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Il suadente profumo di limone

di Maurilia Rendine

E’ certamente una delle più antiche repubbliche marinare e certamente, è anche un’apprezzabile meta per una escursione pasquale e non solo: Amalfi.

Testo di Maurilia Rendine

Per gli amanti della natura, difficile resistere all’indiscutibile fascino esercitato dalla visione della Costiera Amalfitana. Invasa pacificamente da frotte di turisti di tutto il mondo e di tutte le razze, attira giustamente per l’abbondanza di sole, mare, aria e frutti succulenti e appetitosi del suo territorio. Qui è di casa l’eterna primavera ed è piacevole crogiolarsi anche solamente in un indolente dolce far nulla. Ma è impossibile stare fermi e questo non solamente a causa dei meravigliosi tesori naturali, come già sottolineato, ma anche per l’esagerato numero di tesori che l’estro campano di questa terra baciata da Dio, è riuscita e ancora riesce, a produrre. Tra le tante perle che la caratterizzano, sicuramente un posto di preminenza, dovuto quanto meno all’importanza del blasonato retaggio marinaro, spetta senza ombra di dubbio ad Amalfi, una delle quattro leggendarie Repubbliche Marinare. L’origine di questo ameno luogo si barcamena, è proprio il caso di dirlo, tra tradizione e storia. Per quanto riguarda la prima come al solito si tramanda il racconto del solito Ercole, si sempre lui, il quale tra una fatica e l’altra oltre a coltivare l’innato talento dei viaggi organizzati attraversando in lungo e in largo, tutto il mondo allora conosciuto, pare fosse innamorato di una ninfa, la quale manco a dirlo si chiamava Amalfi. Sfortunatamente per lui, morì presto e per onorala decise di seppellirla nel “posto più bello del mondo” immortalandone il nome intitolandole ovviamente, anche la città che ivi costruì. La storia ovviamente, tramanda un’altra verità. Dopo la morte di Costantino, un gruppo di famiglie romane, imbarcatesi per Costantinopoli, fu travolta da una tempesta nel Golfo di Policastro. Qui fondarono un primo insediamento chiamato “Melphes”(Melfi); successivamente, risalendo verso il nord, diedero vita a un secondo, che inizialmente chiamarono A-Melphes. Le prime notizie certe risalgono al 533, allorquando dopo la guerra greco-gotica, Amalfi entrò a far parte del Ducato di Napoli. Presto raggiunse una interessante autonomia diventando intorno all’850, Repubblica, retta da due Prefetti annuali, poi da Giudici e infine da “Duchi Dogi”. Sulla loro elezione gravava formalmente il diritto di conferma dell’imperatore d’Oriente, ma in realtà si amministrava liberamente, con leggi, magistrati e monete proprie. Raggiunse l’apice della sua fortuna durante tutto il X secolo e l’inizio del XI e nel Mediterraneo occupava il posto che successivamente le fu tolto da Pisa e da Genova. Fu in assoluto un periodo aureo per cui arrivarono a scrivere di lei che “nessuna città era più ricca d’oro, d’argento e di stoffe di ogni sorta e che vi s’incontravano arabi, siculi, africani e persino indiani”. E’certamente in virtù di tale opulenza anche la consolidata affermazione delle sue consuetudini marinare grazie alla famosa “Tabula de Amalpha” il codice della navigazione in assoluto il più accreditato tra tutte le nazioni marinare dell’epoca. Esso regolamentava i rapporti fra padrone di nave e marinai e fra marinai e mercanti ed è certamente un testo assolutamente all’avanguardia e del quale oggi, è conservata una copia seicentesca nel Museo Civico. Dell’incredibile importanza della marineria restano parzialmente visibili ancora oggi, nonostante uno spaventoso maremoto del 1343 descritto dal Petrarca, una parte dell’immenso Cantiere Navale, dal quale uscivano le meravigliose navi dei maestri d’ascia dell’orgogliosa repubblica. Tutti sanno tra l’altro che proprio qui fu inventata la bussola, esempio di strumento di orientamento magnetico “a secco”, attribuendone la gloria al mitico Flavio Gioia vissuto agli inizi del XIV secolo, del quale sulla piazza antistante il mare troneggia una scultura di un artista cavese. In realtà pare accertato che quest’uomo non sia mai esistito e che l’errore sia dovuto ad una errata interpretazione da parte di alcuni scrittori rinascimentali del centro Italia. In ogni caso, un’antica tradizione locale si riferisce ad un altro Gioia, tal Giovanni, il solo autentico inventore. Amalfi in ogni caso non smette mai di stupire e lo fa raccontandoci un’altra delle più avvincenti storie del passato. Parliamo dei Cavalieri di Malta. E cosa hanno a che vedere con la città? Ebbene nel lontanissimo anno 1099, almeno un secolo prima dei più leggendari Cavalieri del Tempio, un monaco amalfitano, tal Gerardo Sasso o dé Sasso, fondò insieme ad altri nove confratelli conterranei, il primo tra gli ordini monastici operanti in Terra Santa, col preciso compito di dedicarsi alla cura dei pellegrini ammalati. Da qui il nome iniziale di Ospitalieri di S. Giovanni o Giovanniti, in quanto il nosocomio fu costruito accanto alle mura della chiesa dedicata al santo. Le vicissitudini storiche portarono l’ordine a modificare non soltanto il nome, da Ospitalieri o Giovanniti, in Cavalieri di Rodi prima e di Malta poi, ma sostanzialmente la propria iniziale natura di sola assistenza in quella non meno importante, di Ordine Militare. Non è un caso che lo SMOM, ovvero il Sovrano Militare Ordine di Malta, rappresenti ancora ai nostri giorni, un ben preciso ramo operativo/assistenziale dell’Esercito Italiano. La visita in Amalfi non può escluderne una allo splendido Chiostro Paradiso, al Duomo con la sua emblematica facciata, scalinata e campanile, famose icone di forte richiamo turistico e la Cripta, vero gioiello barocco datato 1600, realizzato tra l’altro con il contributo del re di Spagna, Filippo III. In questo luogo raffinato riposano i resti del primo discepolo di Gesù, Andrea, patrono della cittadina. Ma degne di essere citate, sono due altre ricchezze di Amalfi e della sua costiera, la Carta e il Limone. Già dal 1800, per i visitatori che hanno amato descrivere nei propri appunti di viaggio le bellezze di questo incantato territorio, il Vallone delle Ferriere era eletto a uno dei luoghi più affascinanti del Sud. Lasciando alle spalle la piazza del Duomo si risale per quella che era chiamata la Valle dei Mulini, in quanto lungo i torrenti Ceraso, Chiarito e Canneto, sorgevano e prosperavano numerosi mulini ad acqua necessari alla lavorazione e realizzazione della famosa Carta d’Amalfi, ricavata mediante la poltiglia di pezzi di stoffa. Oggi sono rimaste attive solo due cartiere a testimonianza dell’antico splendore, ma perfette per riproporre la storia di un’economia industriale d’altri tempi. Procedendo per la medesima strada si esce dall’abitato e così è possibile riconoscere i ruderi delle antiche Ferriere, per lo più ricoperte dalla vegetazione. Testimonianza della presenza degli impianti fin dal Medioevo, esse rimasero attive fino al 1800 sfruttando la parte ancora utilizzabile del canale che originariamente conteneva il tubo della tromba idroeolica. Per gli amanti delle escursioni è possibile proseguire fino ad arrivare alle cascate, immergendosi completamente nella vegetazione ricca di autentiche unicità flogistiche come la “Woodwardiana radicans” una felce termofila, emblema di quest’area dalla bellezza singolare. Un luogo adatto per posizione geografica e peculiarità fisico geologiche, a preservare associazioni vegetali quasi completamente scomparse dal continente europeo e ormai presenti solo nei paesi caldi a forte piovosità del sud-est asiatico. La pianta sopra citata è di per se stessa, un splendido esempio di flora preglaciale, individuata qui nel 1710. Oltre a questa definita come la “felce d’Amalfi” si trovano esempi di “Pteris vittata”, di “Pinguicola Hirtiflora”, sorta di piccola pianta carnivora, e di “Erica terminals”, la vegetazione arborea è costituita da ontani, a cui si associano essenze come la clematide, l’oppio, la Parnassia, la Sanicula, la Lingua cervina. Tra le specie animali, qui hanno trovato un habitat ideale: la Salamandrina dagli occhiali, il tritone italiano, l’orbettino, l’arvicola, la volpe, il gheppio e la piovana. La valle, per tale ricchezza, è Riserva naturale ed unica area protetta della Costiera. E veniamo per concludere al limone, del quale desidero approfondire la conoscenza non certo in quanto ricchezza fondamentale dell’economia del territorio, ma in quanto in assoluto, il mio frutto preferito, e non solo per il gusto e l’inconfondibile profumo, ma anche per la bellezza della forma, del suo colore e delle proprietà terapeutiche. Innanzi tutto, alcuni cenni storici. Ha origine in Estremo Oriente (India e Cina) dove nasce spontaneamente. Si pensava che gli antichi romani non lo conoscessero, ma nel 1951 fu fatta una scoperta archeologica decisiva. A Pompei, nel corso di alcuni scavi venne alla luce una casa denominata per la bellezza degli affreschi delle pareti, la Casa del Frutteto. Tra le varie piante riprodotte, anche il limone. Sia pure come rarità, questo frutto dorato fu trapiantato ed acclimatato in Campania già nel primo secolo dopo Cristo, prendendo come metro di misura temporale, l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Per una volta parliamo del continente Americano al contrario, in quanto il limone vi fu introdotto sempre dopo la scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, ma in questo caso furono i missionari spagnoli a introdurre la pianta nel nuovo mondo. La proprietà del limone consiste nel fiorire durante tutto l’anno, producendo frutti in tutte le stagioni, tranne che nei periodi più freddi. Già l’allievo di Aristotele, Teofrasto, il quale viene considerato il padre della fitoterapia, nelle sue opere raccomandava l’utilizzo del limone a scopo terapeutico. Anche Plinio ne parlò nei suoi trattati consigliandolo quale antidoto contro i veleni. Casualmente nel XV secolo se ne scoprì l’impiego nella cura dello scorbuto, malattia che imperversava tra gli equipaggi divulgandosi l’uso soprattutto nel nord Europa. Le navi che approdavano nel Mediterraneo si rifornivano di quantità di limoni pagandoli con merci pregiate se non addirittura, con l’oro. I frutti venivano rivenduti a prezzi altissimi nei paesi del Nord, dove erano considerati un prodotto di gran lusso. Ha comunque numerose proprietà medicamentose confermate dalla medicina contemporanea, primo fra tutti i componenti, la vitamina C. Potrà apparire strano, ma più che acidificante, il succo di limone è alcalinizzante ed antiacido gastrico, con interessanti proprietà toniche, antidiarroiche e diuretiche. Gli si attribuisce inoltre la proprietà di prevenire l’arteriosclerosi, ha benefici effetti sul sangue aiutandone la fluidificazione, sul fegato e sul pancreas; inoltre combatte l’ittero, l’insufficienza epatica e pancreatica, ostacola la formazione di calcoli biliari. Seguendo una ricetta particolare può essere ottimo contro i reumatismi, è un battericida e un antisettico, tra i più potenti. Per migliorare otiti e raffreddori, basta mettere alcune gocce nelle orecchie e nel naso, alcune volte al giorno. Gli è riconosciuta poi, una certa efficacia nella cura delle infiammazioni della gola, delle afte della bocca e nelle infiammazioni della lingua, anche se il solo pensarlo la fa indubbiamente storcere. Ovviamente, a differenza della maggioranza della frutta, è indicato per il trattamento del diabete. Ottimo per disinfettare, naturalmente insaporisce e rende più digeribile insalate, uova, carne e pesce. E pensare che si cominciò a usarlo in cucina solo nel XVIII secolo! Vale la pena di ricordare che è anche un buon tarmicida naturale: basta appendere negli armadi qualche sacchetto di tela contenente delle scorze di limoni per tenere lontani questi insetti. Ad Amalfi e praticamente per tutta la Costiera e non solo, il limone è coltivato nei caratteristici terrazzamenti o nelle limonaie recintate. A tutti è noto l’utilizzo del limone in pasticceria e gelateria e a parte la produzione di particolare frutti giganteschi confondibili con dei cedri, quello più famoso è lo “sfusato” amalfitano del quale si usa il succo, il frutto intero, i semi, la buccia e persino le foglie. Le proprietà riconosciute riguardano azioni antisettiche, azioni stimolanti il sistema immunitario, nelle attività antistress, nelle azioni protettive per fumatori, nelle terapie funzionali alla crescita e alla prevenzione della senescenza, nel potenziamento delle prestazioni sportive.

M.R.

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