall'alto della rupe di Canossa ha segnato il Medioevo italiano ed europeo. Nata a Mantova nel 1046, nel 1069 sposa prima Goffredo il Gobbo e dopo la morte di questi si unisce con Guelfo V di Baviera nel 1089.

Forte e guerriera, ma anche strenua sostenitrice della Chiesa e della arte, ci ha lasciato in eredità castelli e rocche, la linea di difesa maltidica, oggetto delle nostre visite. Il celebre castello di Canossa, scenario indimenticabile, nel 25 gennaio del 1077, dell'umiliazione subita dall'iimperatore Enrico IV da Matilde e dal papa Gregorio VII nel quadro delle lotte tra Chiesa e Impero. Da quel momento nascerà il detto "andar a Canossa", quale espressione di pentimento e umiliazione.

Il castello di Rossena, le rovine di quello di Carpineto e la suggestiva "pietra magica" di Bismantova, montagna sacra e ara celtica, citata da Tito Livio e descritta da Dante, in realtà un enorme scoglio roccioso, ultimo relitto di un banco arenaceo scolpito e levigato dalla natura. Un viaggio nel passato alla scoperta di una terra di forte bellezza e di grande suggestione storica.

il personaggio: Matilde di Canossa

La Grancontessa Matilde di Canossa, o Mathilde (in latino Mathildis, in tedesco Mathilde von Tuszien; Mantova, 1046 – Bondeno di Roncore, 24 luglio 1115), fu contessa, duchessa, marchesa e regina medievale. Matilde fu una potente feudataria ed ardente sostenitrice del Papato nella lotta per le investiture; donna di assoluto primo piano per quanto all'epoca le donne fossero considerate di rango inferiore, arrivò a dominare tutti i territori italici a nord degli Stati della Chiesa.

Donna di potere, controcorrente, al centro di uno scontro epocale, Matilde di Canossa diviene oggetto d’esaltazione da una parte (chiamata figlia di Pietro, ancella del Signore) e di denigrazione dall’altra (accusata di essere una meretrice, amante di Gregorio VII). In questo gioca un ruolo fondamentale l’essere donna: a lei il diritto longobardo assicura l’ereditarietà dei domini, ma ella ha sempre bisogno di un uomo che la sostenga e garantisca (il mundoaldo); da ciò la necessità di risposarsi, con un nuovo matrimonio, anch’esso fallito, con un ragazzino (Guelfo di Baviera), da ciò la nomina di un figlio adottivo nel conte Guido Guerra; da ciò, infine, la resa al nuovo imperatore, Enrico V, con l’accordo di Bianello del 1111, nel quale le viene riconosciuto di nuovo il potere sulla parte dell’Italia settentrionale del dominio canossano, in cambio della nomina dell’imperatore a suo erede, per la nota parentela.

Fu incoronata presso il Castello di Bianello (Quattro Castella, Reggio Emilia) dall'imperatore Enrico V. Nel 1076 entrò in possesso di un vasto territorio che comprendeva la Lombardia, l'Emilia, la Romagna e la Toscana, e che aveva il suo centro a Canossa, nell'Appennino reggiano. La Grancontessa (magna comitissa) Matilde è certamente una delle figure più importanti e interessanti del Medioevo italiano: vissuta in un periodo di continue battaglie, di intrighi e scomuniche, seppe dimostrare una forza straordinaria, sopportando anche grandi dolori e umiliazioni, mostrando un'innata attitudine al comando. La sua fede nella Chiesa del suo tempo le valse l'ammirazione e il profondo amore di tutti i suoi sudditi. Matilde nacque a Mantova[1] nel 1046[1], terzogenita della potentissima famiglia feudale italiana dei Canossa, marchesi di Tuscia (già Ducato di Tuscia), di origine e madrelingua longobarda. Il padre, Bonifacio di Canossa detto "il Tiranno", era l'unico erede della dinastia canossiana, discendente diretto di Adalberto Atto (o Attone), fondatore della casata. La madre, Beatrice di Lotaringia, apparteneva ad una delle più nobili famiglie imperiali, strettamente imparentata con i duchi di Svevia, i duchi di Borgogna, gli Imperatori Enrico III ed Enrico IV, dei quali Matilde era rispettivamente nipote e cugina prima, nonché il papa Stefano IX.

Essendo figlia del signore della Tuscia, a Matilde spettava il titolo di marchesa. La parola germanica Markgraf qualificava difatti i "conti di confine". Tuttavia la Tuscia era stata nell'Alto Medioevo una circoscrizione del Regno longobardo, come tale definita "ducato". Ecco perché a Matilde si attribuiscono sia il titolo di "marchesa" che quello di "duchessa". Morì a Bondanazzo di Reggiolo il 24 maggio 1115 e venne sepolta nell’amato monastero di San Benedetto Polirone, cluniacense, dove i monaci le eressero un adeguato sepolcro nella cappella di Santa Maria, con i noti mosaici, e la onorarono ogni anno con le loro preghiere.

Il suo ricordo, immortalato da un monaco di Canossa, Donizone, fu rafforzato con una pretesa donazione dei suoi beni alla Chiesa, e con una serie di leggende, anche popolari, che si diffusero fin dal basso Medioevo, e che, continuate sia a livello colto, che popolare sino ai giorni nostri, ne hanno fatto un personaggio mitico, non solo per le terre padane.

programma

Sabato 22 Maggio 2010

Ore 7.00 in mattinata appuntamento con i Soci in p.le Ostiense e partenza in pullman GT per l'Emilia Romagna. Pausa pranzo a Reggio Emilia. Nel primo pomeriggio, dopo la pausa pranzo inizieremo le nostre visite con il castello di Canossa ed il suo Museo. Il castello di Canossa si innalza isolato su una roccia arenacea al centro di una vasta distesa di colli, delimitata ad ovest da un suggestivo teatro calanchivo, nel basso Appennino reggiano. Nella metà del X secolo, secondo quanto riferito dal monaco Donizone, Adalberto Atto costruì il castello di Canossa. Nel gennaio 1077, Papa Gregorio VII, proveniente da Roma e diretto ad Augusta, trovò ospitalità nella rocca; il giorno 25 gennaio vi giunse l’imperatore Enrico IV, che dopo tre giorni di penitenza ottenne il perdono dal Papa e la revoca della scomunica. È questo l’evento che ha reso celebre Canossa nel mondo. Il castello fu attaccato e distrutto più volte nel corso dei secoli: dalle milizie reggiane nel 1255, poi nel 1412 ad opera dei capitani dell’esercito estense e successivamente nel 1557, quando Ottavio Farnese, in lotta contro gli Estensi, espugnò la rocca con le artiglierie. Dopo alterne vicende e vari passaggi di proprietà, il castello venne acquistato dallo Stato Italiano e dichiarato monumento nazionale nel 1878.

Il castello di Canossa, in età matildica, era costituito da tre corpi principali: il mastio, il palazzo comitale e il complesso religioso di S.Apollonio. Il mastio doveva essere collocato nel punto più elevato della rupe, nel settore settentrionale. Il palazzo occupava il lato centro-occidentale del pianoro e sui suoi resti fu costruito l’attuale museo. Le fondazioni di una torre-porta sul lato sud, sono stati interpretati come il vestibulum canusinum citato da Donizone, l’originario ingresso alla rocca. Il complesso religioso di S.Apollonio, situato nel lato meridionale della rupe, doveva comprendere varie strutture: la chiesa, le celle dei monaci, gli spazi collettivi, probabilmente un chiostro e uno scriptorium. Nella cripta di S. Apollonio erano collocate le sepolture degli antenati, che Matilde fece predisporre all’interno di antichi sarcofagi romani. La chiesa ospitava anche il bellissimo fonte battesimale scolpito in arenaria, ora conservato nel museo della rocca. Dell’edificio, oggi rimangono parte dei muri perimetrali e la cripta; sui resti della chiesa venne edificato in epoca estense un nuovo palazzo, di cui è possibile individuare le tracce di finestre e camini sulle murature superstiti.

A seguire, a brevissima distanza trasferimento a Rossena (5 km) e visita del castello di Rossena. La storia della castello che ha preso il nome dalle rocce vulcaniche di serpentino arrossate dal sole, è legata a quella di Canossa. Si ritiene infatti fondato dal bisavolo della Contessa Matilde, Azzo Adalberto di Sigifredo, attorno al 950 circa. Dal marchese Bonifazio attorno al 1050 passo alla chiesa di Reggio per essere trasferita poi nel 1246 al marchese Uberto Pelavicino, podestà di Reggio Emilia. In seguito risulta di proprietà di Guido da Correggio, Signore di Parma nel 1295. Viene poi indicata nell'inventario dei beni di Azzo da Correggio nel 1364 "con termini festosi che la denotano maestosa ed agguerrita, costituita di torri, case, palazzi e fortilizi, chiusi nella robusta cerchia". Nel 1558 è assaltato dalle truppe di Alfonso II d'Este, volte alla presa di Canossa sotto il comando di Cornelio Bentivoglio. In tale occasione il castello fu danneggiato dallo scoppio del magazzino delle polveri. Fu quindi acquisito dai Duchi di Parma e dei Farnesi. Nel giugno 1772 vi si recò Maria Amalia, moglie di Ferdinando I e sorella dell'Imperatore Giuseppe II. Dopo la caduta di Napoleone ne diviene proprietaria Maria Luigia d'Austria. In seguito alla morte della duchessa, Rossena è aggregata al Ducato di Modena. Passato al Demanio dello Stato nel 1871 il castello è acquistato dal Conte Luigi Rati Opizzoni i cui eredi ne mantengono la proprietà fino al 1938, anno in cui è ceduto all'Ing. Guido Tirelli che ne fu anche appassionato studioso. Attualmente è in proprietà dell'Ente "Pia Unione per la Dottrina Cristiana". Il castello di Rossena è innanzitutto una struttura difensiva militare, sviluppatasi da un nucleo originale definibile come torre di guardia, poi divenuta mastio o maschio con una cinta difensiva merlata. Ne sono testimonianza i resti dei beccatelli sul coronamento della parete Sud, in corrispondenza della porta di ingresso dotata di ghigliottina. Il castello è poi dotato di una seconda cinta muraria che comprende al suo interno la chiesa ed un piccolo "borgo" di edifici abitativi e che si sviluppa a partire dalla casa del custode edificata sulla cinta difensiva, sino al lato opposto ove la muratura si innesta sulla roccia. Il castello è stato trasformato in residenza signorile estiva nel sec. XVIII, pur avendo conservato un carattere architettonico prevalentemente militare. Attorno al Castello di Rossena vi è una ampia cinta difensiva che, tracciata con preciso disegno geometrico, alterna settori rettilinei di muratura con puntoni di forma ad U. Alla base della cinta duecentesca è la chiesa di San Matteo.

Al termine delle visite, trasferimento a Reggio Emilia e sistemazione presso l'albergo Park Hotel. Cena e pernottamento.

Domenica 23 Maggio 2010

ore 9,00 ca. - partenza dall'albergo e trasferimento in pullman per il Castello di Carpineti. Il complesso fondato da Matilde di Canossa nel 1077 sorge sul monte Antoniano, sovrastante il borgo di Carpineti e dominante le due vallate del Tresinaro e del Secchia. Nel 1082 il castello ospita il Vescovo di Lucca, S. Anselmo, che governò la Diocesi di Reggio dal 1082 al 1086 e successivamente i pontefici Urbano II e Pasquale II. Nel 1092 vi si svolge l'assemblea di vescovi, prelati e monaci che decide la continuazione della guerra contro Enrico IV. Alla morte della contessa passa in possesso di Enrico V. Nel 1168 ne è signore Gherardo da Carpineto. Occupato dai parmigiani al comando di Morello Malaspina, nel 1182, poi dal Comune di Reggio nel 1218, passa quindi ai Salinguerra e nel 1245 ai Fogliani che ne tengono il possesso fino al 1412 quando cade in potere di Nicolò III d'Este. La struttura del complesso è riferibile a quella di un castello-recinto, con una cinta a pianta irregolare prossima tuttavia ad un trapezio. All'estremità del lato corto meridionale si trova un piccolo ambiente absidato, configurandosi come un torrione rotondo, attraverso il quale si entrava nel castello. All'interno emerge significativamente la torre isolata. Questa è la pianta quadrata costituita da masselli di pietra ben squadrati; le finestre con arco a pieno centro poste sulle fronti meridionali ed occidentali e quella sul prospetto settentrionale ne fanno propendere ad una datazione non posteriore al XIII secolo. All'epoca di fondazione del castello sembra debba riferirsi anche la chiesa di S. Andrea, consacrata il 20 settembre 1117 dal vescovo Bonseniore; aveva titolo di Prevostura ed era officiata da Canonici. Era dipendente dalla Pieve di S. Vitale cui figura ancora soggetta nel 1709. Il campanile con cella a monofore riquadrate si innalza sul fianco settentrionale.

A fine visita, trasferimento a Bismantova. La Pietra di Bismantova è una caratteristica formazione geologica dell'Appennino reggiano, nel comune di Castelnovo ne' Monti. Si presenta come uno stretto altopiano dalle pareti scoscese, che si staglia isolato tra le montagne appenniniche. La pietra è costituita da una arenaria calcarea giallognola depostasi sopra un livello di marne, il tutto originatosi come fondale marino nel periodo miocenico. Vi sono contenuti resti fossilizzati come gusci di molluschi e altri animali tipici di un ambiente con clima tropicale. La successiva fessurazione e frammentazione della formazione arenacea, seguita da erosione, ha lasciato intatta la porzione di lastra visibile attualmente, lunga 1 km, larga 240 metri e alta 300 metri rispetto alla pianura circostante. La sommità della Pietra raggiunge i 1047 metri sul livello del mare. Rinvenimenti di manufatti in selce e frammenti ceramici rinvenuti sulla roccia testimoniano la presenza umana in tempi antichi.
In epoca romana fu edificato un castello difensivo su di uno degli speroni rocciosi, poi trasformato in epoca bizantina. Di quell'antica costruzione, franata in epoca medioevale, rimangono alcuni resti ancora visibili sulla nuda roccia. Ai piedi della Pietra nel XVIII secolo fu edificato il tuttora esistente eremo benedettino con annessa chiesa aperta al pubblico.
Il territorio fu feudo della famiglia Dallo da Bismantova fino al XVI secolo, quando divenne parte del dominio degli Este. Nel 1859 divenne parte del neo costituito comune di Castelnovo Monti. Sulle origini del nome di Bismantova sono state avanzate diverse ipotesi. Quella che sembra più plausibile fa derivare il nome da un toponimo di origine bizantina "Oysàmbaton" che significa "difficile da raggiungere". Con il passare del tempo, la popolazione ha modificato il nome, fino alla forma attuale, traslitterando alcune vocali e aggiungendo una sorta di prefisso (bis) all'inizio del nome, prefisso che non ha niente a che vedere con il "bis-" latino. La Pietra di Bismantova venne scalata da Dante che la cita nella Divina Commedia, e probabilmente lo ispirò nella descrizione del Monte del Purgatorio.

A seguire pausa pranzo in agriturismo.

Nel pomeriggio visita del castello di Montecchio. La Rocca rappresenta senza dubbio uno dei castelli più notevoli della valle d'Enza e certamente la principale emergenza architettonica di Montecchio. Posto agli inizi della pianura vicino al fiume garantiva gli accessi alla zona collinare consentendo un efficace controllo dei territori limitrofi. Una primitiva fortezza è forse da fare risalire all'età matildica o post-matildica ma è solo dalla seconda metà del '200 che si può parlare di un vero e proprio fortilizio smantellato nel 1317 da Gilberto da Correggio. Nel 1536 si rafforzano le mura con innalzamento dei merli, ricostruzione di archibugiere e riparazione dei torrioni con le cannoniere e le fosse. Diverse opere sono realizzate soprattutto alla metà del secolo XVI con il concorso dei maestri muratori. L'edificio principale è rappresentato dalla torre grande, il mastio o torre dell'orologio sita nell'angolo nord-est. Questa, costruita e modificata a più riprese, ha origini antichissime. Attorno alla torre sorsero diverse cinte murarie, via via potenziate con addizioni di opere militari che portarono il castello ad assumere la sua attuale forma e dimensione.

A fine visite partenza in pullman per Roma con arrivo previsto alle ore 21,30.

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Riservato ai Soci Sostenitori
Prenotazioni entro il 5/05 solo dietro acconto confirmatorio e fino a esaurimento posti.
Massimo 30 Soci.
App.to ore 7.00 piazzale Ostiense

Quota da definire.

La quota verrà pubblicata entro il 31.03.2010.

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