Quello
che sto per raccontarvi sono piccole disavventure che possono capitare
a chiunque, il fatto strano è che quando capitano singolarmente
non rappresentano niente di straordinario ma quando gli inconvenienti
si verificano tutti insieme o la prendi sul ridere, con filosofia,
o corri a farti benedire. Arrabbiarsi non serve a niente, anzi, aggrava
ulteriormente la situazione.
Il viaggio non è iniziato sotto i migliori auspici, appena
salito sull’aereo, per infilarmi al mio posto, mi procuro una
distorsione al ginocchio, è naturalmente quello con i legamenti
già da tempo rovinati. Per dare l’idea delle contorsioni
occorrenti per raggiungere il proprio posto vicino al finestrino,
basti dire che i sedili erano talmente ravvicinati che le mie ginocchia,
una volta seduto, toccavano, o per lo meno, sfioravano lo schienale
del sedile anteriore ed io non sono uno spilungone. Inoltre i braccioli
delle poltrone erano del tipo fisso e, per raggiungere il posto vicino
al finestrino, causa il soffitto ribassato, la testa doveva essere
tenuta piegata da un lato e incassata nelle spalle, mentre il sedere
restava impigliato nel bracciolo quindi, più che sedersi, si
cadeva nel sedile e la gamba senza più controllo andava a sbattere,
con una rotazione, sullo schienale anteriore procurandomi così
la distorsione.
Arrivati a Barcellona mi rendo conto che il ginocchio è un
po’ gonfio, poco male sono abituato, è il mio punto debole,
appena possibile applicherò un po’ di Voltaren che ho
messo in valigia, visto che nel bagaglio a mano possono fare difficoltà
al controllo in aeroporto.
La comitiva è dispiegata attorno al nastro trasportatore dei
bagagli, ad uno ad uno tutti recuperano le proprie valigie, solo io
resto lì in attesa, la mia non arriva. “Te pareva”,
come dicono a Roma, è la seconda volta di fila che mi capita
quest’anno. Solita trafila all’ufficio apposito, compilazione
moduli ed elenco degli indirizzi degli alberghi affinché mi
venga recapitata al più presto e nel posto giusto. Ma intanto
il ginocchio si gonfia ed il Voltaren non c’è.
Giungiamo a Saragozza e si inizia subito la visita della città
a partire dalla zona modernissima dell’Expo 2008 per poi visitare
la Aljaferia (il Parlamento d’Aragona), antica residenza islamica,
poi dei re cattolici, in tutti e due i luoghi non si trovano negozi
nelle vicinanze. Il giro si conclude nella centrale e bellissima piazza
di N. S. del Pilar , ma è ormai tardi, i negozi stanno chiudendo
e dobbiamo andare in albergo.
Ci vengono consegnate le chiavi, con mia moglie entriamo in camera
e ci rendiamo conto che è al gelo, lo facciamo presente e subito
si attivano per eliminare l’inconveniente, aumentano il termostato
a 30° ma l’aria calda più di tanto non entra. Per
riscaldarmi mi faccio una doccia ma anche l’acqua è appena
tiepida. Forse è meglio così perchè il ginocchio
gonfio ha bisogno del fresco. Il personale dell’albergo, vista
l’impossibilità in tempi brevi di aumentare la temperatura
dell’ambiente, ci porta un pacco di coperte; da notare che la
maggior parte dei componenti la comitiva si lamentava per il troppo
caldo. Beati loro!
Il secondo giorno il tour prevedeva la visita di tre monasteri, di
cui uno bellissimo ma sperduto tra i monti (S. Juan de la Pena), di
un castello ad oltre mille metri d’altezza (Loarre) e di un
luogo spettacolare come ambiente naturale (Los Malles) con rocce rosse
meravigliose ma solo intraviste perchè coperte da nebbia o
nubi basse. La visione reale l’abbiamo avuta da foto bellissime
fatte circolare. Comunque i luoghi visitati erano tutti sprovvisti
di negozi confacenti al mio caso.
L’arrivo a Pamplona è naturalmente a negozi chiusi, chiedo
in albergo se è stato recapitato qualcosa per me, ma della
mia valigia, nonostante le assicurazioni date dalla compagnia aerea,
non c’è traccia. Richiamo la compagnia per avere notizie,
sulla ricevuta in mie mani era indicato: aperto H 24. Mi risponde
una voce soave incisa su un disco asettico:- Gli uffici sono aperti
dalle 9 alle 17. Riproverò domani.
Gentilmente un compagno di viaggio mi regala un rasoio usa e getta
con annesso tubetto di crema di quelli in dotazione negli alberghi
e finalmente riesco a farmi almeno la barba. A dire il vero, più
che a sbarbarmi mi sono scorticato il viso. Abituato da sempre con
il rasoio elettrico, la pelle risulta bitorzoluta, la crema in tubetto,
senza pennello, tende ad asciugarsi in faccia e, la mancanza di pratica,
fanno il resto. Terminata l’operazione il mio viso era costellato
da una miriade di tagli e scorticature.
Vista l’impossibilità di avere ricambi di biancheria
riesco a rimediare un paio di calzini chiari di lana di mia moglie
portati “perchè non si sa mai”. Rimedio pure un
paio di mutande Sloggy da donna che essendo molto elastiche, con un
po’ di fantasia mi si adattano. Speriamo che non mi succeda
di essere visitato, altrimenti sai che bella figura faccio!!!
Il giro continua con la visita al santuario di S. Ignazio di Loyola
con guida parlante italiano, già prenotata prima della partenza.
All’arrivo veniamo ricevuti da un gesuita basco che in spagnolo
ci spiega, anzi, noi riusciamo a capire che la guida designata è
impossibilitata a presenziare perchè ha un funerale al pomeriggio.
Da parte nostra ribadiamo che questa mattina avrebbe potuto essere
presente a meno che la funzione doveva svolgersi fuori città.
Pazientemente il religioso ci spiega che il funerale si svolge nella
chiesa del santuario ma la guida è impossibilitata a presenziare
al mattino perchè al pomeriggio c’è il suo funerale
essendo morto il giorno prima!!! Silenzio di tomba... Poi, visto che
a tutto c’è rimedio, la visita viene fatta in spagnolo
con traduzione simultanea.
Dopo il santuario raggiungiamo Bilbao e sapete come veniamo accolti?
Come volete che si venga accolti a Bilbao il 31 di dicembre? Ma certo,
con i fuochi d’artificio, anzi con un attentato fatto con una
bomba al palazzo della stampa, per fortuna niente vittime ma tanti
vetri rotti. Non ci ferma nemmeno l’attentato, la visita continua
al museo Guggenheim, ma su e giù dal pullman, con il ginocchio
ancora dolorante, nel sedermi al mio posto i miei pantaloni, gli unici
che possiedo, restano impigliati in una sporgenza del bracciolo del
sedile e si strappano, diciamo, all’altezza della coscia. Ora
si che sono sistemato per le feste, nel vero senso della parola; oggi
è l’ultimo e domani è il primo dell’anno
nuovo.
Questa volta, prima delle 17, sollecito ancora la compagnia aerea
per la consegna della valigia. Mi viene confermato che è tutto
nelle mani del corriere e che sta provvedendo alla consegna. Ma la
doccia fredda arriva proprio dal corriere che data la mezza festività
del 31 e la giornata festiva del 1°, potrà fare le consegne
solo in tarda mattinata del 2 gennaio, cioè solo dopo la nostra
partenza per Guadalajara. Però c’è una possibilità,
se contribuissi con congrua mancia , un addetto, a titolo personale
potrebbe consegnarmela. E’ inutile dire che “ob torto
collo” acconsento al ricattuccio.
La valigia mi viene recapitata mezzora prima di uscire per il cenone
di fine anno. Pago quanto concordato e mi impossesso del sogno dei
miei desideri, è tutta ricoperta di nastri adesivi, bolle di
consegna, buste con gli indirizzi degli alberghi dove abbiamo o dove
dovremo pernottare.
Ritorno in camera e, togliendo gli adesivi, mi accorgo che la valigia
è tagliata per tutta la lunghezza ed è quindi inservibile;
per fortuna non manca niente, salvo il tubetto di Voltaren che deve
essere fuoruscito attraverso lo sbrego. Poco male, il ginocchio si
sta sgonfiando, è ormai in via di guarigione anche senza pomata.
Come un fulmine mi rado, mi infilo sotto la doccia, mi asciugo i capelli,
mi rivesto di tutto punto con giacca, cravatta ecc. e mi presento
giusto in tempo all’appuntamento per il cenone. Vengo accolto
da un’ovazione generale per l’improvvisa trasformazione,
neanche fossi stato Fregoli; si erano ormai abituati tutti a vedermi
sempre con gli stessi vestiti ed i pantaloni strappati.
Il cenone in Spagna è, tutto sommato, simile al nostro ma ha
solo una tradizione particolare; prima di mezzanotte viene servita
una confezione contenente 12 acini di uva; è la cosiddetta
“uvas de la suerte”, cioè l’uva della fortuna.
Questi acini devono essere mangiati uno di seguito all’altro
mentre scoccano i rintocchi della mezzanotte. Di fortuna ne ho proprio
bisogno, perciò mi riprometto di seguire il nuovo rito scrupolosamente
per far si che l’anno nuovo sia migliore, visto che mangiare
un po’ d’uva al suono delle campane deve essere facile.
Ma giunta mezzanotte la faccenda si rivela più complicata del
previsto perchè il ritmo affrettato dei rintocchi ti porta
ad ingoiare gli acini velocemente col rischio di strozzarsi. Bene
o male, anche se un po’ fuori tempo massimo ci riesco. Per l’anno
nuovo speriamo in bene!!!
Il primo dell’anno fila tutto liscio, si visitano monasteri
(Irache), chiese (Eunate), borghi (Estella e Puente la Reina) e città
(Pamplona); a quanto pare l’esorcismo incomincia a funzionare.
Il giorno seguente si parte da Pamplona, la mia valigia è inservibile
quindi trasferisco tutto il contenuto in quella di mia moglie e una
volta chiusa è talmente gonfia che sembra incinta. Non c’è
altra soluzione visto che nei giorni di festa non c’era possibilità
di acquisti. Anche questa giornata, a parte la fitta nebbia del mattino
che ci ha ostacolato non poco nella visita di Artajona e di Ujué
poi, spuntato il sole, le cose sono cambiate con il castello di Olite
ed il monastero de la Oliva. La giornata termina con il sole al tramonto
che illumina il paesaggio irreale da Far West delle Bàrdenas
Reales. Sembra che la sfortuna sia definitivamente passata, las uvas
de la suerte fa il suo effetto.
Ho parlato troppo presto, arrivati a Guadalajara e sistemati in albergo,
in attesa che mia moglie si prepari per la cena, seguo distrattamente
alla TV il “telediario” (TG spagnolo), ma una notizia
mi fa sobbalzare: all’aeroporto di Madrid 29 controllori di
volo non si sono presentati e più del 50% dei voli sono stati
cancellati!
A cena informo il resto della comitiva, nessuno aveva ascoltato le
notizie, mi guardano con un po’ di scetticismo, forse incominciano
a pensare che sono un po’ jettatore. Poi Pino, a mia insaputa,
di notte, si collega ad internet ed al mattino seguente conferma quanto
avevo anticipato. La conseguenza è che salta la visita di Guadalajara
perchè ci rechiamo direttamente in aeroporto per non rischiare
di perdere il volo, visto che i passeggeri, che non erano partiti
il giorno prima, si sarebbero imbarcati il giorno seguente. Purtroppo
la situazione non era ancora tornata alla normalità e invece
di partire a mezzogiorno, siamo riusciti ad imbarcarci solo al pomeriggio
per poi arrivare a Roma alla sera. Comunque, invece della escursione
a Guadalajara abbiamo potuto visitare in lungo e in largo tutti i
servizi messi a disposizione dall’aeroporto, c’era tutto
il tempo che si voleva e questa volta che non mi serviva , tutti i
negozi di qualsiasi genere erano aperti per la gioia mia e di tutti
gli altri.
Renato
Tiberti