A pochi chilometri da Roma
l'Oasi di Porto offre, in una suggestiva cornice naturale, tracce
affascinanti del territorio in destra del Tevere, in prossimita' del
suo sbocco a mare e della cittadina di Fiumicino. L'elemento caratterizzante
l'Oasi di Porto e' l'antico bacino portuale fatto costruire dall'imperatore
Traiano , in sostituzione del preesistente Porto di Claudio, aperto
sul mare e non piu' utilizzabile per insabbiamento. Si tratta di un'opera
imponente, fondamentale per gli approvviggionamenti della Roma Imperiale,
dotata di tutte le strutture portuali (magazzini, darsena, ecc.) nonche'
di edifici civili e sacri. Dopo la caduta dell'Impero Romano e le
invasioni barbariche, il territorio nel periodo medioevale viene via
via invaso dalle acque che formarono estese paludi malariche. L'intervento
dei pontefici Pio II e Sisto IV non valse al risanamento, mentre alcune
famiglie patrizie romane, in epoche piu' recenti, tentarono tale impresa
(Panfilo di Pietro, Pallavicino) senza successo. Dopo l'acquisto della
tenuta da parte del principe Alessandro Torlonia (1856) la bonifica
e la colonizzazione del territorio furono finalmente attuati dal suo
seccessore principe Giovanni Torlonia, che opero' anche il recupero
delle testimonianze archeologiche in precedente stato di abbandono.
Il riscatto del territorio alla vita civile e produttiva porta l'attivita'
agricola dell' Agro Portuense a rivestire una posizione primaria nell'ambito
dell'economia provinciale e regionale dell'epoca. La famiglia Sforza
Cesarini, succeduta da oltre mezzo secolo nella proprieta' alla famiglia
Torlonia, ha costituito un apposito Consorzio per la salvaguardia
dei valori archeologici e naturalistici del luogo dando vita all'
Oasi di Porto (1993). L'Oasi si estende intorno al lago di Traiano,
un tempo Porto di Traiano, con i relativi edifici per lo stoccaggio
delle merci ( magazzini severiani ), per la manutenzione delle navi
(Darsena), per il collegamento al Tevere (fossa traianea). Il bacino,
di perfetta forma esagonale, esteso per per 33 ettari, rappresenta
oltreche' un'opera d'eccezionale valore storico, un fondamentale punto
di sosta privilegiato per gli uccelli migratori acquatici nelle loro
lunghe trasvolate tra le regioni mediterranee e quelle nord europee
ove avviene la nidificazione (migrazione primaverile) e viceversa
(migrazione autunnale). In particolare sono osservabili numerose specie
d'anatre, degli svassi, dei cormorani, dei gabbiani e delle rondini
di mare che in gran numero frequentano il lago ove sostano in tranquillita'
per periodi piu' o meno lunghi.
L'isola sacra
é un'isola artificiale che anticamente si chiamava insula portus
o portuensis. La necropoli é posta nel settore settentrionale
dell'isola dove furono rinvenute circa 150 tombe, al momento non tutte
accessibili al pubblico.
La tomba a camera costituisce la tipologia predominante di questa
area cimiteriale e tra le sepolture prevalgono quelle ad inumazione,
soprattutto a partire dal III sec. d.C., rispetto a quelle ad incenerazione.
Degne di rilievo sono la tomba n. 43 e n.100. Nella prima, di età
severiana, troviamo un mosaico che rappresenta il faro con due navi
e con l'iscrizione, in lingua greca, "qui cessa ogni dolore".
La tomba n. 100, che risale al 140 d.C. ca., apparteneva ai coniugi
Scribonia Attice e Marco Ulpio Amerimno i quali esercitavano la professione
medica: il marito era forse un chirurgo e la moglie un'ostetrica.
Da questa tomba provengono, infatti, due rilievi che ci testimoniano
l'attività professionale dei due coniugi. Nel primo vengono
rappresentati tre personaggi: una donna che sorregge la puerpera che
con le mani si sostiene ad una sedia mentre la levatrice, che distoglie
lo sguardo, assiste la partoriente. Nel secondo rilievo viene raffigurato
un chirurgo, il marito della levatrice, che medica la ferita o pratica
un salasso alla gamba di un paziente posta in una bacinella. La professione
del medico doveva essere molto praticata nella zona posta alle foci
del Tevere perché queste testimonianze sono confermate dai
ritrovamenti di numerosi strumenti chirurgici e da riferimenti letterari:
Galeno, probabilmente in contatto con i medici di Ostia, in riferimento
ad alcune malattie della spalla, parla che queste non erano state
riscontrate nella zona di Ostia .