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CONSIDERAZIONI E RIFLESSIONI SULL'ARMENIA

Testo di Renato Tiberti

L’Armenia sembra l’Italia negli anni ’50, tanto da fare e pochi mezzi a disposizione. Comunque, per quel poco che si è visto, non manca la volontà per cercare di emergere anche se, come ha detto il nostro ambasciatore, la posizione geografica di certo non la favorisce, soprattutto per la mancanza del mare, ma anche questo sembra un particolare insignificante visto che, a detta della guida, tra gli a Armeni ci sono stati eccellenti ammiragli, come lo siano diventati è un mistero.
Per approfondire meglio la conoscenza avremmo dovuto avere qualche giorno in più a disposizione, ma forse avremmo fatto indigestione di monasteri e di nomi ostici che non riesco ad imprimermi nella testa, vedi Astvatsatsin (per dire madre di Dio), Echmiadzin (discesa dell’unigenito figlio di Dio), Tsitsernakaberd (museo del genocidio), ecc. per non dire di Gregorio l’Illuminatore (che mi ricorda tanto T.A. Edison), infilato in un pozzo per 12 anni dal re Tiridate, ma che fu assistito da delle donne che gli procuravano il cibo (forse era un bel giovanotto). Il re, nel frattempo, non avendo altri divertimenti, per svagarsi pensò bene di stuprare la bella vergine Hrispimè, poi la sua superiora Gayanè ed infine altre loro 32 consorelle vergini, ma indispettito per l’insuccesso le uccise tutte. Altre fonti attribuiscono a 11.000 gli insuccessi, se fosse andata avanti di questo passo avrebbe eliminato tutte le donne del paese!
In seguito a questi incresciosi fatti gli venne una strana malattia: il viso si trasformò in un muso di maiale, ma forse in effetti lui era tutto un porco, però sotto i vestiti del re non si può guardare! Sua sorella e i dignitari di corte preoccupati del futuro dell’Armenia lo convinsero a farsi curare, guarda caso proprio da Gregorio (Edison), quello che ci sapeva fare con le donne. Perciò Gregorio fu ripescato dal pozzo e portato dal re e miracolosamente lo guarì, lasciandogli però le orecchie da porco, forse come monito per rammentare che il pelo l’aveva perso, ma qualche vizio evidentemente gli era rimasto. Tiridate riconoscente si convertì al Cristianesimo e con lui tutta la nazione.
Altro elemento di spicco fu Mesrop Mashtots che inventò l’alfabeto armeno (che, detto tra di noi, ti confonde la vista a cercare di leggerlo), e che per complicarsi ancor di più la vita sfruttò le stesse lettere come numeri, suddividendole in unità, decine, centinaia e migliaia (come facessero a far di conto lo sa solo Dio). Per questo il popolo riconoscente, non avendo a disposizione onorificenze come cavaliere o commendatore, li fecero santi, loro e le vergini, ed in effetti questo è meglio, perché così vengono insigniti “post mortem” ed in questo modo non ci possono essere ripensamenti, anche se gli insigniti non possono godere della nomina. Non contenti del tutto, affinché non si perdesse il ricordo, gli Armeni diedero incarico a certo Narses il costruttore (doveva essere un mio lontano antenato) di costruire alcune chiese in loro onore. Costui non si fece pregare, colse l’occasione al volo e riempì il paese di chiese e monasteri intitolati ai suddetti santi e vergini, però non fu fatto santo. Gli antichi la sapevano lunga su tangenti e intrallazzi, cosa che noi continuiamo a fingere di non sapere e non capire.
Come già accennato prima, l’Armenia assomiglia all’Italia, cioè paese di artisti, santi e navigatori, per questi ultimi ancora meglio di noi perché senza mare. Ma una differenza c’è, in tutto il soggiorno non sono riuscito a trovare una zanzara, mentre da noi non trovo un posto dove non ci sia una zanzara.
Scusate lo sproloquio, ma mi è venuto spontaneo.

Renato Tiberti


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