| l'archivio di Palladio |
LA GALLERIA SCIARRA il nuovo linguaggio della ghisa, del ferro e del vetro a Roma |
| di Consuelo Lollobrigida |
| La Galleria Sciarra 1. l’isolato Sciarra L'isolato Sciarra era compreso tra via delle Muratte, via delle Vergini, via dell'Umiltà, via dei Tre Ladroni (scomparsa) e via del Corso. Esso si era venuto costituendo sin dal Medioevo ed era formato da due edifici: il cosiddetto "palazzo nuovo" e il "palazzetto". Francesco Colonna, nel 1610, assistito dall'architetto Flaminio Ponzio, si assicurò i permessi per poter sistemare l'edificio (palazzo nuovo) che fu terminato solo nel 1641, quando, durante la sistemazione del portale, vennero alla luce le rovine dell'arco trionfale di Claudio. Tra il 1669 e il 1788 fu invece ampliato e sistemato il palazzetto che, tra il 1790 e il 1795, fu oggetto di nuovi lavori affidati all'architetto di famiglia Giuseppe Scatunzi. Appena dieci anni più tardi l'edificio rovinò fino all'attacco con palazzo Sciarra, proprio mentre gli architetti Bracci e Vici stavano allestendo nuovi lavori di restauro.
2 . Le vicende costruttive Le
vicende costruttive dell'isolato e della galleria Sciarra si inseriscono
nell'ampio dibattito sulla sistemazione urbanistica di Roma dopo il
20 settembre.
Iniziata nel 1885, e portata a compimento nel 1888, la galleria, progettata
dall'architetto Giulio De Angelis, presenta una pianta cruciforme, tutta
scandita da pieni e da vuoti. Due atri introducono nel vano centrale,
coperto da una elegante cupola nervata di ferro e vetrate e decorato
da esili colonnine in ghisa dipinte, impreziosite da elementi figurativi
plastici realizzati in terracotta dipinta e montati con la tecnica di
un tempio arcaico etrusco. La decorazione pittorica delle pareti che
si imposta su due piani, fu suggerita da Giulio Salvatori e venne affidata
a Giuseppe Cellini che utilizzò l'antichissima e difficile tecnica
dell'encausto.Al
primo, si trovano allegorie di virtù femminili, per le quali
posarono gentildonne romane: Pudica, Sobria, Patiens, Fortis, Humilis,
Prudens, Benigna, Domina (forse Donna Carolina, madre del principe Sciarra),
Amabilis, Fidelis, Misericors, Iusta. Al secondo piano, trovano spazio
delle narrazioni ad episodi: giovane donna che innaffia i gigli; giovane
donna seduta con un libro in mano presso un vecchio; famiglia a tavola;
giovane che suona il pianoforte; giovane con sorella minore; giovane
alla toletta; conversazione galante tra i fiori; giovane innamorata;
giovane vestita da sposa; giovane con bambino. Tra le decorazioni è
la sigla CCS, Carolina Colonna Sciarra.
4. La galleria e "Cronaca Bizantina" Pur inserendosi nelle vicende più generali della sistemazione di Roma capitale, la galleria e l'edificio furono voluti dal principe Sciarra anche per poter ospitare la redazione e la tipografia de "La Tribuna", giornale che il principe rilevò dal Sommaruga. Dal 1887, peraltro, fu stampata anche "Cronaca bizantina", la rivista diretta da D'Annunzio. Nelle stanze del palazzo si affacciavano con cadenza quotidiana alcuni tra i personaggi più interessanti del panorama culturale romano di fin siécle: Alfredo Ricci, Giulio Aristide Sartorio, Vincenzo Cabianca, Marius de Maria, Onorato Carlandi, Alessandro Morani, Enrico Coleman che diedero vita al primo libro d'arte stampato a Roma: "Isotta Guttadauro", il liber pictus per eccellenza.
5. Le vicende della galleria e di palazzo Sciarra dal 1898 al 1970
Nel 1901, a causa del mecenatismo del principe che non badava a spese
pur di veder stampati "La Tribuna" e "Cronaca Bizantina",
fu dichiarato il fallimento Sciarra. Le vicenda era iniziata qualche
anno prima, nel 1898, quando il palazzo fu messo all'asta giudiziaria
e fu aggiudicato per Lit. 1.050.000 all'Istituto di Credito Fondiario
della Cassa di Risparmio delle Province Lombarde. In quell'occasione
anche l'importante raccolta d'arte, sistemata nel palazzo, andò
dispersa. Per un breve periodo, dal 1901 al 1904, il palazzo ospitò
"Il Giornale d'Italia" e nel 1904 fu acquistato dalla Cassa
Nazionale di Previdenza per l'Invalidità e Vecchiaia degli Operai
(poi INPS).
6. Giulio de Angelis architetto
La figura di Giulio de Angelis (Roma, 1850-906) è certamente
tra le più singolari e di maggior rilievo nel panorama architettonico
romano post-unitario. La sua formazione romana, come appare evidente
dalle numerose opere realizzate nell'Urbe, venne fortemente condizionata
dal dibattito architettonico che investì Roma Capitale. Nuovi
gusti e stili, nuove possibilità tecnologiche e nuovi imprenditori
edili si erano affacciati sullo stanco panorama romano, che risultò
quindi influenzato dalla cultura architettonica europea, soprattutto
di stampo francese. |
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| aprile / agosto 2005 | |
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