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i viaggi d'archivio di Palladio

la Scarzuola

Una giornata in visita ad uno dei luoghi più curiosi d'Italia - domenica 8 maggio 2005
le immagini

La Scarzuola

Montegiove (TN)

 

Immersa nelle splendide campagne umbre, a pochi chilometri oltre il pittoresco borgo di Montegiove dominato dalla poderosa mole del castello Misciattelli, sorge ammantato da una selva di storici cipressi uno dei luoghi più fantastici d'Italia intera, la Scarzuola o Città Buzziana.

 

San Francesco d'Assisi fondò il Convento della Scarzuola nel 1218, vi piantò un alloro e una rosa e vi fece scaturire una fonte per la quale la gente ancora nutre molta devozione.

 

La proprietà deve il nome alla quantità di scarza, pianta palustre con la quale il Serafico si costruì una capanna.

 

Qui, nella chiesetta, è custodito un affresco della prima metà del XIII secolo, uno dei primi ritratti del Santo in levitazione.

 

Nel 1956 il complesso conventuale venne acquistato e restaurato dall'architetto Tomaso Buzzi (1900-1981), figura di spicco del '900 milanese, che dal 1958 al 1978 progettò ed edificò a fianco del convento la sua Città Ideale, concepita quale grandiosa ed onirica macchina teatrale.

 

La città buzziana comprende un insieme di 7 teatri .

Culmine della rappresentazione è la cosiddetta Acropoli, una vera montagna di edifici, vuota all'interno, di tanti scomparti come un termitaio, con una fittissima serie di unità affastellate, sovrapposte o montate l'una dentro l'altra.

 

Così gli archetipi affiorano, rivelando infinite prospettive.

 

Per il visitatore è come un viaggio iniziatico tra la città sacra (l'antico convento) e la città profana (le fabbriche del teatro sovraccariche di simboli e segreti, di riferimenti e di citazioni) atte ad unire il mondo visionario ed ultraterreno con quello storico e quotiidiano.

 

Lo stile che meglio interpreta l'opera di Buzzi è il neomanierismo, per l'uso di scale e scalette in tutte le direzioni, membrature architettoniche distorte, varietà di modi alla rustica, mostri, volute sproporzioni di alcune parti, statue verdi alla Arcimboldo.

 


Ma è individuabile anche un richiamo all'architettura di Caron e, con l'affastellamento di edifici e di monumenti, la citazione al surrealismo, un che di labirintico spinto all'eccesso, di evocativo, di sinuoso, di antropomorfico, di geometrico, di astronomico, di magico.

 

E' un itinerario dell'anima, ispirato al Sogno di Polifilo, il primo testo sui giardini, pubblicato nel Rinascimento (1499) e modello per tutti gli architetti dei secoli successivi.

 

Il progetto-sintesi di una vita è oggi proseguito, secondo i disegni di Buzzi, dall'erede Marco Solari.

 

Una visita che ha lasciato i numerosi Soci dell'Associazione Palladio incantati davanti a tanto artificio, fantasia, tenacia ed arte del costruire.