< palazzi
....................................................................
< ville
< archeologia
....................................................................
....................................................................
< chiese
< itinerari
....................................................................
< mostre e musei
....................................................................
....................................................................
....................................................................
< curiosità
< incontri e corsi
....................................................................
visite a Roma
calendario attività
< il programma
....................................................................
viaggi
< viaggi in Italia
< viaggi in Europa
....................................................................
< gran tour
....................................................................
incontri & corsi

 

 

palladio turismo culturale dal 1994

..........................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................
scrivono i Soci di Palladio

ABRUZZO DA SCOPRIRE

ANTICHE SERRATURE, SERPI E…. FOTOGRAFI

di Maurilia Rendine


di Maurilia Rendine


Continua il viaggio alla scoperta degli splendidi gioielli di una regione, ancora tutta da valorizzare.

Testo e foto di Maurilia Rendine

La frase iniziale del testo di una famosissima canzone recitava “ penso che un giorno così non ritorni mai più…” impossibile dimenticarla. Eh si, è proprio lei, Volare, la canzone regina degli ultimi cinquant’anni di musica leggera italiana e cavallo di battaglia, o quantomeno uno dei tanti, dell’indimenticabile Domenico Modugno. Ebbene, un giorno così, diciamo perfetto, è stato quello durante il quale, in terra d’Abruzzo, come sempre piacevolmente ospitale, le favorevoli condizioni atmosferiche hanno permesso di visitare paesi dal sapore antico e dalle radicate tradizioni popolari il cui fascino secolare ha saputo sedurre anche l’occhio smaliziato di famosi fotografi. Grazie alla complicità di un tiepido ottobre appena concluso, camuffatosi sovente da estate, l’escursione è iniziata con S. Benedetto in Perillis, piccolo borgo di stampo medievale, il quale, come vedremo più avanti, conserva tramandandolo nei secoli, un’usanza decisamente unica nel suo genere. E’ raggiungibile percorrendo una strada che si dipana tra colline ricche di grandi suggestioni, caratterizzate dalla presenza della necropoli di Colle S. Rosa. Può vantare quindi un origine risalente al VII secolo, quando, per coltivare il pianoro di Perillo, un gruppo di 28 famiglie longobarde si insediò in queste terre insieme ad alcuni monaci benedettini, i quali nel frattempo, avevano eretto un monastero intitolandolo al Santo, anzi pare proprio che Benedetto sia comunque passato per questo luogo. La posizione occupata era di notevole importanza strategica, in quanto ottima per stabilire un collegamento visivo tra gli insediamenti lungo la costa e quelli montani. Ancora oggi è visibile per il buon stato di conservazione, la cinta muraria su due livelli, di notevole rilievo difensivo, che testimonia come questa fosse stata eretta seguendo il perimetro della struttura conventuale. Fino ad oggi all’anagrafe risultano registrate circa 183 anime, ma nel paese ne vivranno al massimo un’ottantina. Sostanzialmente quindi, un paese svuotato, trascurato, pressoché fantasma di se stesso, il cui impianto urbanistico/architettonico, nonostante l’evidente stato di abbandono, riesce a conservarsi con dignitoso retaggio. Il medesimo col quale il Sindaco, Giancaterino Gualtieri, cattedratico di Fisica all’Università dell’Aquila e originario di S. Benedetto, riesce a trasmettere accogliendo personalmente i visitatori, con calorosa affabilità. L’amore profondo per il borgo natale, lo aiuta a mantenerne vivo il ricordo, pur consapevole sia delle enormi difficoltà nel reperire fondi necessari per risanare le profonde ferite inferte e dal tempo e dall’incuria dell’uomo, e sia dell’ineluttabile destino di doverlo salvare, magari svendendolo per qualche milione di Euro, a ambiziosi gruppi finanziari europei inglesi, francesi o tedeschi. Da vedere sicuramente la Chiesa di S. Benedetto Abate, da cui il nome del paese. Come scrive proprio il Sindaco, non meravigli il fatto che questa sia in assoluto la chiesa più antica di tutto l’Abruzzo, tra VI e VII secolo, in quanto le prime modifiche sono documentate a partire dall’VIII secolo fino al IX secolo. Due particolari, uno architettonico, ossia il portale, ispirato all’architettura tardo-romana e il loggiato pensile, elemento unico che non trova riscontro nelle chiese della regione, casomai nell’architettura tardo-visigota spagnola, e l’altro sociale, riferito all’insediamento della comunità longobarda (VIII sec.), entrambi confermano la tesi secondo la quale, i costruttori della chiesa, fossero decisamente longobardi. Piacevole una passeggiata tra le vie del paese, ammirando la cinta muraria con la sua torre poligonale, opere che testimoniano l’importanza dell’efficiente sistema difensivo, fondamentale in quei tempi per tutti i borghi murati, ma vitale per quelli come S. Benedetto, posto come è su una delle vie che dalla Valle Peligna vanno verso l’altopiano di Navelli, noto a tutti come patria dello Zafferano, fino a L’Aquila e verso l’interno di tutto l’Abruzzo. Ameno girovagare alla scoperta di antiche dimore di pregio, o di semplici costruzioni adibite un tempo, alla custodia di attrezzi e quant’altro, queste ultime caratterizzate da una vera e propria “chicca” archeologica, la Serratura. E’ solo da esterno ed è realizzata interamente in legno, compresa la chiave, possibilmente in quercia, vista la sua notevole resistenza agli agenti atmosferici. Era in uso fin dal III° millennio avanti Cristo, nell’antico Egitto, quando segnalava l’area sacra invalicabile a chiunque, pena la morte da eseguire addirittura sul posto, ovvero una stanza all’interno della quale le donne in cinta, partorivano. Largamente diffusasi in tutto il bacino del mediterraneo fino al XIX secolo, rari esemplari possono scovarsi ancora in Marocco e in Grecia, ma la peculiarità di S. Benedetto consiste nel fatto che viene realizzata ancora oggi, per far bella mostra sulle porte di stalle, fienili, fondaci. Lasciato S. Benedetto e il suo affabile e preparatissimo sindaco/guida, tappa successiva Cocullo (900 msm), paese famoso nel mondo, per la festa dei Serpari. Ma procedendo con ordine, intanto il nome, che ricorda nella forma il greco “conculion” conchiglia, o il latino “cocullus”, copricapo di foggia appuntita; del resto la sagoma del paese appare come un cappuccio di roccia, svettante sulla Valle del Sagittario, il fiume del territorio. Esistono testimonianze d’insediamento di un castro romano databili tra VI e IV secolo avanti Cristo, mentre nella frazione di Casale sono state rinvenute mura di ville (circa I secolo a.C.) e bronzetti con l’effige di Ercole combattente, che fanno pensare all’esistenza di un tempio a lui dedicato; nei dintorni peraltro, sono state scoperte tombe con corredi funerari in terracotta, databili tra III e I secolo a.C. Dall’osservazione delle costruzioni del paese è possibile risalire all’origine, che potrebbe attestarsi intorno al 900. Notevoli, oltre la bella Fontana Medievale a tre archi, la Chiesa della Madonna delle Grazie, in stile romanico abruzzese (tra XII-XII secolo), quasi sicuramente eretta sui resti di un tempio dedicato a Giove. Facciata realizzata in pietra concia (locale), è caratterizzata oltre che da una porta ogivale architravata con agnello crocifero e affresco parzialmente leggibile, da due lesene sormontate da statue in edicole. A proposito della festa del 1° Giovedì di Maggio di ogni anno, la tradizione la fa risalire al culto della dea Angizia, o di Ercole sanco, molto diffuso nella Marsica e nella Valle Peligna, ai quali venivano offerti all’inizio della primavera, delle serpi come atto propiziatorio. Da rito pagano, la volontà popolare lo trasformò in rito religioso, in quanto San Domenico Abate da Foligno, narra la legenda, durante il periodo di eremitaggio dell’anno 1000 trascorso in queste terre, aveva liberato gli abitanti dalle conseguenze dei morsi dei rettili e di altri animali rabbiosi. Così oggi, dopo la funzione religiosa, la statua del santo viene portata in processione per le strade del paese e ricoperta quasi totalmente di rettili, dai Serpari. Nel passato contadini e pastori oggi per la maggioranza, sono giovani del posto, i quali durante il marzo precedente, s’impegnano a reperire gli animali per conservali in contenitori di terracotta, fino alla mattina della festa. Tradizione documentata addirittura fin dal lontano 1500 e che purtroppo prevedeva l’uccisione di tutti i rettili davanti la chiesa e conseguente sepoltura, in un campo poco distante dal paese, per disinfestare il territorio. Dal 1940 vengono risparmiati e rilasciati nei boschi e nei campi. Altre curiosità: all’interno della chiesa, dove è situato il Santuario, è posta una campanella che viene suonata tirando una cordicella coi denti, pare preservi gli stessi dal dolore; sempre all’interno del Santuario, è tradizione prelevare un poco di terra da spargere successivamente sui campi, per proteggerli da animali nocivi; per quanto riguarda le serpi, trovano posto sul volto del Santo, solo quelle appartenenti alla specie comunemente chiamata Cervone (Elaphe quatorlineata) che i locali chiamano Capitone, alla base le altre come il Colubro di Esculapio o Saettone (Elaphe longissima) localmente Lattarina, la Biscia dal Collare (Natrix natrix) localmente Cervone, il Biacco (Coluber viridiflavus) localmente Nera o Penta e, infine la Vipera Comune (Vipera aspis) localmente … Vipera. Ultima tappa, Scanno. Incantevole, è l’aggettivo che il cuore suggerisce al primo impatto visivo. Le case, susseguendosi l’un l’altra come in una piacevole scenografia presepiale, si mostrano in tutta la loro insospettata eleganza, popolari o aristocratiche che siano. Sorprende l’originalità e la ricchezza della Chiesa di S. Maria della Valle, del XII secolo, con rifacimenti nel 1568 e successivamente dal 1658 al 1685 e strutturali, per le conseguenze dei terremoti del 1703 e 1711 e di un’abbondante nevicata (1847/47). Ma la notorietà di questo paese è dovuta, oltre alla eccezionale posizione all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, esaltata dalla dolcezza naturale del lago poco distante, che porta lo stesso nome, anche alla fama di grandi della Fotografia Nazionale e Internazionale. A rimanerne sicuramente stregato, fu il francese Hanry Cartier-Bresson che solitario pioniere vi si avventurò nel lontano 1931, testimoniando con le sue fotografie, una realtà che seppur affascinante, palesava un’anima ancora fortemente rivolta al proprio passato; successivamente, tra il 1950-58, furono gli italiani Mario Giacomelli e Gianni Berengo Gardin che con amore e rispetto, riuscirono a svelare definitivamente, l’innegabile fiera bellezza di questo nobile luogo, interpretandone gli angoli, le pietre, gli scalini, le piazze, le fontane e naturalmente, gli uomini e le donne, soprattutto le inconfondibili donne di Scanno, dignitose vestali fasciate nel loro severo, quanto unico, abito quotidiano tradizionale. Le anziane, ultime rappresentanti di quegli storici scatti d’autore, con cadenzata voluta lentezza, si muovono per il paese ormai abituate a quelle curiose intrusioni, offrendosi generose e pacifiche, allo sguardo frettoloso delle macchine digitali del turista di passaggio. In questa epoca troppo veloce, il loro quieto incedere quasi regale, arricchisce sapientemente il già apprezzabile panorama locale; un incompreso quanto insperato “dono”, destinato probabilmente, ad estinguersi.

MR



 

Italia Mistica - di Maurilia Rendine

leggi gli altri articoli

torna alla home page