il
tema
Itinerario
nell'Appennino Emiliano, tra panorami d'incanto
definiti da Johann Wolfgang Goethe "...
un meraviglioso angolo di mondo".
Un
percorso che ci porta sulle tracce della
leggendaria contessa che dall'alto della
rupe di Canossa ha segnato il Medioevo italiano
ed europeo. Nata a Mantova nel 1046, nel
1069 sposa prima Goffredo il Gobbo e dopo
la morte di questi si unisce con Guelfo
V di Baviera nel 1089.
Forte
e guerriera, ma anche strenua sostenitrice
della Chiesa e della arte, ci ha lasciato
in eredità castelli e rocche, la
linea di difesa maltidica, oggetto delle
nostre visite. Il celebre castello di Canossa,
scenario indimenticabile, nel 25 gennaio
del 1077, dell'umiliazione subita dall'iimperatore
Enrico IV da Matilde e dal papa Gregorio
VII nel quadro delle lotte tra Chiesa e
Impero. Da quel momento nascerà il
detto "andar a Canossa", quale
espressione di pentimento e umiliazione.
Il
castello di Rossena, le rovine di quello
di Carpineto e la suggestiva "pietra
magica" di Bismantova, montagna sacra
e ara celtica, citata da Tito Livio e descritta
da Dante, in realtà un enorme scoglio
roccioso, ultimo relitto di un banco arenaceo
scolpito e levigato dalla natura. Un viaggio
nel passato alla scoperta di una terra di
forte bellezza e di grande suggestione storica.
il
personaggio: Matilde di Canossa
La
Grancontessa Matilde di Canossa, o Mathilde
(in latino Mathildis, in tedesco Mathilde
von Tuszien; Mantova, 1046 – Bondeno
di Roncore, 24 luglio 1115), fu contessa,
duchessa, marchesa e regina medievale. Matilde
fu una potente feudataria ed ardente sostenitrice
del Papato nella lotta per le investiture;
donna di assoluto primo piano per quanto
all'epoca le donne fossero considerate di
rango inferiore, arrivò a dominare
tutti i territori italici a nord degli Stati
della Chiesa.
Donna
di potere, controcorrente, al centro di
uno scontro epocale, Matilde di Canossa
diviene oggetto d’esaltazione da una
parte (chiamata figlia di Pietro, ancella
del Signore) e di denigrazione dall’altra
(accusata di essere una meretrice, amante
di Gregorio VII). In questo gioca un ruolo
fondamentale l’essere donna: a lei
il diritto longobardo assicura l’ereditarietà
dei domini, ma ella ha sempre bisogno di
un uomo che la sostenga e garantisca (il
mundoaldo); da ciò la necessità
di risposarsi, con un nuovo matrimonio,
anch’esso fallito, con un ragazzino
(Guelfo di Baviera), da ciò la nomina
di un figlio adottivo nel conte Guido Guerra;
da ciò, infine, la resa al nuovo
imperatore, Enrico V, con l’accordo
di Bianello del 1111, nel quale le viene
riconosciuto di nuovo il potere sulla parte
dell’Italia settentrionale del dominio
canossano, in cambio della nomina dell’imperatore
a suo erede, per la nota parentela.
Fu
incoronata presso il Castello di Bianello
(Quattro Castella, Reggio Emilia) dall'imperatore
Enrico V. Nel
1076 entrò in possesso di un vasto
territorio che comprendeva la Lombardia,
l'Emilia, la Romagna e la Toscana, e che
aveva il suo centro a Canossa, nell'Appennino
reggiano. La
Grancontessa (magna comitissa) Matilde è
certamente una delle figure più importanti
e interessanti del Medioevo italiano: vissuta
in un periodo di continue battaglie, di
intrighi e scomuniche, seppe dimostrare
una forza straordinaria, sopportando anche
grandi dolori e umiliazioni, mostrando un'innata
attitudine al comando. La sua fede nella
Chiesa del suo tempo le valse l'ammirazione
e il profondo amore di tutti i suoi sudditi.
Matilde nacque a Mantova[1] nel 1046[1],
terzogenita della potentissima famiglia
feudale italiana dei Canossa, marchesi di
Tuscia (già Ducato di Tuscia), di
origine e madrelingua longobarda. Il padre,
Bonifacio di Canossa detto "il Tiranno",
era l'unico erede della dinastia canossiana,
discendente diretto di Adalberto Atto (o
Attone), fondatore della casata. La madre,
Beatrice di Lotaringia, apparteneva ad una
delle più nobili famiglie imperiali,
strettamente imparentata con i duchi di
Svevia, i duchi di Borgogna, gli Imperatori
Enrico III ed Enrico IV, dei quali Matilde
era rispettivamente nipote e cugina prima,
nonché il papa Stefano IX.
Essendo
figlia del signore della Tuscia, a Matilde
spettava il titolo di marchesa. La parola
germanica Markgraf qualificava difatti i
"conti di confine". Tuttavia la
Tuscia era stata nell'Alto Medioevo una
circoscrizione del Regno longobardo, come
tale definita "ducato". Ecco perché
a Matilde si attribuiscono sia il titolo
di "marchesa" che quello di "duchessa".
Morì a Bondanazzo di Reggiolo il
24 maggio 1115 e venne sepolta nell’amato
monastero di San Benedetto Polirone, cluniacense,
dove i monaci le eressero un adeguato sepolcro
nella cappella di Santa Maria, con i noti
mosaici, e la onorarono ogni anno con le
loro preghiere.
Il
suo ricordo, immortalato da un monaco di
Canossa, Donizone, fu rafforzato con una
pretesa donazione dei suoi beni alla Chiesa,
e con una serie di leggende, anche popolari,
che si diffusero fin dal basso Medioevo,
e che, continuate sia a livello colto, che
popolare sino ai giorni nostri, ne hanno
fatto un personaggio mitico, non solo per
le terre padane.
programma
Sabato
22 Maggio 2010
Ore
7.00 in mattinata appuntamento con i Soci
in p.le Ostiense e partenza in pullman GT
per l'Emilia Romagna. Pausa pranzo a Reggio
Emilia. Nel primo pomeriggio, dopo la pausa
pranzo inizieremo le nostre visite con il
castello di Canossa ed il suo Museo. Il
castello di Canossa si
innalza isolato su una roccia arenacea al
centro di una vasta distesa di colli, delimitata
ad ovest da un suggestivo teatro calanchivo,
nel basso Appennino reggiano. Nella metà
del X secolo, secondo quanto riferito dal
monaco Donizone, Adalberto Atto costruì
il castello di Canossa. Nel gennaio 1077,
Papa Gregorio VII, proveniente da Roma e
diretto ad Augusta, trovò ospitalità
nella rocca; il giorno 25 gennaio vi giunse
l’imperatore Enrico IV, che dopo tre
giorni di penitenza ottenne il perdono dal
Papa e la revoca della scomunica. È
questo l’evento che ha reso celebre
Canossa nel mondo. Il castello fu attaccato
e distrutto più volte nel corso dei
secoli: dalle milizie reggiane nel 1255,
poi nel 1412 ad opera dei capitani dell’esercito
estense e successivamente nel 1557, quando
Ottavio Farnese, in lotta contro gli Estensi,
espugnò la rocca con le artiglierie.
Dopo alterne vicende e vari passaggi di
proprietà, il castello venne acquistato
dallo Stato Italiano e dichiarato monumento
nazionale nel 1878.
Il
castello di Canossa, in età matildica,
era costituito da tre corpi principali:
il mastio, il palazzo comitale e il complesso
religioso di S.Apollonio. Il mastio doveva
essere collocato nel punto più elevato
della rupe, nel settore settentrionale.
Il palazzo occupava il lato centro-occidentale
del pianoro e sui suoi resti fu costruito
l’attuale museo. Le fondazioni di
una torre-porta sul lato sud, sono stati
interpretati come il vestibulum canusinum
citato da Donizone, l’originario ingresso
alla rocca. Il complesso religioso di S.Apollonio,
situato nel lato meridionale della rupe,
doveva comprendere varie strutture: la chiesa,
le celle dei monaci, gli spazi collettivi,
probabilmente un chiostro e uno scriptorium.
Nella cripta di S. Apollonio erano collocate
le sepolture degli antenati, che Matilde
fece predisporre all’interno di antichi
sarcofagi romani. La chiesa ospitava anche
il bellissimo fonte battesimale scolpito
in arenaria, ora conservato nel museo della
rocca. Dell’edificio, oggi rimangono
parte dei muri perimetrali e la cripta;
sui resti della chiesa venne edificato in
epoca estense un nuovo palazzo, di cui è
possibile individuare le tracce di finestre
e camini sulle murature superstiti.
A
seguire, a brevissima distanza trasferimento
a Rossena (5 km) e visita del castello
di Rossena. La storia della castello
che ha preso il nome dalle rocce vulcaniche
di serpentino arrossate dal sole, è
legata a quella di Canossa. Si ritiene infatti
fondato dal bisavolo della Contessa Matilde,
Azzo Adalberto di Sigifredo, attorno al
950 circa. Dal marchese Bonifazio attorno
al 1050 passo alla chiesa di Reggio per
essere trasferita poi nel 1246 al marchese
Uberto Pelavicino, podestà di Reggio
Emilia. In seguito risulta di proprietà
di Guido da Correggio, Signore di Parma
nel 1295. Viene poi indicata nell'inventario
dei beni di Azzo da Correggio nel 1364 "con
termini festosi che la denotano maestosa
ed agguerrita, costituita di torri, case,
palazzi e fortilizi, chiusi nella robusta
cerchia". Nel 1558 è assaltato
dalle truppe di Alfonso II d'Este, volte
alla presa di Canossa sotto il comando di
Cornelio Bentivoglio. In tale occasione
il castello fu danneggiato dallo scoppio
del magazzino delle polveri. Fu quindi acquisito
dai Duchi di Parma e dei Farnesi. Nel giugno
1772 vi si recò Maria Amalia, moglie
di Ferdinando I e sorella dell'Imperatore
Giuseppe II. Dopo la caduta di Napoleone
ne diviene proprietaria Maria Luigia d'Austria.
In seguito alla morte della duchessa, Rossena
è aggregata al Ducato di Modena.
Passato al Demanio dello Stato nel 1871
il castello è acquistato dal Conte
Luigi Rati Opizzoni i cui eredi ne mantengono
la proprietà fino al 1938, anno in
cui è ceduto all'Ing. Guido Tirelli
che ne fu anche appassionato studioso. Attualmente
è in proprietà dell'Ente "Pia
Unione per la Dottrina Cristiana".
Il castello di Rossena è innanzitutto
una struttura difensiva militare, sviluppatasi
da un nucleo originale definibile come torre
di guardia, poi divenuta mastio o maschio
con una cinta difensiva merlata. Ne sono
testimonianza i resti dei beccatelli sul
coronamento della parete Sud, in corrispondenza
della porta di ingresso dotata di ghigliottina.
Il castello è poi dotato di una seconda
cinta muraria che comprende al suo interno
la chiesa ed un piccolo "borgo"
di edifici abitativi e che si sviluppa a
partire dalla casa del custode edificata
sulla cinta difensiva, sino al lato opposto
ove la muratura si innesta sulla roccia.
Il castello è stato trasformato in
residenza signorile estiva nel sec. XVIII,
pur avendo conservato un carattere architettonico
prevalentemente militare. Attorno al Castello
di Rossena vi è una ampia cinta difensiva
che, tracciata con preciso disegno geometrico,
alterna settori rettilinei di muratura con
puntoni di forma ad U. Alla base della cinta
duecentesca è la chiesa di San Matteo.
Al termine delle visite, trasferimento a
Reggio Emilia e sistemazione presso l'albergo
Park Hotel. Cena
e pernottamento.
Domenica
23 Maggio 2010
ore
9,00 ca. - partenza dall'albergo e trasferimento
in pullman per il Castello di Carpineti.
Il complesso fondato da Matilde di Canossa
nel 1077 sorge sul monte Antoniano, sovrastante
il borgo di Carpineti e dominante le due
vallate del Tresinaro e del Secchia. Nel
1082 il castello ospita il Vescovo di Lucca,
S. Anselmo, che governò la Diocesi
di Reggio dal 1082 al 1086 e successivamente
i pontefici Urbano II e Pasquale II. Nel
1092 vi si svolge l'assemblea di vescovi,
prelati e monaci che decide la continuazione
della guerra contro Enrico IV. Alla morte
della contessa passa in possesso di Enrico
V. Nel 1168 ne è signore Gherardo
da Carpineto. Occupato dai parmigiani al
comando di Morello Malaspina, nel 1182,
poi dal Comune di Reggio nel 1218, passa
quindi ai Salinguerra e nel 1245 ai Fogliani
che ne tengono il possesso fino al 1412
quando cade in potere di Nicolò III
d'Este. La struttura del complesso è
riferibile a quella di un castello-recinto,
con una cinta a pianta irregolare prossima
tuttavia ad un trapezio. All'estremità
del lato corto meridionale si trova un piccolo
ambiente absidato, configurandosi come un
torrione rotondo, attraverso il quale si
entrava nel castello. All'interno emerge
significativamente la torre isolata. Questa
è la pianta quadrata costituita da
masselli di pietra ben squadrati; le finestre
con arco a pieno centro poste sulle fronti
meridionali ed occidentali e quella sul
prospetto settentrionale ne fanno propendere
ad una datazione non posteriore al XIII
secolo. All'epoca di fondazione del castello
sembra debba riferirsi anche la chiesa di
S. Andrea, consacrata il 20 settembre 1117
dal vescovo Bonseniore; aveva titolo di
Prevostura ed era officiata da Canonici.
Era dipendente dalla Pieve di S. Vitale
cui figura ancora soggetta nel 1709. Il
campanile con cella a monofore riquadrate
si innalza sul fianco settentrionale.
A
fine visita, trasferimento a Bismantova.
La Pietra di Bismantova
è una caratteristica formazione geologica
dell'Appennino reggiano, nel comune di Castelnovo
ne' Monti. Si presenta come uno stretto
altopiano dalle pareti scoscese, che si
staglia isolato tra le montagne appenniniche.
La pietra è costituita da una arenaria
calcarea giallognola depostasi sopra un
livello di marne, il tutto originatosi come
fondale marino nel periodo miocenico. Vi
sono contenuti resti fossilizzati come gusci
di molluschi e altri animali tipici di un
ambiente con clima tropicale. La
successiva fessurazione e frammentazione
della formazione arenacea, seguita da erosione,
ha lasciato intatta la porzione di lastra
visibile attualmente, lunga 1 km, larga
240 metri e alta 300 metri rispetto alla
pianura circostante. La sommità della
Pietra raggiunge i 1047 metri sul livello
del mare. Rinvenimenti di manufatti in selce
e frammenti ceramici rinvenuti sulla roccia
testimoniano la presenza umana in tempi
antichi.
In epoca romana fu edificato un castello
difensivo su di uno degli speroni rocciosi,
poi trasformato in epoca bizantina. Di quell'antica
costruzione, franata in epoca medioevale,
rimangono alcuni resti ancora visibili sulla
nuda roccia. Ai piedi della Pietra nel XVIII
secolo fu edificato il tuttora esistente
eremo benedettino con annessa chiesa aperta
al pubblico.
Il territorio fu feudo della famiglia Dallo
da Bismantova fino al XVI secolo, quando
divenne parte del dominio degli Este. Nel
1859 divenne parte del neo costituito comune
di Castelnovo Monti. Sulle origini del nome
di Bismantova sono state avanzate diverse
ipotesi. Quella che sembra più plausibile
fa derivare il nome da un toponimo di origine
bizantina "Oysàmbaton"
che significa "difficile da raggiungere".
Con il passare del tempo, la popolazione
ha modificato il nome, fino alla forma attuale,
traslitterando alcune vocali e aggiungendo
una sorta di prefisso (bis) all'inizio del
nome, prefisso che non ha niente a che vedere
con il "bis-" latino. La Pietra
di Bismantova venne scalata da Dante che
la cita nella Divina Commedia, e probabilmente
lo ispirò nella descrizione del Monte
del Purgatorio.
A
seguire pausa pranzo in agriturismo.
Nel
pomeriggio visita del castello di
Montecchio. La Rocca rappresenta
senza dubbio uno dei castelli più
notevoli della valle d'Enza e certamente
la principale emergenza architettonica di
Montecchio. Posto agli inizi della pianura
vicino al fiume garantiva gli accessi alla
zona collinare consentendo un efficace controllo
dei territori limitrofi. Una primitiva fortezza
è forse da fare risalire all'età
matildica o post-matildica ma è solo
dalla seconda metà del '200 che si
può parlare di un vero e proprio
fortilizio smantellato nel 1317 da Gilberto
da Correggio. Nel 1536 si rafforzano le
mura con innalzamento dei merli, ricostruzione
di archibugiere e riparazione dei torrioni
con le cannoniere e le fosse. Diverse opere
sono realizzate soprattutto alla metà
del secolo XVI con il concorso dei maestri
muratori. L'edificio principale è
rappresentato dalla torre grande, il mastio
o torre dell'orologio sita nell'angolo nord-est.
Questa, costruita e modificata a più
riprese, ha origini antichissime. Attorno
alla torre sorsero diverse cinte murarie,
via via potenziate con addizioni di opere
militari che portarono il castello ad assumere
la sua attuale forma e dimensione.
A
fine visite partenza in pullman per Roma
con arrivo previsto alle ore 21,30.