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gennaio
- febbraio 2006 |
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Gli affreschi della Torre di Paolo III di Roberto Filippi |
Nel
corso della Settimana della Cultura del maggio 2005 è stato
presentato un evento culturale di rilevante interesse in quanto è
riemersa dai depositi un’opera dimenticata da quasi un secolo
e che molti ritenevano perduta. Si tratta della decorazione ad affresco
di alcune sale della torre di Paolo III Farnese che era situata alle
pendici del Campidoglio, dove ora è il Vittoriano. Questo poderoso
edificio adiacente al convento francescano di Santa Maria in Aracoeli,
anch’esso in gran parte demolito, fu fatto costruire tra il
1535 e il 1540 dal Pontefice sul Campidoglio con valore simbolico
per affermare la prevalenza del potere papale su quello comunale ed
era collegato con un camminamento al Palazzo San Marco, anch’esso
allora sede pontificia. L’interno della torre fu decorato nello
stesso periodo dell’appartamento papale di Castel Sant’Angelo
ma, mentre questo si è salvato ed è attualmente visibile
in tutta la sua bellezza, la decorazione della torre è poco
citata nelle fonti antiche ed è stata in gran parte distrutta.
L’intervento artistico, nel parziale silenzio della documentazione,
è attribuito, come ideazione, a Perin del Vaga, discepolo di
Raffaello, e, come attuazione, ai poco noti Michele Franco e Battista
Franco detto il Semolei; secondo alcuni critici sarebbe stato interessato
anche Prospero Fontana noto per i suoi affreschi a Palazzo Firenze.
Si tratterebbe quindi dell’opera di un cantiere molto articolato
e composto di più artisti, coordinati da Perino e aventi caratteristiche
operative molto similari. Nel 1585 Papa Sisto V, francescano, donò
la torre ai suoi confratelli dell’Aracoeli che la adibirono
a foresteria mutando la sistemazione degli spazi interni con conseguente
degrado degli affreschi per i quali esistono documenti del sette/ottocento
che parlano di pessimo stato di conservazione. Dopo l’Unità
d’Italia il convento fu confiscato e destinato alla demolizione
per la costruzione del Vittoriano e in tale occasione parte della
decorazione fu distaccata e affidata all’Accademia di Belle
Arti di Roma dove giacque quasi dimenticata per un secolo finché
a cura della competente Soprintendenza è stata “riscoperta
“, restaurata ed esposta presso la Caserma dei Carabinieri “Giacomo
Acqua” in piazza del Popolo. Sono dieci pannelli di varia grandezza
appartenenti ai fregi che decoravano la parte alta di alcune sale
del piano terreno della torre; a volte sono teorie di figure eleganti,
in altri casi puttini che giocano o figure femminili allegoriche che
circondano stemmi Farnese. Sono immagini eleganti e poetiche che fanno
rimpiangere quanto andato perduto. E’ possibile vedere gli affreschi
presso la Caserma confidando nella cortesia dei Carabinieri che dal
1870 occupano l’edificio costruito già ad inizio ‘800
come caserma nel corso dei lavori diretti dal Valadier e che dettero
a piazza del Popolo l’attuale aspetto neoclassico; la caserma
ha aspetto e dimensioni simili alla facciata di Santa Maria del Popolo
ed è dotata di una cupola, sormontata da una croce, identica
a quella della Cappella Cybo nella chiesa. L’interno con un
grande scalone ha un piacevole aspetto classicheggiate e nell’androne
sono esposti gli affreschi restaurati. Roberto
Filippi
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Italia Mistica - di Maurilia Rendine |