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| aprile / agosto 2005 | |
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gioielli del Chianti: geggiano, Pontignano e Brolio |
La villa di Geggiano, il castello Ricasoli di Brolio e la certosa di Pontignano costituiscono tre importanti modi di abitare la superba e famosa campagna toscana nell'area del Chianti. Una certosa, un castello ed una villa, strardinarie testimonianze dell'arte della fede, dell'arte dei giardini, dell'arte della difesa. L'Associazione Palladio ha organizzato un viaggio in programma per sabato 25 giugno 2005 per conoscere queste straordinarie testimonianze. |
Ti
ricordiamo che TUTTE le atività culturali pubblicate sono riservate
SOLO ED ESCLUSIVAMENTE AI SOLI DELL'ASSOCIAZIONE PALLADIO e che partecipare
E' SEMPRE OBBLIGATORIA LA PRENOTAZIONE. |
| sabato 25 giugno ore 7.00 ________________________________________ |
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| Villa di Geggiano |
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L'edificio, di proprietà della famiglia Bianchi Bandinelli fin dalla prima metà del XVI secolo, era originariamente un casolare che venne trasformato nel 1768 in una grande villa con cappella e giardino, in occasione del matrimonio di Anton Domenico Bianchi Bandinelli con Cecilia Chigi. Un lungo viale alberato, di cipressi nel primo tratto e di lecci nel secondo, termina al cancello d'ingresso, posto parallelamente al teatro di verzura, sul lato sud del giardino. La villa, a pianta rettangolare, si sviluppa su tre piani con una torre centrale che si eleva per un altro piano. Ai fianchi dell'edificio sono addossati due corpi, di cui quello a destra, contiene la cappella gentilizia, dedicata alla Madonna del Rosario. La facciata rivolta verso il giardino, al cui centro si apre un portone sormontato da un balcone, è ritmata da piatte lesene e cornici marcapiano. All'interno del giardino sono riconoscibili due zone: una antistante la villa nota come il "Piazzone", l'altra l'orto-giardino. La prima è impostata, rispetto alla facciata su un asse di simmetria, ai cui lati si trovano grandi aiuole a prato contornate da basse siepi di bosso, e si conclude, a sud, con il settecentesco teatro di verzura. Questo, leggermente sopraelevato è circondato da alte siepi di alloro e da un proscenio, composto da due arcate gemelle, sormontate da trionfali frontoni in cui sono inseriti gli stemmi delle famiglie Bianchi Bandinelli e Chigi Zondadari. Le arcate sono ornate da nicchie contenenti le statue della "Tragedia" e della "Commedia", scolpite dallo scultore maltese Bosio. Qui Vittorio Alfieri, alla fine del Settecento, recitò una delle sue tragedie. Tutto il giardino è cinto da un alto muro ove si aprono sei cancelli, fiancheggiati da monumentali pilastri coronati da vasi e statue di scimmiette in terracotta. Le aperture si trovano due a sud, ai lati del teatro, due ad ovest, per l'accesso all'orto, una ad est, verso la campagna e un'altra a nord, a fianco della villa. L'orto-giardino, che occupa una porzione quadrata di terreno ad ovest, culmina con una peschiera in muratura di forma semicircolare ed è organizzato secondo il tipo all'italiana, con geometriche aiuole disposte attorno ad un pozzo. |
| Certosa di Pontignano |
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Nel
1341 Bindo di Falcone, signore senese arricchito con i commerci fatti
soprattutto con il Papato, acquistava terre e beni nel "comunello"
di Pontignano e li donava ad un certosino di Aquitania, frate Amerigo,
per fabbricare un monastero da intitolare a San Pietro. Erano quelli
gli anni in cui l'ordine dei certosini si andava espandendo in Italia
e la toscana era una delle terre prescelte. Sorsero così diversi
monasteri,: primo fra tutti, quello di Maggiano fatto costruire dal
Cardinale Riccardo Petroni, cugino di Bindo di Falcone, nel 1314. Seguirono
le costruzioni della Certosa di Belriguardo, grazie al sostegno del
banchiere Niccolò Cinughi e quella appunto di Pontignano. Bindo
di Falcone che già aveva seguito i lavori di Maggiano, quale
esecutore testamentale del cugino Cardinale otteneva l'8 agosto del
1343 dal Vescovo l'autorizzazione ad innalzare la Certosa che prevedeva
la realizzazione di una chiesa oltre ai chiostri, alle celle e agli
edifici di servizio"ove potessero trovarvi dimora dodici padri,
tre conversi, e i servi". Nonostante l'affascinante progetto i
certosini erano restii ad andare a vivere a Pontignano: Messer Bindo
decise allora di pagare a Papa Clemente VI una ricca indulgenza a favore
dei dieci monaci che, andando a vivere e a morire nella nuova Certosa,
avrebbero avuti rimessi i peccati. Ultima sorta, quella di Pontignano
è l'unica Certosa che mantiene aspetto e tono originario da oasi
di pace. Le altre due, Maggiano e Belriguardo, furono infatti adibite
ad usi diversi da quelli originari. |
| Castello Ricasoli di Brolio |
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Il castello di Brolio è di origine longobarda, sebbene dell'antico fortilizio non rimanga oggi alcuna traccia ad eccezione della locazione. Il suo ruolo nella storia iniziò ad essere rilevante a partire dal XII° secolo, quando vi si insediò la potente famiglia dei Ricasoli da Cacchiano, ai quali ancora oggi appartiene.La sua posizione strategicamente fondamentale per il controllo della zona del Chianti ai margini dell'influenza fiorentina, quindi ai confini con il territorio senese, pose il castello al centro delle molte guerre di frontiera conseguenti a partire dal '300 fino alla metà del XVI° secolo. Siamo infatti nel cuore del territorio fiorentino della Lega del Chianti - formata dai terzieri di Radda, Castellina e Gaiole - da sempre ricca di presenze feudali e contesa aspramente fra le due grandi potenze sopracitate. Tutti i castelli della zona, sia da parte fiorentina che senese, furono sempre fortemente potenziati, tanto che si crearono due vere e proprie linee difensive contrapposte.
Il Palazzo Baronale con la cinta muraria interna. |