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L'isolato Sciarra era compreso tra via delle Muratte,
via delle Vergini, via dell'Umiltà, via dei Tre
Ladroni (scomparsa) e via del Corso. Esso si era venuto
costituendo sin dal Medioevo ed era formato da due edifici:
il cosiddetto "palazzo nuovo" e il "palazzetto".
Francesco Colonna, nel 1610, assistito dall'architetto
Flaminio Ponzio, si assicurò i permessi per poter
sistemare l'edificio (palazzo nuovo) che fu terminato
solo nel 1641, quando, durante la sistemazione del portale,
vennero alla luce le rovine dell'arco trionfale di Claudio.
Tra il 1669 e il 1788 fu invece ampliato e sistemato il
palazzetto che, tra il 1790 e il 1795, fu oggetto di nuovi
lavori affidati all'architetto di famiglia Giuseppe Scatunzi.
Appena dieci anni più tardi l'edificio rovinò
fino all'attacco con palazzo Sciarra, proprio mentre gli
architetti Bracci e Vici stavano allestendo nuovi lavori
di restauro.
2
. Le vicende costruttive
Le
vicende costruttive dell'isolato e della galleria Sciarra
si inseriscono nell'ampio dibattito sulla sistemazione
urbanistica di Roma dopo il 20 settembre.
Nel 1870 la Giunta Provvisoria di Governo sollecitò
l'utilizzazione dell'area dell'isolato Sciarra1 , tanto
che, l'anno successivo, Salvatore Bianchi presentò
un progetto per l'utilizzazione di tutta l'area retrostante
il palazzo e il palazzetto, di cui l'isolato si componeva.
Il primo intervento realizzativo interessò l'area
di via delle Vergini, un tempo adibita a giardino, nella
quale fu costruito un baraccone di legno che ospitò
il primo teatro popolare della Roma umbertina, il Quirino.
Il teatro, costruito a spese del principe Sciarra, fu
inaugurato il 31 dicembre 1871, ed ospitò per lungo
tempo spettacoli leggeri e farse.
Tra il 1871 e il 1875 l'area Sciarra fu spesso al centro
del dibattito tenutosi in Consiglio Comunale sul primo
importante piano regolatore della città. La sistemazione
dell'area compresa tra via del Corso e piazza Venezia
prevedeva l'apertura di via Marco Minghetti (realizzata)
e la sistemazione del tratto terminale di via Nazionale
in piazza Sciarra. Solo accese discussioni, e la garanzia
del personale impegno del principe a sistemare l'isolato,
fecero desistere da quest'ultima soluzione e via Nazionale
fu fatta sboccare in piazza Venezia. Il dibattito era,
comunque, legittimo visto il grave livello di degrado
in cui versava l'area Sciarra, denunciato da vari organi
di stampa, tra cui l'importante e seguita "La Capitale".
Nel 1885, il principe Sciarra commissionò, quindi,
all'architetto Giulio De Angelis il progetto dell'intero
isolato che comprendeva il nuovo teatro Quirino, l'albergo
"Moderno" 2 e la galleria.
3. L'architettura e la decorazione
Iniziata nel 1885, e portata a compimento nel 1888, la
galleria, progettata dall'architetto Giulio De Angelis,
presenta una pianta cruciforme, tutta scandita da pieni
e da vuoti. Due atri introducono nel vano centrale, coperto
da una elegante cupola nervata di ferro e vetrate e decorato
da esili colonnine in ghisa dipinte, impreziosite da elementi
figurativi plastici realizzati in terracotta dipinta e
montati con la tecnica di un tempio arcaico etrusco. La
decorazione pittorica delle pareti che si imposta su due
piani, fu suggerita da Giulio Salvatori e venne affidata
a Giuseppe Cellini che utilizzò l'antichissima
e difficile tecnica dell'encausto.Al primo, si trovano
allegorie di virtù femminili, per le quali posarono
gentildonne romane: Pudica, Sobria, Patiens, Fortis, Humilis,
Prudens, Benigna, Domina (forse Donna Carolina, madre
del principe Sciarra), Amabilis, Fidelis, Misericors,
Iusta. Al secondo piano, trovano spazio delle narrazioni
ad episodi: giovane donna che innaffia i gigli; giovane
donna seduta con un libro in mano presso un vecchio; famiglia
a tavola; giovane che suona il pianoforte; giovane con
sorella minore; giovane alla toletta; conversazione galante
tra i fiori; giovane innamorata; giovane vestita da sposa;
giovane con bambino. Tra le decorazioni è la sigla
CCS, Carolina Colonna Sciarra.
Lungo i lati maggiori compaiono iscrizioni in latino:
- "Comincia o piccolo fanciullo a conoscere dal sorriso
della madre ", (Virgilio, Egloghe); - "Si vive
bene con poco, da colui al quale la ereditiera saliera
splende sulla frugale mensa, né alcun timore o
sordida cupidigia rompe i leggeri sonni", (Orazio,
Carmina); - "Non ignara della sventura, ho appreso
a soccorrere gli infelici" , (Virgilio, Eneide).
Il tema iconografico, realizzato seguendo una sorta di
"horror vacui", di meticolosa e attenta copertura
di ogni spazio vuoto, si proponeva la glorificazione della
donna, nel suo ruolo di mater familias, casta e pudica,
di cui Carolina Colonna Sciarra rappresentava la più
nobile e alta impersonificazione. Autore delle pitture
fu Giuseppe Cellini (1885-1940), artista di formazione
e di principi cattolici, figlio di un abile miniatore
che aveva operato in ambito del Vaticano. Fu scelto da
D'Annunzio come illustratore della "Isotta Guttadauro"
e della "Cronaca Bizantina", in occasione della
quale lo definì "poeta che cesella madrigali
con squisita ricerca d'arte, pittore che dipinge Madonne
nell'azzurro cattolico e ninfe ignude tra i mirti pagani".
4.
La galleria e "Cronaca Bizantina"
Pur inserendosi nelle vicende più generali della
sistemazione di Roma capitale, la galleria e l'edificio
furono voluti dal principe Sciarra anche per poter ospitare
la redazione e la tipografia de "La Tribuna",
giornale che il principe rilevò dal Sommaruga.
Dal 1887, peraltro, fu stampata anche "Cronaca bizantina",
la rivista diretta da D'Annunzio. Nelle stanze del palazzo
si affacciavano con cadenza quotidiana alcuni tra i personaggi
più interessanti del panorama culturale romano
di fin siécle: Alfredo Ricci, Giulio Aristide Sartorio,
Vincenzo Cabianca, Marius de Maria, Onorato Carlandi,
Alessandro Morani, Enrico Coleman che diedero vita al
primo libro d'arte stampato a Roma: "Isotta Guttadauro",
il liber pictus per eccellenza.
5.
Le vicende della galleria e di palazzo Sciarra dal 1898
al 1970
Nel 1901, a causa del mecenatismo del principe che non
badava a spese pur di veder stampati "La Tribuna"
e "Cronaca Bizantina", fu dichiarato il fallimento
Sciarra. Le vicenda era iniziata qualche anno prima, nel
1898, quando il palazzo fu messo all'asta giudiziaria
e fu aggiudicato per Lit. 1.050.000 all'Istituto di Credito
Fondiario della Cassa di Risparmio delle Province Lombarde.
In quell'occasione anche l'importante raccolta d'arte,
sistemata nel palazzo, andò dispersa. Per un breve
periodo, dal 1901 al 1904, il palazzo ospitò "Il
Giornale d'Italia" e nel 1904 fu acquistato dalla
Cassa Nazionale di Previdenza per l'Invalidità
e Vecchiaia degli Operai (poi INPS).
Negli anni '50 il palazzo e la galleria diedero segni
di gravi dissesti statici, cui seguì un importante
restauro strutturale che interessò tutta l'area
dell'isolato. Nel 1970 fu acquistato dalla Cassa di Risparmio
di Roma.
6.
Giulio de Angelis architetto
La figura di Giulio de Angelis (Roma, 1850-906) è
certamente tra le più singolari e di maggior rilievo
nel panorama architettonico romano post-unitario. La sua
formazione romana, come appare evidente dalle numerose
opere realizzate nell'Urbe, venne fortemente condizionata
dal dibattito architettonico che investì Roma Capitale.
Nuovi gusti e stili, nuove possibilità tecnologiche
e nuovi imprenditori edili si erano affacciati sullo stanco
panorama romano, che risultò quindi influenzato
dalla cultura architettonica europea, soprattutto di stampo
francese.
Le opere romane, dal 1874 al 1895, presentano tutte elementi
stilistici e tecnologici completamente nuovi rispetto
a quanto realizzato negli anni immediatamente precedenti
ai suoi lavori, contraddistinti da un uso coerente e composto,
quasi accademico, di nuovi elementi strutturali, quali
colonne in ghisa e ampie vetrate, in grado di fondersi
con equilibrio con le altre partiture decorative ed ornamentali,
dalle balaustre alle vetrate, dagli affreschi agli elementri
strutturali.
Una forte sperimentazione, tanto nella scelta dei materiali
che nella cura dei dettagli, sarà nelle sue opere
mature una costante.
Sono del 1876/77 le opere giovanili, con la realizzazione
di tre villini tra via dei Mille e via Magenta, tra cui
spicca il villino Bonghi con motivi stilistici protorinascimentali.
Il decennio 1876/86 è fondamentale per l'apprendimento
della nuova sensibilità orientata verso l'uso,
che sarà quasi sempre presente nelle opere post
1885, della ghisa.
La prima importante opera è del 1886, con il progetto
di palazzo Chauvet in via Due Macelli, ex sede del Popolo
Romano e ora della Banca Popolare di Novara, con struttura
esterna a colonne libere di ghisa.
Nel 1887 viene inaugurato uno tra i più emblematici
edifici del tempo, i magazzini Bocconi, poi La Rinascente
in largo Chigi, in cui si uniforma al modello dei grandi
magazzini parigini.
Nel 1895 progetta una casa per appartamenti in via delle
Muratte caratterizzata da colonne binate in ghisa e da
una decorazione ad affresco a volute vegetali, tra le
più sorprendenti dell'epoca.
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