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scrivono i Soci di Palladio

il cimitero acattolico di Testaccio

di Maurilia Rendine

TRA CULTURA E TRADIZIONE
NON SOLO HALLOWEEN


Zucche sdentate ma sorridenti e streghe con cappello a punta, è veramente questo l’unico modo per onorare i defunti?
Testo di Maurilia Rendine


Dolcetto o scherzetto? Per quanto mi riguarda quest’anno ne l’uno ne l’altro, in quanto esentata dall’essere sottoposta al martellante e ripetitivo invito tormentone dei bambini mascherati per la “festa” di Halloween, che oramai con i suoi inevitabili riti consumistici, si è definitivamente imposta anche nel nostro cattolicissimo paese, ma proprio per rimanere nell’ambito della tradizione, è stato molto interessante al contrario, celebrare la giornata del primo giorno di novembre visitando il Cimitero Acattolico di Roma, universalmente considerato uno tra i più belli e suggestivi del mondo e quasi coevo per fondazione, del più famoso e monumentale Pere Lachaise di Parigi. Notizie certe che possono ricondurre a una data di costruzione non ne esistono, per quanto si tramandi per tradizione che il primo “ospite” di questa parte della città fosse uno studente hannoveriano, di nome Werpup (1734). Ma è solo nel 1738 che ufficialmente viene sepolto un altro giovane studente, inglese questa volta, di nome Langton. Il luogo prescelto era situato, come lo è attualmente, all’interno delle Mura Aureliane e all’epoca tale territorio faceva ancora parte dell’Agro che veniva chiamato comunemente “ i prati del popolo romano” in quanto utilizzati esclusivamente per lo svolgimento di grandi feste popolari. Nella adiacente zona di Testaccio, per la presenza di numerose osterie, antiche grotte e ritrovi allegri, le smodate feste campestri peraltro finivano sistematicamente col degenerare, a causa dell’effetto delle generose bevute di vino, cosicché il popolo ignorante e fanatico, si abbandonava a comportamenti deplorevoli quanto eccessivi, destinati a colpire inermi obbiettivi ovvero le sepolture dei cittadini stranieri. Del resto oggettivamente le autorità ecclesiastiche nulla facevano per scoraggiare simili episodi vandalici in quanto, secondo la legislazione dello Stato Pontificio, gli acattolici non potevano essere inumati in chiesa o in terra benedetta, una disposizione la cui origine rimane ignota, che ben si adattava comunque all’esigenza propagandistica del momento per contrastare la diffusione di lapidi sulle quali si potesse leggere che, anche coloro che professavano religioni diverse, dopo la morte, potessero aspirare alla gloria eterna o addirittura alla salvezza dell’anima. I rappresentanti diplomatici delle Ambasciate straniere dovranno attendere il 1824 e papa Leone XII per ottenere il permesso di costruzione di una recinzione di protezione dell’area adiacente la Piramide di Caio Cestio che, col passare dei decenni, prese ad ingrandirsi grazie all’acquisto, da parte dell’Ambasciata di Germania, di circa 4.300 mq di terreno. In questo cimitero sono sepolti in numero preponderante cittadini di nazionalità tedesca, inglese e americana, quindi protestanti, ma trovano asilo anche danesi, svedesi, ebrei, greci e russi ortodossi, musulmani, cinesi e ovviamente anche taluni italiani cattolici, normalmente parenti e congiunti di cittadini stranieri. La quiete che distingue questo luogo crea un atmosfera affatto uggiosa e triste, addirittura la parte antica, quella rivolta verso la Piramide, è stata concepita come fosse un prato all’inglese disseminato qua e là, di cippi e lapidi realizzati in stile neo classico, con vialetti che attraversano il manto erboso e panchine dove non è assolutamente raro, vedere visitatori leggere il quotidiano o un libro, in totale tranquillità. Qui riposano alcuni personaggi famosi della storia, della politica, della scienza, della poesia e letteratura, del teatro, del cinema e della cultura in genere; scelsero di vivere in Roma vuoi per lavoro, vuoi per moda di viaggio, vuoi per curiosità, ma anche per profonda passione e dichiarato amore, tanto da eleggere questo ameno posto, a loro ultima dimora della vita terrena. I primi e più famosi sono i due poeti inglesi John Keats e Percy Bysshe Shelley. Keats, cagionevole di salute, morì giovanissimo e il connazionale amico e pittore John Severn, sepolto successivamente accanto a lui, si adoperò per erigere la lapide la cui iscrizione risulta essere una delle più interessanti e particolari e che oltre ad essere un amorevole ricordo del poeta, del quale non cita peraltro mai il nome, si conclude con una delle frasi più belle e più ispirate che in inglese recita – Here lies One Whose Name was writ in Water – ovvero – Qui giace colui il cui nome fu scritto nell’acqua –. Per sapere di chi si tratti, in realtà, bisogna leggerlo sulla lapide stessa di Severn. Tra i quasi quattromila “ospiti” inoltre, tanto per citarne qualcuno, si trovano le tombe di Enrico Coleman, noto pittore dell’800 romano e italiano, Padre Alessandro Gavazzi, confessore e cappellano di Giuseppe Garibaldi, August von Goethe, unico figlio di Johann Wolfgang von Goethe, Antonio Gramsci fondatore del Partito Comunista Italiano, Fredrik Harald Jacobsson poeta e scrittore svedese, Janssen Borge, scrittore danese, Pietro Sharoff attore e regista russo, ambasciatore per l’Europa, del più conosciuto Kostantin Stanislawskij e del suo metodo di recitazione, la sfortunata attrice americana degli anni ‘50/’60 Belinda Lee, William Story poeta e scultore americano, Strohl-Fern, pittore e umanista alsaziano e molti altri. Ma per quanto la nostra educazione latina del culto dei morti, si sia modellata sulla base dell’eredità greca ed etrusca, non poteva resistere a lungo all’invasione barbarica d’oltre oceano di diversa usanza, così che tutto ormai, è stato soppiantato da Halloween. E allora se non è possibile contrastare lo “straniero”, impariamo a conoscerlo meglio. Prima di tutto è necessario ricordare che in America non si sono inventati nulla, la tradizione infatti, anche in questo caso e comunque non poteva essere diversamente, è nordica europea, celtica per la precisione. I Celti, secondo la leggenda, credevano che durante la notte del 31 ottobre, le leggi fisiche che regolano spazio e tempo venissero sospese, cosicché gli spiriti erranti dei morti durante l’anno, potessero mettersi a ricercare un corpo da possedere per quello successivo. Per evitare di essere posseduti i vivi rendevano le proprie case fredde, buie, inospitali e indesiderabili, acconciandosi orribilmente con mascheroni mostruosi e gironzolando tra le case per far scappare di paura senza farsi riconoscere, qualsiasi spirito malintenzionato. La festa venne portata negli Stati Uniti solo dopo il 1840, dagli emigranti irlandesi in fuga dal proprio paese e da una Europa colpita dalla carestia delle patate. Cosa significano i termini Halloween e Samhain? La prima, di antica origine anglosassone, dovrebbe essere la contrazione della frase “ All Hallows Eve” ovvero la notte di Ognissanti festeggiata durante la sera del 31 Ottobre, data che nel quinto secolo a.C. nell’Irlanda celtica, coincideva con la fine dell’estate periodo chiamato Samhain (leggasi soueen), i cui colori tipici erano l’arancio, a simboleggiare la mietitura, quindi la fine della stagione estiva e il nero, naturalmente foriero dell’imminente avvicinarsi dell’oscuro inverno. Samhain detta anche “Festa dei Morti” era il momento per le famiglie, di ricongiungersi idealmente con i propri cari oltrepassati e coincideva col periodo dove si concludevano vecchi progetti, dove criticamente si valutava quanto ottenuto durante l’anno e contemporaneamente si progettavano nuove imprese. E Dolcetto o Scherzetto?, in inglese trick-or-treat, pare abbia origine da una pratica tutta europea del nono secolo d.C. chiamata in inglese souling che potrebbe tradursi in “elemosinare anima”. Il 2 novembre, i primi cristiani, vagavano di villaggio in villaggio elemosinando un poco di “pane d’anima”, dolce di forma quadrata ricco di uva passa; più dolci ricevevano e più preghiere assicuravano per i parenti defunti dei donatori. E la divertente zucca ? In inglese Jack-o-lantern, deriva dal folklore irlandese. La leggenda ricorda che un tale Jack, famoso baro e malfattore, ingannò addirittura Satana sfidandolo la notte di Ognissanti a scalare un albero sulla cui corteccia, incise opportunamente una croce, intrappolandolo tra i rami. Jack a quel punto fece un patto col diavolo, se non lo avesse più indotto in tentazione lo avrebbe liberato. Alla sua morte peraltro, racconta la leggenda, gli venne impedito l’ingresso in Paradiso a causa della vita scellerata, ma anche all’Inferno, in quanto aveva ingannato il diavolo. Allora Satana gli porse un tizzone d’inferno al fine di illuminare la via nella tremenda tenebra che lo circondava. Per far durare a lungo la fiamma, Jack scavò un grosso cavolo rapa e ve lo pose all’interno. L’uso della zucca avviene dopo il 1840 quando gli irlandesi, orami approdati in America, constatarono che i cavoli rapa americani erano troppo piccoli, mentre le zucche erano decisamente più grandi e più semplici da svuotare.

M.R.

 

i palazzi di Napoli - di Maurilia Rendine

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